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I cento anni della Radio, ma anche il ricordo di Sandro Pertini

Quando, nell’Ottobre del 1928, divenne un operatore radio resistente

“Compagni, fratelli, italiani, ascoltate. Un volontario italiano vi parla dalla Radio di Barcellona per portarvi il saluto delle migliaia di antifascisti italiani esuli che si battono nelle file dell’armata rivoluzionaria. Una colonna italiana combatte da tre mesi sul fronte di Aragona. Undici morti, venti feriti, la stima dei compagni spagnuoli: ecco la testimonianza del suo sacrificio.”. “[…]”.  (Carlo Rosselli “Oggi in Spagna, Domani in Italia”, Radio Barcellona, 13 Novembre 1936)

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“il Governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, […].  (inizio del Radiomessaggio sulla proclamazione dell’Armistizio, registrato negli Studi EIAR di Via Asiago in Roma e letto dal Maresciallo D’Italia Pietro Badoglio, Primo Ministro e Segretario di Stato, Mercoledì 8 Settembre 1943, alle ore 19,45)

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Le foglie volano”, “il maggiore con la barba”, “la gallina ha fatto l’uovo”, “la vacca non da latte”, “Elefante”, “Aldo dice 26×1” (Messaggi diretti ai Partigiani trasmessi da Radio Londra, negli anni 1943-1945)

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Quest’anno ricorre – ed è stato ricordato – il centenario della prima trasmissione Radio in Italia, avvenuta il 6 Ottobre del 1924. Quella trasmissione era sta resa possibile da un giovane inventore, Guglielmo Marconi (1824-1937) che esattamente 29 anni prima, nel 1895, aveva costruito la prima antenna verticale cosiddetta “a monopolo“ e lanciò  il primo messaggio telefraficosenza fili. Quella fu la dimostrazione che le onde elettromagnetiche potevano superare un ostacolo fisico. Ma la riprova della possibilità della trasmissione telegrafica senza fili arriverà il 12 Dicembre del 1901 quando il messaggio telegrafico inviato da Marconi riuscì a superare l’atlantico e ad essere ascoltato con chiarezza a molte centinaia di miglia di distanza.

«Un giorno sarà possibile mandare messaggi in ogni angolo della terra utilizzando una quantità così piccola di energia, che anche i costi saranno molto bassi». (GuglielmoMarconi, durante la cerimonia per la consegna del Premio Nobel per la Fisica, 10 Dicembre 1909)

In realtà, però, tutto era iniziato un paio di anni prima di quel primo esperimento che aveva spedito un messaggio oltre la collina che si ergeva nei pressi della Villa, Villa Griffone, dove da sempre abitava la sua famiglia; una Villa situata nei pressi di Bologna, in una località che oggi si chiama Sasso Marconi.

Infatti, nel 1893 il Fisico e Inventore serbo Nicola Tesla aveva presentato, a St. Louis nel Missouri, un apparecchio per la trasmissione senza fili suscitando – dicono le cronache – lo stupore dei presenti. Ma fu Guglielmo Marconi, tre anni dopo, in Inghilterra, ad aggiudicarsi il brevetto per la trasmissione senza fili dal quale nascerà la Radio, la cui prima trasmissione (di un brano musicale) avvenne nel 1916, negli Stati Uniti, grazie all’Imprenditore David Sarnoff (1891-1971).

A quell’apparecchio radiofonico – inizialmente nato solo ad uso domestico – lo scrittore, poeta e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht dedicherà la seguente poesia: “Tu cassettina che curai fuggendo / perché quelle tue valvole non mi andassero in pezzi /  di casa in nave e di nave in treno / perché i miei nemici mi parlassero / presso il mio letto e per il mio tormento / ultimo a notte e prima al primo chiaro / delle vittorie loro e della pena mia / non restarmi in silenzio tutt’a un tratto, promettimelo //”.

In Italia – come avete letto – la Radio iniziò a trasmettere il 6 Ottobre del 1924, con l’annuncio: che segue. E, sul finire degli anni ’20, nacque l’EIAR, Ente Italiano Audizioni Radiofoniche.

A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana, per il servizio delle radio audizioni circolari, il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli, che vi sta parlando, Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani, eseguirà Haydn dal quartetto “Opera 7”, I e II tempo”.

Durante il ventennio fascista la radio venne plasmata e modellata secondo l’ideologia propagandistica del regime mussoliniano, essendo impiegata con astuzia per cementare il consenso, per diffondere la retorica fascista. Mussolini comprese il potenziale di questo mezzo di trasmissione e lo utilizzò per veicolare la propaganda fascista in diverse occasioni, come con la trasmissione sulla “Battaglia del Grano“, del 10 Ottobre 1926 che fu l’occasione della sua prima comparsa in uno Studio dell’EIAR.

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Ma la Radio non fu un mezzo di trasmissione ad esclusivo vantaggio delle dittature – il fascismo e il nazismo – che in quegli anni si affermavano in Europa, perché anche i popoli che decisero di resistere a quelle dittature la utilizzarono, spesso con successo. Da quel momento la Radio diventa anche un mezzo di resistenza che unisce i combattenti sul campo e la popolazione civile dei territori occupati dai nazifascisti.

Famoso è il discorso tenuto il 13 Novembre del 1936 da Radio Barcellona da Carlo Rosselliesule antifascista e combattente repubblicano nelle Brigate Internazionali; discorso noto come “Oggi in Spagna Domani in Italia”

Oggi in Spagna Domani in Italia

“Compagni, fratelli, italiani, ascoltate. Un volontario italiano vi parla dalla Radio di Barcellona per portarvi il saluto delle migliaia di antifascisti italiani esuli che si battono nelle file dell’armata rivoluzionaria. Una colonna italiana combatte da tre mesi sul fronte di Aragona. Undici morti, venti feriti, la stima dei compagni spagnuoli: ecco la testimonianza del suo sacrificio.

Una seconda colonna italiana. formatasi in questi giorni, difende eroicamente Madrid. In tutti i reparti si trovano volontari italiani, uomini che avendo perduto la libertà nella propria terra, cominciano col riconquistarla in Ispagna, fucile alla mano. Giornalmente arrivano volontari italiani: dalla Francia, dal Belgio. dalla Svizzera, dalle lontane Americhe. Dovunque sono comunità italiane, si formano comitati per la Spagna proletaria. Anche dall’Italia oppressa partono volontari.

Nelle nostre file contiamo a decine i compagni che, a prezzo di mille pericoli, hanno varcato clandestinamente la frontiera. Accanto ai veterani dell’antifascismo lottano i Giovanissimi che hanno abbandonato l’università, la fabbrica e perfino la caserma. Hanno disertato la Guerra borghese per partecipare alla guerra rivoluzionaria. Ascoltate, italiani. E’ un volontario italiano che vi parla dalla Radio di Barcellona. Un secolo fa, l’Italia schiava taceva e fremeva sotto il tallone dell’Austria, del Borbone, dei Savoia, dei preti. Ogni sforzo di liberazione veniva spietatamente represso. Coloro che non erano in prigione, venivano costretti all’esilio.

Ma in esilio non rinunciarono alla lotta. Santarosa in Grecia, Garibaldi in America, Mazzini in Inghilterra, Pisacane in Francia, insieme a tanti altri, non potendo più lottare nel paese, lottarono per la libertà degli altri popoli, dimostrando al mondo che gli italiani erano degni di vivere liberi. Da quei sacrifici, da quegli esempi uscì consacrata la causa italiana. Gli italiani riacquistarono fiducia nelle loro forze. Oggi una nuova tirannia, assai più feroce ed umiliante dell’antica, ci opprime.

Non è più lo straniero che domina. Siamo noi che ci siamo lasciati mettere il piede sul collo da una minoranza faziosa, che utilizzando tutte le forze del privilegio tiene in ceppi la classe lavoratrice ed il pensiero italiani. Ogni sforzo sembra vano contro la massiccia armata dittatoriale. Ma noi non perdiamo la fede. Sappiamo che le dittature passano e che i popoli restano. La Spagna ce ne fornisce la palpitante riprova. Nessuno parla più di de Rivera. Nessuna parlerà più domani di Mussolini. E’ come nel Risorgimento, nell’ epoca più buia, quando quasi nessuno osava sperare, dall’estero vennero l’esempio e l’incitamento, cosi oggi noi siamo convinti che da questo sforzo modesto, ma virile dei volontari italiani, troverà alimento domani una possente volontà di riscatto. E’ con questa speranza segreta che siamo accorsi in Ispagna.

0ggi qui, domani in Italia. Fratelli, compagni italiani, ascoltate. E’ un volontario italiano che vi parla dalla Radio di Barcellona. Non prestate fede alle notizie bugiarde della stampa fascista, che dipinge i rivoluzionari spagnuoli come orde di pazzi sanguinari alla vigilia della sconfitta. La rivoluzione in Ispagna è trionfante. Penetra ogni giorno di più nel profondo della vita del popolo rinnovando istituiti, raddrizzando secolari ingiustizie.

Madrid non è caduta e non cadrà. Quando pareva in procinto di soccombere, una meravigliosa riscossa di popolo arginava l’invasione ed iniziava la controffensiva. Il motto della milizia rivoluzionaria che fino ad ora era “No pasaran” è diventato ” Pasaremos”,cioè non i fascisti, ma noi, i rivoluzionari, passeremo.

La Catalogna, Valencia, tutto il litorale mediterraneo, Bilbao e cento altre città, la zona più ricca, più evoluta e industriosa di Spagna sta solidamente in mano alle forze rivoluzionarie. Un ordine nuovo è nato, basato sulla libertà e la giustizia sociale. Nelle officine non comanda piùil padrone, ma la collettività, attraverso consigli di fabbrica e sindacati. Sui campi non trovate più il salariato costretto ad un estenuante lavoro nell’interesse altrui. Il contadino è padrone della terra che lavora, sotto il controllo dei municipii. Negli uffici, gli impiegati, i tecnici, non obbediscono più a una gerarchia di figli di papà, ma ad una nuova gerarchia fondata sulla capacità e la libera scelta.

Obbediscono, o meglio collaborano, perché≠ nella Spagna rivoluzionaria, e soprattutto nella Catalogna libertaria, le più audaci conquiste sociali si fanno rispettando la personalità dell’uomo e l’autonomia dei gruppi umani. Comunismo, si, ma libertario. Socializzazione delle grandi industrie e del grande commercio, ma non statolatria: la socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio è concepita come mezzo per liberare l’uomo da tutte le schiavitù. L’esperienza in corso in Ispagna è di straordinario interesse per tutti.

Qui, non dittatura, non economia da caserma, non rinnegamento dei valori culturali dell’Occidente, ma conciliazione delle più ardite riforme sociali con la libertà. Non un solo partito che, pretendendosi infallibile, sequestra la rivoluzione su un programma concreto e realista: anarchici, comunisti, socialisti, repubblicani collaborano alla direzione della cosa pubblica, al fronte, nella vita sociale. Quale insegnamento per noi italiani!

Fratelli, compagni italiani, ascoltate. Un volontario italiano vi parla dalla Radio di Barcellona per recarvi il saluto dei volontari italiani. Sull’altra sponda del Mediterraneo un mondo nuovo sta nascendo. E’ la riscossa antifascista che si inizia in Occidente. Dalla Spagna guadagnerà l’Europa. Arriverà innanzi tutto in Italia, cosi vicina alla Spagna per lingua, tradizioni, clima, costumi e tiranni. Arriverà perché la storia non si ferma, il progresso continua, le dittature sono delle parentesi nella vita dei popoli, quasi una sferza per imporre loro, dopo un periodo d’ inerzia e di abbandono, di riprendere in in mano il loro destino. Fratelli italiani che vivete nella prigione fascista, io vorrei che voi poteste, per un attimo almeno, tuffarvi nell’ atmosfera inebriante in cui vive da mesi, nonostante tutte le difficoltà, questo popolo meraviglioso.

Vorrei che poteste andare nelle officine per vedere con quale entusiasmo si produce per i compagni combattenti; vorrei che poteste percorrere le campagne e leggere sul viso dei contadini la fierezza di questa dignità nuova e soprattutto percorrere il fronte e parlare con i militi volontari. Il fascismo, non potendosi fidare dei soldati che passano in blocco alle nostre file, deve ricorrere ai mercenari di tutti i colori.

Invece,le caserme proletarie brulicano di una folla di giovani reclamanti le imperiali nell’Italia mussoliniana. E neppure crederete alla stampa fascista che dipinge la Catalogna, in maggioranza sindacalista anarchica, in preda al terrore e al disordine. L’anarchismo catalano è un socialismo costruttivo sensibile ai problemi di libertà e di cultura. Ogni giorno esso fornisce prove delle sue qualità realistiche.

Le riforme vengono compiute con metodo, senza seguire schemi preconcetti e tenendo sempre in conto l’esperienza. La migliore prova ci è data da Barcellona, dove, nonostante le difficoltà della guerra, la vita continua a svolgersi regolarmente e i servizi pubblici funzionano come e meglio di prima. Italiani che ascoltate la radio di Barcellona attenzione. I volontari italiani combattenti in Ispagna, nell’interesse, per l’ideale di un popolo intero che lotta per la sua libertà, vi chiedono di impedire che il fascismo prosegua nella sua opera criminale a favore di Franco e dei generali faziosi.

Tutti i Giorni areoplani forniti dal fascismo italiano e guidati da aviatori mercenari che disonorano il nostro paese, lanciano bombe contro città inermi, straziando donne e bambini. Tutti i giorni, proiettili italiani costruiti con mani italiane, trasportati da navi italiane, lanciati da cannoni italiani cadono nelle trincee dei lavoratori. Franco avrebbe già da tempo fallito, se non fosse stato per il possente aiuto fascista.

Quale vergogna per gli italiani sapere che il proprio governo, il governo di un popolo che fu un tempo all’avanguardia delle lotte per la libertà, tenta di assassinare la libertà del popolo spagnolo.

Che l’Italia proletaria si risvegli. Che la vergogna cessi. Dalle fabbriche, dai porti italiani non debbono più partire le armi omicide. Dove non sia possibile il boicottaggio aperto, si ricorra al boicottaggio segreto. Il popolo italiano non deve diventare il poliziotto d’Europa. Fratelli, compagni italiani, un volontario italiano vi parla dalla Radio di Barcellona, in nome di migliaia di combattenti italiani. Qui si combatte, si muore, ma anche si vince per la libertà e l’emancipazione di tutti i popoli. Aiutate, italiani, la rivoluzione spagnuola.

Impedite al fascismo di appoggiare i generali faziosi e fascisti. Raccogliete denari.E se per persecuzioni ripetute o per difficoltà insormontabili, non potete nel vostro centro combattere efficacemente la dittatura, accorrete a rinforzare le colonne dei volontari italiani in Ispagna. Quanto più presto vincerà la Spagna proletaria, e tanto più presto sorgerà per il popolo italiano il tempo della riscossa.”.

(Fonte:https://www.circolorossellimilano.org/MaterialePDF/oggi_in_spagna_domani_in_italia.pdf)

Altrettanto famosi sono i messaggi che Radio Londra lanciava ai partigiani combattenti, anche italiani, come “Aldo Dice 26X1”, il segnale dell’inizio dell’insurrezione nazionale del 25 Aprile 1945 e – qualche tempo prima – il messaggio, di una sola parola, “Elefante”, con il quale si annunciava la vicina liberazione della città di Roma da parte degli alleati, avvenuta poi il 4 Giugno del 1944.

Ma vanno anche ricordate – e lo fa Fulvia Alidori in un suo pezzo pubblicato il 22 Aprile del 2016 sul Mensile dell’ANPI NazionalePatria Indipendente – le trasmissioni del “Colonnello Buonasera” (al Secolo l’Ufficiale inglese Harold Stevens); quelle di Radio Bari e di Anton Giulio Majano, con il Programma “1944, L’Italia Combatte”; quelle di Radio Libertà a Callabiana, nel Biellese, che iniziava le trasmissioni con le prime dieci note del Canto Partigiano “Fischia il Vento”, seguita dal queste parole: «Qui Radio Libertà, libera voce dei volontari della libertà» e trasmetteva in contrapposizione alla fascista “Radio Baita” e quelle di Radio CO.RA, a Firenze, i cui componenti furono tutti massacrati dai nazifascisti. E ancora quelle di Radio Sardegna, che trasmetteva dalle grotte di Nuoro e Cagliari, della Radio Italiana in onda da Roma e di Palmiro Togliatti, il Compagno Ercoli, che parlava dai microfoni di Radio Milano-Libertà, incitando alla resistenza. 

(https://www.patriaindipendente.it/servizi/aldo-dice-26×1-e-il-soffio-ribelle-della-radio/).

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Ma, nel panorama delle trasmissioni radio come forma di resistenza al nazifascismo, mai viene citato un episodio che ha visto protagonista, oltre alla radio, Sandro Pertini, all’Anagrafe Alessandro Giuseppe Antonio, quando era esule antifascista in Francia il quale – con l’alias di Jean Gavin – attraverso una radio clandestina teneva i contatti con gli antifascisti attivi in Italia, trasmettendo e ricevendo notizie e informazioni, utili alla resistenza.

Lo stesso Sandro Pertini che poi – rientrato in Italia – soffrirà il confino e il carcere, fino alla sua rocambolesca fuga dal Carcere romano di Regina Coeli, con Giuseppe Saragat e alcuni altri loro compagni di lotta. Lo stesso Sandro Pertini che, entrato in clandestinità dopo quella fuga romana – con il nome di battaglia di “Sandro” – diffonderà, nei giorni dell’Insurrezione nazionale, il messaggio noto come “Arrendersi o Perire

Arrendersi o Perire

“Cittadini, lavoratori! sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire ”

Lo stesso Sandro Pertini che decreterà – come componente per il PSI e dirigente del ristretto Comitato  Militare del CNLAI, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, la condanna a morte di Benito Mussolini. Condanna eseguita dai Partigiani della 52^ Brigata Garibaldina “Luigi Clerici”, del Comandante Pier Luigi Bellini Delle Stelle (Pedro) che avevano arrestato il duce, fuggiasco in Svizzera, e lo fucileranno agli ordini di Walter Audisio, “Colonnello Valerio”, all’uopo inviato a Dongo dal CNLAI, in località Giulino di Mezzegra (Como), il 28 Aprile del ’45. Lo stesso Sandro Pertini che, dopo una lunga permanenza in Parlamento iniziata nel dopoguerra, diventerà, dal 1978 al 1985, Presidente della Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza.

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Per conoscere questo episodio ricorriamo ancora al nostro Mensile, Patria Indipendente ed esattamente al suo ultimo Numero sul quale, con il pezzo che trovate sotto riprodotto integralmente, Antonio Camuso, dell’Archivio Storico Benedetto Petrone- APS, ce lo racconta con dovizia di particolari.

Quando l’esule Pertini trasmetteva da una stazione radio non autorizzata

di Antonio Camuso

 Cento anni fa, il 6 ottobre 1924, in Italia iniziavano i primi programmi radiofonici. Il giovane avvocato, futuro partigiano e presidente della Repubblica, fuoriuscito in Francia, riuscì a utilizzare il nuovo mezzo per comunicare in codice Morse con gli antifascisti in Patria. Non avendo però i permessi richiesti oltralpe, dopo una soffiata venne arrestato e processato. L’arriga difensiva diverrà una durissima denuncia della negazione di ogni libertà imposta dal regime fascista. E i giudici…

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Il 6 ottobre 1924, esattamente 100 anni fa, in Italia nasceva il servizio di radiodiffusione pubblica. Con il primo programma dalla stazione di San Filippo a Roma, la Radio di Stato — l’Uri, che tre anni dopo diverrà Eiar — iniziava a muovere i primi passi nel campo della radiofonia, con il sostegno dell’allora ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano, esponente di spicco del Partito Nazionale Fascista, e le sollecitazioni di eminenti radiotecnici e del nascente settore industriale della radiofonia.

Dalle prime trasmissioni sperimentali del 1924, e un limitato numero di ascoltatori, ben presto la “Radio” divenne un fenomeno che coinvolse sempre più larghi strati di popolazione, ma paradossalmente la crescita dell’audience dell’Eiar, andò di pari passo con il consolidamento del controllo del fascismo su ogni attività culturale, ricreativa, sociale e produttiva della società italiana, inclusi i media.

La radio divenne uno dei mezzi di persuasione più efficaci dell’opinione pubblica, grazie alla sua capacità di entrare nelle case, nelle scuole, negli uffici, nelle fabbriche, nelle caserme, offrendo l’immagine modernista, popolare e rivoluzionaria che il fascismo voleva dare di sé. Canzonette e ballabili erano mandate in onda per addolcire e ottundere le menti degli italiani, e far loro dimenticare le nefandezze di cui si macchiava il regime nei confronti degli oppositori: le aggressioni delle squadracce, la chiusura dei giornali di opposizione, la messa al bando di tutti i partiti, il carcere per dirigenti e militanti antifascisti, costretti in tanti alla via dell’esilio.

Tra coloro che trovarono rifugio in Francia, c’era un giovane avvocato, Alessandro Pertini, originario di Savona, dalle idee socialiste e salito agli onori delle cronache per esser riuscito a beffare la polizia fascista facendo espatriare, con un motoscafo, un gruppo di noti antifascisti, tra cui Turati, Parri, Rosselli. Nonostante fosse costretto a mantenersi per vivere, facendo il lavoro di muratore e imbianchino, dormendo in umili pensioni di Nizza, questo giovane ribelle, dal temperamento vulcanico, intraprese un ambizioso progetto, avendo ben chiara l’importanza dei mezzi di comunicazione di massa e del ruolo della radio.

Una vicenda poco conosciuta, quella del futuro Presidente della Repubblica, radioperatore clandestino e aspirante speaker radiofonico, della quale si trovano tracce negli Archivi di Stato francesi e italiani, nonché nel libro “Pertini, sei condanne e due evasioni”.

Jean Gauvin, alias Sandro Pertini

 Nell’ottobre del 1928, a soli quattro anni dalla inaugurazione del primo trasmettitore radiofonico dell’Eiar, il giovane esiliato Sandro Pertini, preso in affitto un villino isolato nel comune di Eze superiore e, con l’aiuto di un ingegnere polacco e di Roberto Arturo Lucchetti entrambi esuli, impiantò una stazione radiotelegrafica, con cui comunicare con gli antifascisti restati in Italia.

A trovare i fondi per quest’ardito e innovativo progetto fu lo stesso Pertini con la vendita di un appezzamento di terreno e una piccola casa avuti in eredità, che gli aveva procurato 20.000 franchi. Una vendita riuscita grazie all’avvocato Giacomo Rolla, già suo difensore nel processo per l’espatrio di Filippo Turati e la complicità della madre, che fu condannata, in seguito alla revoca del passaporto per aver aggirato la legislazione fascista, che imponeva l’esproprio dei beni dei fuoriusciti.

La piccola villetta era sita sulle colline sovrastanti Nizza in un luogo appartato, seminascosto dalla vegetazione, difficile da identificare come sede di una radio clandestina, e ufficialmente affittata dal proprietario, lo stesso Lucchetti, a Pertini per “incontri amorosi”.

Radiotrasmissioni che per circa sei mesi permisero, a detta della stessa polizia segreta fascista, alla Concentrazione antifascista di ricevere notizie dagli oppositori al Regime operanti in Italia e comunicare con loro. Uno smacco per chi pensava che l’olio di ricino, il carcere, le delazioni degli infiltrati potessero far tacere il dissenso, anche se, purtroppo, fu a causa di una delazione che queste trasmissioni clandestine dovettero cessare.

Grazie ad una “soffiata”, fu informata la polizia francese che un certo Jean Gauvin, alias Sandro Pertini, che da lunedì al venerdì lavorava a Nizza come muratore, trascorreva a Eze il sabato e la domenica, operando di notte con una stazione radiotelegrafica non autorizzata, collegandosi con l’estero.

Da qui, l’arresto di Pertini e dei suoi complici, tutti imputati di un reato passibile di cinque anni di carcere e il conseguente processo, che provocò la mobilitazione dei partiti di sinistra francesi, nonché della Concentrazione Antifascista, che radunava l’opposizione italiana in esilio.

Attraverso le carte processuali depositate negli archivi di Stato francesi, possiamo leggere la superba arringa difensiva del noto avvocato Jose Bonifacio, ma anche dell’autodifesa di Sandro Pertini, trasformatisi in una durissima denuncia sulla negazione di ogni libertà imposta dal regime fascista a tutti gli italiani, compresa quella degli oppositori al fascismo, costretti all’esilio, di non poter comunicare con i propri parenti rimasti in Italia. Un’opinione, quest’ultima, silenziosamente condivisa dallo stesso pubblico ministero francese che, rinunziando alla sua arringa, permise a Pertini di uscire dal carcere immediatamente, condannato a un mese di pena con il beneficio della condizionale.

Dalla corrispondenza tra il console italiano e il ministero dell’Interno fascista, sorgono particolari interessanti sui modi di comunicazione tra la rete antifascista clandestina operante in Italia e gli esuli italiani, quali ad esempio l’uso di un particolare sistema di cifratura dei messaggi.

 Rapporto del console generale italiano dì Nizza Inviato al ministro dell’Interno l’11 ottobre 1928: «Questo Pertini emetteva delle notizie sulla situazione dei fuorusciti in Francia e riceveva notizie sulla situazione degli antifascisti ancora residenti in Italia, notizie che poi trasmetteva alla concentrazione antifascista di Parigi che giudicava se pubblicarle sui giornali antifascisti o meno. La stazione che era nascosta in una villa ad Eze, villa chiamata “Rifugio Mati” (ma che invece fra gli antifascisti era nota come “Caprera” o come “Matteotti”, ndr), funzionava dal maggio scorso ed era sempre il Pertini che faceva da operatore, aiutato di tanto in tanto dallo scrittore antifascista Montasini che risiede quasi sempre a Nizza».

Le trasmissioni e le ricezioni erano realizzate per mezzo di un codice abituale Morse nel quale tutte le composizioni delle parole erano invertite, codice che fu già usato dai socialisti in Italia durante le lotte politiche del 1921 e 1922. Le trasmissioni avvenivano il sabato e la domenica, poiché la mattina del lunedì Pertini doveva essere a Nizza per riprendere il lavoro di peintre en bàtiment.

Gli accorgimenti tecnici

Singolare e avveniristica la rete a maglia installata in Italia che faceva capo agli antifascisti di Nervi Ligure, dotatisi di efficaci apparati ricetrasmittenti; dall’epistolario tra il console italiano a Nizza e la Polizia fascista emergono su di essa particolari interessanti, come l’uso di una trasmittente operante in onde medie sulla lunghezza d’onda di 343 metri, le cui emissioni erano finalizzate a raggiungere gli altri posti radio in ascolto in Italia.

Una decisione presa, probabilmente, per far sì che chi attendeva notizie dagli esuli in Francia, potesse ascoltarle utilizzando dei normali ricevitori commerciali e che la sintonia fosse facilitata nella ricerca poiché il segnale clandestino si trovava nella scala parlante, tra la frequenza dell’Eiar di Napoli (Ina) operante sui 333 metri di l.o. e quella ancora sperimentale di Torino di 280 metri. Un’anticipazione, quest’ultima, di quella guerra psicologica delle onde radio che, nel secondo conflitto La scelta del metodo di trasmissione in Morse, con l’utilizzo del tasto telegrafico e senza fonia, fu chiaramente imposta ai “pirati” della Radio dell’epoca, Sandro Pertini e compagni, dallamondiale, ebbe come icona il” dum dum dum dum” di Radio Londra.

La scelta del metodo di trasmissione in Morse, con l’utilizzo del tasto telegrafico e senza fonia, fu chiaramente imposta ai “pirati” della Radio dell’epoca, Sandro Pertini e compagni, dalla necessità di esser ricevibili in Liguria, utilizzando un trasmettitore di limitata potenza e funzionante a batterie. Soluzione, quest’ultima, ripresa 15 anni dopo, nella Resistenza, dalle “Secret Radio” utilizzate per collegare partigiani e Alleati, quali la inglese B-2 MKIII o l’americana SSR-1/T-1, trasportabili in una comune valigia.

Concludendo non possiamo non ricordare la vicenda di Radio Bari la cui trasmittente fu inaugurata dall’Eiar e dal Partito Fascista, il 7 settembre del 1932, in occasione dell’apertura della Fiera del Levante. Essa, esattamente 11 anni dopo, il 9 settembre 1943 fu salvata dalla distruzione tedesca, grazie all’insurrezione popolare guidata dal generale Bellomo e pochi mesi dopo, da quella stazione radio, iniziarono le trasmissioni di “Italia Combatte” incitanti alla lotta di Liberazione contro il nazifascismo.

Che si concluderà il 25 aprile 1945 con un’altra insurrezione, lanciata dal proclama “Arrendersi o perire” di Clnai e Cvl diffuso dai microfoni di Radio Milano Liberata proprio dalla voce di Pertini.

 Antonio Camuso, Archivio Storico Benedetto Petrone-APS

 Fonte: https://www.patriaindipendente.it/servizi/quando-lesule-pertini-trasmetteva-da-una-stazione-radio-non-autorizzata/ 

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