

La mostra era stata aperta al pubblico l’11 ottobre del 2007
L’undici ottobre dello scorso anno, a quasi mezzo secolo dalla grande mostra della Galleria Nazionale, sono tornati a Roma i “Macchiaioli”. Quasi ideale seguito della mostra dedicata a De Nittis (che insieme a Cecioni fondò una scuola di paesaggio fondata proprio sui principi della loro poetica), i “Macchiaioli” saranno ospitati nella stessa suggestiva cornice del Chiostro del Bramante fino al tre febbraio prossimo.
I “Macchiaioli”, ci ricordano i manuali di storia dell’arte, rappresentano il più importante movimento pittorico italiano dell’Ottocento e una delle più originali avanguardie europee. In essi alcuni critici scorgono ancora i precursori dell’impressionismo, altri solo un fenomeno che si limita a preannunciarlo. Nel clima culturale risorgimentale la loro pittura è, comunque, la sola tendenza figurativa che, richiamandoci a Gramsci, potremmo definire nazional-popolare.
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Toscani doc o d’adozione e reduci quasi tutti dalle rivolte del ’48, fautori di una pittura non accademica, seguono con interesse quel processo di democratizzazione delle arti figurative inaugurato da Corot e a dai pittori della scuola paesaggistica di Barbizon. Loro finalità: rinnovare i modi espressivi e i contenuti dell’arte italiana per dare al nuovo stato unitario una pittura “nazionale” capace di rapportarsi al sentimento dell’epoca contemporanea e alle istanze di rinnovamento auspicate dalle nuove generazioni. Non a caso, in politica, il movimento guarda con favore ai principi di libertà e di uguaglianza sociale propugnati da Proudhon.
Il percorso della mostra, curata da Francesca Dini, propone un itinerario di centoventi opere articolato in otto sezioni tematiche. Le ultime tre, monografiche, sono dedicate ai capiscuola Fattori, Signorini e Lega.
In esposizione i dipinti di quasi tutti gli appartenenti al “gruppo” del Caffè Michelangelo di Firenze, mitico ritrovo dei “Macchiaioli” fin dal 1855. Dalle “Filatrici” di Cabianca alle “Lezioni di pianoforte” di D’Ancona e alle “Cucitrici di camicie rosse” di Borrani; dai “Carri e bovi della Maremma” di Abbati ai “Ladruncoli di fichi” di Sernesi, fino ai dipinti di Banti, Martelli, Di Tivoli.
Dei capiscuola non mancano opere famose come la “Marcatura dei cavalli in Maremma” o i “Giovani pescatori” di Fattori, e nemmeno i “Pascoli a Castiglioncello” di Signorini o la (ingiustamente) meno nota “Educazione al lavoro” di Lega.
Come si vede, non solo i paesaggi delle campagne toscane o le marine che, in modo riduttivo, hanno reso famosa la scuola dei “Macchiaioli”, ma anche scene di lavoro, scorci di vita familiare, ritratti.
La mostra, organizzata con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, si potrà visitare tutti i giorni dalle 10 alle 20 (sabato fino alle 22 e domenica fino alle 21), tranne il lunedì.
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