I rom dei 20 campi autorizzati “pronti a collaborare con le istituzioni e a isolare i delinquenti”

Moduli abitativi per le famiglie,il coordinamento per l’orientamento al lavoro, un ambulatorio di medici, piccoli laboratori artigianali e depositi della raccolta differenziata: sono alcuni punti del progetto dei nomadi
di C.T. - 29 Maggio 2008

Uniti al di là delle diverse etnie e nazionalità, i rom dei 20 campi nomadi autorizzati si impegnano a emarginare i delinquenti e a collaborare con le istituzioni.

Questa la proposta che alcuni delegati rom hanno presentato il 28 maggio 2008 al sindaco Alemanno per evitare che le loro sorti vengano decise da altri.

Moduli abitativi che potrebbero diventare abitazioni definitive per le famiglie, un punto di coordinamento per l’orientamento al lavoro, un ambulatorio di medici volontari per l’emergenza sanitaria, piccoli laboratori artigianali e depositi della raccolta differenziata in collaborazione con l’Ama: sono questi alcuni punti del progetto dei nomadi.

“Al Casilino 900 – ha ricordato Naio Adzovic, portavoce del campo – c’è gente che lavora e che vuole integrarsi, avere una casa, dei documenti e una vita normale. Non è giusto che sia giudicata male un’intera popolazione per colpa di una minoranza che delinque, con cui noi non vogliamo avere nulla a che fare.”

Si sono riuniti i rappresentanti dei campi Salviati 1 e 2, Castel Romano, Salone, Candoni (Magliana), Gordiani e le associazioni Capodarco e Ermes; al loro fianco il gruppo Stalker dell’università Roma Tre, il Cesv, Centro Servizi per il volontariato, e di alcuni rappresentanti della Commissione europea.

Tra gli altri ad esprimere solidarietà al popolo rom ci sono anche il rabbino Di Segni, Massimo Converso, presidente dell’Opera Nomadi di Roma, Sveva Belviso, assessore alle politiche sociali del Comune, che il 27 maggio hanno fatto visita al campo nomadi di via Candoni alla Magliana.

“I bambini devono andare a scuola – ha detto la Belviso – e non a mendicare nelle strade. Proporrò a Laura Marsilio, assessore alla scuola del Comune, di fare una sorta di monitoraggio per censire i bambini rom che vanno effettivamente a scuola. Se si vogliono diritti, si devono avere anche dei doveri.”


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