

La Questura sceglie il profilo basso per tutelare la piazza, ma la frangia violenta cerca lo scontro con i blindati. La Digos spulcia i filmati per dare un nome ai responsabili
La giornata si è aperta fin dalle prime ore della mattina con i concentramenti spontanei davanti a diversi istituti scolastici romani, per poi convergere in un’unica ed imponente marea giovanile all’ombra del Colosseo.
L’intero percorso della protesta è stato scortato dalle forze dell’ordine con una gestione dell’ordine pubblico improntata al “low profile”, studiata per garantire ampi spazi di agibilità democratica e libertà d’espressione agli studenti.
Tuttavia, la situazione ha registrato momenti di forte attrito una volta raggiunti i cancelli del dicastero guidato da Giuseppe Valditara.
Un ristretto manipolo di manifestanti con il volto coperto si è staccato dalla testa del corteo per cercare lo scontro diretto con il dispositivo di protezione:
Lanci d’oggetti e bombe carta: All’indirizzo degli agenti in tenuta antisommossa sono state scagliate bottiglie di vetro, petardi ad alto potenziale e fumogeni.
Estintori contro i cordoni: Alcuni componenti del gruppo hanno azionato gli estintori scaricando la polvere chimica a gittata fitta contro la linea di difesa della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri.
Nonostante l’azione di disturbo della frangia violenta, la strategia di contenimento ha tenuto, evitando che la situazione degenerasse in cariche d’alleggerimento nel cuore di Trastevere.
Nel corso della tarda mattinata, una volta rientrata la fase più acuta della protesta davanti al Ministero, il corteo è stato instradato e autorizzato a proseguire la marcia in direzione degli spazi della Città dell’Altra Economia al Testaccio. Qui i partecipanti si sono riuniti in un’assemblea di confronto che ha decretato la fine della manifestazione.
Restano ora aperte le indagini per identificare gli autori dei disordini: gli specialisti della Polizia Scientifica hanno documentato e filmato passo passo ogni singola intemperanza.
I fotogrammi e i filmati in alta definizione sono stati depositati presso gli uffici della Digos, che ha già avviato l’analisi del materiale per attribuire le singole responsabilità penali e denunciare i responsabili per violenza e resistenza a pubblico ufficiale.
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