Il difficile esproprio del Parco della Caffarella

Ritardi nella procedura di acquisizione rischiano di riconsegnare il terreno agli ex proprietari

Ieri il Parco di Tor Marancia, oggi la Caffarella. Cambia la geografia ma la rabbia dei cittadini impegnati nella lotta per  la conservazione dell’ambiente è sempre la stessa. Che succede alla Caffarella? I centomila e più ettari del Parco che, come è noto, fa parte del Parco regionale dell’Appia Antica, sono sottoposti a procedimento di esproprio fin dal marzo 1997. Ma la parte di terreno espropriata con ordinanza sindacale del 3 marzo 2005, per l’esattezza 40 ettari e alcuni casali tra cui quello rinascimentale della Vaccareccia, attende ancora oggi l’immissione in possesso da parte del comune di Roma. Tale inerzia, sostengono con preoccupazione i rappresentanti del Comitato per il Parco, i cittadini del IX e del confinante XI Municipio, rischia di comprometterne la definitiva acquisizione. Infatti, se la procedura di esproprio non si concluderà entro due anni (cioè entro il prossimo 3 marzo) il terreno ritornerà agli ex proprietari. Pura inefficienza o calcolato disegno? Il dubbio è alimentato da alcune voci  (raccolte anche da noi) che circolano con insistenza nel territorio del IX Municipio e secondo le quali la causa del ritardo sarebbe dovuta ad una trattativa per retrocedere il casale della Vaccareccia e le aree circostanti alla vecchia proprietà, la Fondazione Gerini, al fine di rilanciare un  progetto di privati.

Che l’esproprio del casale della Vaccareccia sia fondamentale per l’assetto del Parco è cosa risaputa. Lo sosteneva con forza anche Antonio Cederna che, quale presidente del Parco dell’Appia Antica, pose come condizione per sottoscrivere l’Accordo di Programma che approvava il Piano di Utilizzazione della Caffarella, l’inserimento del casale nel primo perimetro di esproprio (quello finanziato dalla legge per Roma capitale).

I cittadini e il Comitato per il Parco della Caffarella, sempre molto vigili e attivi in questi anni nella non facile difesa della valle, stanchi di rivolgere i loro appelli ai Municipi interessati (il IX e parzialmente l’XI), si domandano cosa stiano facendo i dipartimenti comunali al Patrimonio e all’Ambiente. Anche perché, parliamo chiaro, in tale materia le ex Circoscrizioni di voce in capitolo ne hanno poca. E’ fatto comunque imbarazzante per due presidenti eletti nelle liste di Rifondazione comunista (Fantino e Catarci) spiegare ai cittadini dei loro Municipi la politica dell’Amministrazione comunale in questa vicenda. Intanto, il Municipio XI, mediante una risoluzione,  ha dato mandato al Presidente di compiere tutti gli atti affinché i terreni e i casali siano immediatamente messi a disposizione dei cittadini e dei visitatori del parco, secondo le indicazioni del Piano di utilizzazione della Caffarella. Una risposta sicuramente forte, contenuta in un atto politico oltre il quale l’entità municipale non può andare.

Da parte sua il IX Municipio ha organizzato un convegno per il prossimo 21 febbraio presso il teatro don Orione.  Tema (non poteva essere diverso): “Quale futuro per il parco della Caffarella?”. Vi prenderanno parte gli assessori regionali Rodano (Cultura), Nieri (Bilancio),  Zaratti (Ambiente); gli assessori comunali Minelli (Patrimonio) e Esposito (Ambiente); i presidenti del Municipio IX (Fantino), X (Medici) e XI (Catarci); rappresentanti della Soprintendenza archeologica, dell’Ente Parco più le varie associazioni dei cittadini. Insomma, tutte le istituzioni e gli organismi coinvolti, compresi quelli che hanno il potere di decidere.

Staremo a vedere. 

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