Il Generale dei Briganti, fiction di Rai Uno in onda il 12 e il 13 febbraio

di Elisabetta Ruffolo - 11 Febbraio 2012

 “In questa terra se perdoni continui a pagare” lo dice Carmine Crocco, interpretato da Daniele Liotti, brigante lucano che nel 1860 aiutò i garibaldini a liberare la Basilicata, sua terra d’origine, dal giogo borbonico in cambio della promessa di libertà e di riscatto sociale.

“Il Generale dei Briganti” è la miniserie (in onda su Rai uno, il 12 e il 13 febbraio) dedicata alla figura leggendaria di Carmine Crocco, povero pastore lucano, arruolato nell’esercito borbonico per sottrarsi alla fame. Tornato a casa da Napoli, a Rionero del Vulture, per sposare l’amata Nennella (Raffaella Rea) la trova che sta per sposare lo scrivano Antonio (David Coco) che nel leggerle le lettere che Carmine le scriveva, l’aveva ingannata dicendole che Carmine non l’amava più e le chiedeva di dimenticarlo.
Al rientro nella casa paterna, Carmine trova la sorella Rosina (Larissa Volpentesta) sfregiata da uno spasimante. E’ stato il figlio del conte Guarino (Massimo Dapporto). Carmine lo affronta e lo uccide, così è costretto alla macchia per evitare la ritorsione e la condanna a morte. Diventa brigante e rincontra il medico Mariano (Danilo Brugia) che a Napoli sta curando la madre ricoverata in un manicomio a causa di uno sciock subito per colpa del conte Guarino. Mariano è innamorato della figlia del conte Guarino, Giuseppina (Christiane Filangieri).
Carmine viene convinto alla causa unitaria. In cambio avrà il perdono una volta fatta l’unità e cacciati i Borboni. A Mariano lo ha promesso Garibaldi. Dopo quattro anni i due si ritrovano per una resa dei conti mortale. L’amicizia si è spezzata, emerge una volontà di vendetta per un presunto reciproco tradimento, entrambi sono pronti per un appuntamento finale.

La fiction, che ha la regia di Paolo Poeti, è stata girata esclusivamente in Italia, nel Meridione e nei luoghi dove si sono svolti i fatti.
E’ uno sguardo all’unità d’Italia visto con gli occhi di un contadino che si dà al brigantaggio.
E’ anche la storia di un repubblicano – mazziniano che chiama Mariano.
L’incontro scontro tra i due segna il confine tra lo Stato unitario e la delusione della mancata formazione di uno Stato Repubblicano, ma soprattutto la delusione per la mancata rivalsa del Meridione da parte di quegli uomini e quelle donne che hanno combattuto per un ideale e poi ne sono stati esclusi.

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Il brigantaggio fu una guerriglia contadina. Il loro problema era la sopravvivenza giorno per giorno.
Ci si chiede se questa vicenda sia vera o supposta. La verità è soggettiva, è tale se chi l’afferma è onesto con se stesso.

Fulcro della vicenda è anche l’amicizia tradita, l’amore contrastato, temi universali che vanno bene sempre.
Un tuffo nel passato ci aiuta a capire chi siamo.

Carmine Crocco fu un eroe o un bandito criminale? Scenicamente viene rappresentato come un uomo che viene dal popolo, intelligente, capace di leggere e scrivere, cosa che allora nessuno del popolo sapeva fare. E’ animato dal grande desiderio di restituire dignità umana a chi era stata tolta. E’ un uomo che dice no che rompe gli schemi. La conquista della libertà deve passare da un bene comune. E’ un uomo capace di amare. “Quanto mi manchi Nennella mia… la femmina è la madre, la femmina è la moglie, la femmina è la vita”.
Nennella non è solo d’appoggio alla rivoluzione dei briganti ma la fa in prima linea.

Nel cast anche Fabio Troiano nel ruolo di Ninco Nanco, capo dei briganti e Marco Leonardi (il brigante Rocco). Massimo Bonetti, interpreta Francesco Crocco, padre di Carmine.


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