Il giulivo erbario di Giulia. La borragine

Le proprietà medicamentose, l'impiego terapeutico e in cosmesi, in cucina
di Giulia Gasparrini - 11 Dicembre 2014

Originaria del bacino del mediterraneo – Spagna e Africa del nord – la Borragine, o Borrana, nomi comuni della Borago officinalis, è una pianta annuale che cresce spontaneamente quasi ovunque, soprattutto in Europa e in America centrale, in terreni soleggiati ma anche lungo i fossi e i margini rocciosi delle strade, che in primavera inoltrata si colorano come per magia di un indaco molto acceso. E’ questa la sfumatura del suo piccolo fiore pendulo a forma di stella – eccetto alcune varietà meno diffuse che presentano fiori bianchi o rosa – ed è certamente il tratto distintivo di questa rustica e benefica pianta selvatica dalle innumerevoli risorse, sia culinarie che terapeutiche.

Anche la sua foglia ovata è particolare alla vista, come pure al tatto e al gusto: ricoperta da una fitta peluria argentea e ispida che riveste anche il fusto (il nome della pianta deriva infatti dal latino borra che significa “tessuto di lana ruvida”), ha un aroma fresco simile a quello del cetriolo (in tedesco la borragine è chiamata infatti Gurkenkraut, ovvero erba dei cetrioli).

Dioscoride, medico, botanico e farmacista greco che esercitò a Roma ai tempi dell’imperatore Nerone, nel suo famoso erbario, chiama la borragine Buglossa, come ancora viene chiamata in alcune regioni, per la sua foglia simile alla lingua dei buoi (lingua bovis era anche chiamata dagli antichi speziali).

Fresco Market
Fresco Market

Fortunatamente si può disporre di questa pianta per gran parte dell’anno non solo allo stato naturale ma anche coltivandola in qualsiasi tipo di terreno, purché ben drenato e in posizione soleggiata.

borragineEcco come comportarsi per non rimanerne mai sprovvisti: se non vogliamo privarci del gusto speciale di vedere spuntare il nostro piccolo germoglio dal terreno a partire dal seme, mettiamo questo direttamente a dimora in aprile, a file distanti 30 centimetri l’una dall’altra; successivamente diradiamo le piantine, distanziandole di 20 centimetri sulla fila; la raccolta si può iniziare già a 2 mesi circa dalla semina. Volendo da maggio a giugno si possono effettuare altre semine, così da avere la possibilità di raccogliere foglie tenere in continuazione. E per chi volesse gustarne la bontà già in primavera, si può seminare anche in settembre!

Come per le altre erbe aromatiche, i semi di borragine si possono autoprodurre: si estraggono sfregando fra i palmi delle mani, per il tempo sufficiente a farli uscire, le infiorescenze mature, dopo averle essiccate.

Se invece vogliamo risparmiare tempo e fatica, possiamo recarci direttamente dal nostro vivaio di fiducia e acquistare una giovane piantina da interrare o eventualmente da travasare.

Per quanto riguarda la borragine selvatica è ovvio che nei mesi più caldi, quando la parte verde si depaupera e ingiallisce, si potranno utilizzare soprattutto i suoi fiori. E come per il povero maiale, nemmeno di questa pianta si butta via niente: quando non potremo disporre né dei fiori né delle foglie, potremo servirci della radice fresca o essiccata per un decotto depurativo o come  profumato ingrediente per la preparazione di liquore digestivi a base di erbe aromatiche.

Prima di elencare i vari utilizzi della borragine in cucina, nella fitoterapia e in cosmesi è bene chiarire che non tutte le piante erbacee sono commestibili e che possono agire, anche in base alla quantità che ne viene assunta, come delle medicine (molte delle quali del resto derivano proprio da estratti di piante) ed avere quindi effetti positivi o negativi sul nostro organismo. Pensiamo ad esempio al nocciolo dell’albicocca, ritenuto tossico se consumato in grandi quantità ma che se aggiunto in piccole dosi agli ingredienti di un dolce o di una confettura, è innocuo per il nostro fegato e gradevole al gusto, simile a quello di una mandorla amara. Non dimentichiamoci poi, aldilà dei poteri soprannaturali attribuiti alle piante da molte tradizioni popolari, che il filosofo greco Socrate venne realmente ucciso con un infuso di cicuta, un’erba spontanea che può crescere indisturbata nelle nostre campagne in mezzo ad altre erbe “buone” e che la mandragola, dell’omonima famosa commedia di Machiavelli e molto somigliante proprio alla borragine e alla bietola selvatiche, è una pianta che può provocare alterazioni del ritmo cardiaco, allucinazioni e deliri. Insomma con le piante non si scherza – come pure, è risaputo, con i funghi – e se non siamo sicuri di cosa stiamo per ingerire, meglio chiedere sempre a una persona esperta!

Dopo questa doverosa parentesi, tornando alla nostra borragine ci si può tranquillizzare: le sue diverse proprietà curative e i suoi versatili impieghi in cucina vengono tramandati da secoli dai nostri antenati, benché un consumo quotidiano e quindi eccessivo va evitato a causa di alcuni alcaloidi presenti in certe fasi vitali della pianta.

fioreLE PROPRIETA’ MEDICAMENTOSE

I costituenti principali della borragine sono calcio, potassio, tannini, flavonoidi, saponine e acido palmitico. Inoltre è una pianta ricca di mucillagini, dalle proprietà emollienti, antiflogistiche, decongestionanti, depurative, toniche e diuretiche. I suoi semi contengono moltissimi acidi grassi essenziali: acido gamma linolenico (circa il 24%), appartenente alla classe degli acidi Omega 3 e di acido linoleico (circa il 38%), appartenente alla classe degli acidi Omega 6. Questi acidi sono molto importanti nel metabolismo umano in quanto non sono prodotti dal nostro organismo e sono fondamentali per la produzione di energia, per la formazione delle membrane cellulari, per il trasferimento dell’ossigeno dall’aria al sangue; per la sintesi di emoglobina, per il corretto equilibrio ormonale e per abbassare la pressione sanguigna.

L’assunzione della borragine, sotto varie forme, costituisce anche un rimedio contro la depressione. Già nel medioevo questa pianta era  considerata “generatrice di buon sangue”! Galeno (medico romano, 129-216 d.C.) scrive che messa nel vino fa rallegrare, a meno che il merito non sia principalmente del vino!

Il medico napoletano Giuseppe Donzelli, nel suo trattato Teatro farmaceutico, dogmatico e spagirico (dell’alchimia), edito nel 1667, ricorda che l’acqua di borragine “è appropriata al cuore, perché lo rallegra, e lo corrobora. Toglie l’immaginazioni cattive, acuisce la memoria, e la mente, e discaccia dal corpo tutti gli umori cattivi. E’ utile ai melanconici, e frenetici (pazzi deliranti)”.

Nel 1556 a Dresda, dove imperversava la peste, molti cercavano addirittura di difendersi dal contagio portando al collo un sacchetto contenente borragine, dittamo, aloe e scorza di limone.

Non sarà casuale il più recente detto inglese “Borage for courage”, ripreso da un antico proverbio greco, da cui si è dedotto un effetto della borragine anche sulle ghiandole surrenali, spinte a produrre adrenalina.

fiore2L’IMPIEGO TERAPEUTICO E IN COSMESI

Dopo aver elencato le innumerevoli proprietà della borragine, ecco come utilizzarla al meglio per difenderci da alcune affezioni, come bronchiti, malanni stagionali, stress, stanchezza e per la bellezza della nostra pelle.

Oltre all’assunzione di tiglio, eucalipto, zenzero e aglio, decotti e infusi di borragine sono ottimi rimedi per combattere le complicazioni dovute a raffreddori e bronchiti.

Per ottenere un salutare decotto facciamo bollire 50 grammi di radice fresca di borragine in un litro d’acqua, finché il liquido si riduca della metà. Nella soluzione ottenuta, aggiungiamo ancora 5 grammi di radice e lasciamo in infusione per circa due ore. Beviamone tre o quattro tazze al giorno, addolcite con miele e ben calde.

Per l’infuso lasciamo riposare, per mezz’ora, 15 grammi di fiori di borragine in un litro d’acqua bollente. Filtriamo, dolcifichiamo con un po’ di miele e beviamone una tazza ogni tre ore.

Un altro efficace rimedio popolare propone uno sciroppo per la tosse a base di succo di borragine, miele e succo di limone.

Cataplasmi e decotti di foglie fresche sono indicati anche per contrastare gli ascessi dentari, le ustioni e per calmare il prurito delle eruzioni cutanee. La borragine infatti è anche un ottimo rimedio naturale contro le irritazioni e gli arrossamenti che possono interessare la pelle con l’arrivo dei primi caldi. Per usarla in modo efficace è possibile ricavarne una maschera oppure una lozione.

Nel primo caso si prepara una specie di purea prendendo una manciata di fiori, un cetriolo e tre cucchiai d’acqua; si aggiunge un po’ di argilla verde, un cucchiaino di olio di jojoba e si applica il composto sulla pelle arrossata per 10 minuti.

Per ottenere una buona lozione, invece, si mescola il succo ottenuto dalle foglie di borragine con un po’ d’acqua. In questo caso, la lozione va applicata sulla pelle arrossata due volte al giorno, mattina e sera.

La borragine è anche uno dei rimedi naturali più efficaci per combattere periodi di stress e di forte stanchezza: l’acqua distillata dei fiori è utile per lenire le infiammazioni oculari, e l’olio estratto dalla pianta piuttosto che la pianta secca, serve ad arricchire un rilassante e corroborante bagno caldo. Per prepararlo si fanno bollire per circa dieci minuti i fiori freschi in un litro d’acqua, insieme a un cucchiaio di semi di fieno greco. Una volta raffreddata, si aggiunge questa miscela all’acqua della vasca. Questo trattamento agirà in modo efficace sul sistema endocrino a un livello molto profondo e viene utilizzato anche per stimolare la lattazione dal momento che contiene fitoestrogeni.

Lo stesso infuso può essere applicato con due batuffoli di ovatta anche sugli occhi, specie quando sono molto affaticati. E’ importante eseguire questo trattamento la sera per evitare di svegliarsi al mattino con le palpebre pesanti.

Anche la carnagione trae beneficio dalla borragine: bere il succo estratto dalle foglie la renderà più luminosa; l’infuso è utile nei casi di acne; il decotto per alleviare il fastidio dell’orticaria e le foglie tritate, amalgamate a un po’ di miele, si applicano direttamente sul viso, come impacco idratante.

fiore3LA BORRAGINE IN CUCINA

Anche in cucina, se si vuole beneficiare  di tutti i princìpi attivi della borragine, è consigliabile consumarla cruda appena colta, poiché con la cottura le sue proprietà diminuiscono sensibilmente.

Perciò, quando si ha la fortuna di trovarla sul banco del mercato, o ancora meglio di raccoglierla personalmente, la prima cosa da fare è  prepararsi una bella insalata mescolando le rosette (parti centrali della pianta) e le foglie più giovani a qualche altro tipo di verdura cruda. L’ideale sarebbe unirla alle rosette di altre preziose erbe selvatiche, come cicoria, rugno, pimpinella, caccialepre, crespigno, rucola e finocchiello, condendo il tutto con un battuto di acciuga, aceto, sale, olio e aglio fresco. Infine masticare una foglia di salvia o di menta piperita ci aiuterà a contrastare gli effetti indesiderati dell’aglio, senz’altro nemico delle relazioni sociali ma altro grande alleato della nostra salute.

Nella maggior parte delle tradizioni culinarie però la borragine viene consumata cotta: infatti la seconda cosa da fare con un’altra parte della nostra provvista frugale è quella di metterla a bollire, una volta sfilacciate con cura le foglie e i gambi, in un po’ di acqua salata per qualche minuto. La borragine scottata è ottima condita all’agro o ripassata in padella da sola o con le altre erbe sue “conterranee”.

Un’altra preparazione  molto interessante a base di borragine è la pasta all’uovo preparata con le foglie lesse che si strizzano e si mescolano all’impasto. Il risultato finale possono essere delle fettuccine o della pasta corta dal  verde molto più intenso e dal sapore molto più pieno rispetto a quelle ottenute dal più consueto impasto con la lessatura degli spinaci.

Un modo molto meno salutare ma più diffuso di consumare la borragine è quello di impastellarne e friggerne le foglie dopo averle farcite con un po’ di mozzarella, acciuga e arrotolate a mo’ di involtino. Di sicuro una ricetta molto gustosa ma per apprezzare il sapore delicato di questa pianta ed evitare di coprirlo con ingredienti troppo forti, c’è un modo più semplice, come questo:

FOGLIE DI BORRAGINE FRITTE DORATE (ingredienti per 4 persone):16 foglie di media grandezza, 2 uova, farina tipo 0, q.b., sale, olio di semi per frittura (meglio se di girasole) q. b.

Dopo esserci procurati della borragine molto fresca, priviamola delle rosette e di circa 16 foglie grandi come il palmo di una mano. Questa operazione si può eseguire a mani nude o con un coltello di ceramica (la lama di metallo è sconsigliata nel taglio di tutte le verdure, poiché contribuisce al loro processo di ossidazione, facendone disperdere tutte le proprietà benefiche, fra cui la clorofilla). Adagiamo le foglie, una volta lavate, su un canovaccio e asciughiamole delicatamente. Mettiamo a scaldare l’olio in un’ampia e capiente padella; quando è diventato bollente tuffiamoci un po’ per volta per qualche secondo le nostre foglie già infarinate e passate velocemente nell’uovo. Una volta dorate sono pronte per essere scolate e gustate croccanti, prima ancora di servirle su un letto di fiori o di foglie crude!

La borragine viene aggiunta anche alle minestre, alle frittate, al ripieno dei ravioli, alla torta pasqualina di antica tradizione ligure, alle patate lesse, alle uova sode e a tante altre pietanze.

Dall’antico Libro de arte coquinaria (1456 circa) di maestro Martino, abbiamo una ricetta, ancora oggi validissima, per una Minestra d’herbette a base di biete e borragini: “Togli le foglia di viete, et un pocha di borragine et fagli dare un boglio (bollore) in acqua chiara… dapoi cacciale fore et battile molto bene col coltello. Et togli un pocho de petrosillo (prezzemolo), et di menta cruda, et similmente le batti con le ditte herbe…

Circa un secolo più tardi Bartolomeo Scappi, cuoco famoso di Papi e Cardinali, nella sua Opera (1570), scrive ricette “Per far minestra di borragine con brodo di pollo”, “Per far minestra di borragine con latte di mandorle”, e altre ancora.

Molto curioso è l’utilizzo dei bellissimi fiori di borragine anche in cucina: vengono usati per   decorare le insalate, possono essere canditi e vengono spesso affogati nell’aceto bianco per colorarlo di un pallido azzurro.

Buona borragine a tutti, e alla prossima!

Giulia Gasparrini


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  Commenti: 2

  1. Giovanni Pellegrini


    Grazie per questo articolo… Purtroppo la conoscenza delle piante selvatiche commestibili credo che si stia perdendo: sarebbe interessante se ci fossero degli incontri per poterle riconoscere “sul campo”


    • Grazie Giovanni. Quello che mi piacerebbe fare da tempo è proprio organizzare questi incontri, o quest’anno prima del grande freddo, o a primavera prossima!

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