

Se ne è discusso lo scorso 23 novembre al forum internazionale presso l’università
Non c’erano le testate giornalistiche nazionali (eccetto ’Il Messaggero’ e ’Il Manifesto’), non c’erano i vari Presidenti e leader di partito, assente quella fetta del mondo dell’informazione che “conta” al meeting dello scorso 23 novembre che, per iniziativa dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio, ha ospitato nella Sala Congressi dell’Università di Roma “La Sapienza” sindaci ed esponenti dei movimenti sociali delle popolazioni autoctone dell’Americani Latina dal premio Nobel per la Pace, l’argentino Adolfo Perez Esquivel, al rappresentante della Coordinadora dei agua y la vida, il boliviano Oscar Olivera.
Leader indiscussi delle battaglie di popoli come Bolivia, Ecuador, Perù, Colombia, Messico e Brasile hanno raccontato, presentati da Gianni Minà, il nuovo vento di riscatto che soffia su quel continente a sud degli Stati Uniti, depauperato 500 anni fa della sua identità e che si è visto privatizzare l’acqua e svendere il gas naturale a vantaggio del cartello di multinazionali del petrolio. Ora è il tempo del riscatto, ineluttabile per chi, dopo decenni di colonizzazione, vuole riprendersi quei diritti portati via dal “conquistatore” giusto qualche secolo fa.
Così si stanno riscattando gli Aymara della Bolivia, che a colpi di barricate e al prezzo di vite umane, hanno espulso dal paese due presidenti corrotti in due anni – Sanchez de Lozada e Mesa -, o gli indigeni Quechua dell’Ecuador, in rivolta contro il colonnello Gultierrez. Lottano poi le popolazioni amazzoniche per salvare la Pachamama (la “madre terra”) dalla deforestazione e dalle colture transgeniche, di recente accettate dal governo Lula, mentre gli indigeni colombiani, già succubi degli squadroni della morte del presidente Alvaro Uribe, si battono contro gli scempi di gasdotti e oleodotti che disintegrano l’ecosistema del paese.
Olivera l’ha definita “lavoro obbligatorio non retribuito a beneficio della comunità” questa lotta per la salvaguardia della biodiversità, per la difesa dei beni comuni. “Ci battiamo per il recupero – ha osservato l’esponente della Coordinadora dei agua y la vida – di quello che i nostri economisti amano definire ‘risorse naturali’ da sfruttare. Per noi sono semplicemente energie per la vita. Privatizzare l’acqua, come hanno fatto le multinazionali nel nostro territorio, è aberrante, siamo privati di un bene collettivo”. L’eco zapatista dice basta a quel tipo di “civilizzazione” che ha privato le comunità indigene del diritto alla collettività, delle cisterne e dei pozzi che gli Aymara si erano scavati con le loro mani, dice no a un modello di sviluppo neoliberista e capitalistico che non appartiene alla loro cultura. Creare un mondo basato “sui ritmi della sostenibilità piuttosto che su quelli aggressivi e repressivi dell’attuale sistema economico” è, alla fine del forum, una sfida possibile secondo l’assessore Angelo Bonelli che ha ricordato come transgenico e multinazionali si candidino oggi a “controllare la catena alimentare del pianeta, determinando i conflitti geopolitici del futuro”.
La difesa delle risorse è “la lotta per la sopravvivenza dell’intera umanità”.
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