

Nella “lingua” verde tra le case di via Gadola e via Roberto Lepetit ora c’è un ricordo di Flavia Ferrari
Sono ripassato in quella “lingua” verde tra le case di via Gadola e di via Roberto Lepetit, all’interno del Parco di Tor Tre Teste, di fronte a via Viscogliosi. Una parte di parco non molto frequentata, ma affascinante per la rigogliosa vegetazione.
Nelle mie passeggiate ciclo turistiche giro sempre lo guardo verso “la lingua”, ma questa mattina, dopo aver ricevuto le foto che ci ha inviato l’amico Angelo Calabrese, ho deciso di passeggiare in quel tratto.
La mattina del 1 giugno 2023 Flavia Ferrari, una giovane ragazza, una giovane runner, una campionessa, ha perso la sua vita in quel tratto di prato a mezz’ombra, in quella “lingua” all’interno del Parco di Tor Tre Teste.
Oggi, in quel posto, a un suo ricordo, c’è una piccola fioriera.
Ieri, 25 aprile 2024, nell’incontro della “Stanza della Cultura” dedicato alla “Primavera”, nel leggere un racconto ho parlato di Flavia Ferrari – la giovane atleta tragicamente morta lo scorso anno, (https://abitarearoma.it/giovane-morto-nel-parco-di-tor-tre-teste/) – con l’intenzione di dedicarglielo tramite Abitare a Roma.
C’era una volta un principe chiamato Bucaneve, il Principe del gelo e delle nebbie.
Un giorno il Principe, al ritorno da un suo viaggio sulla terra, udì cantare una fanciulla, e di questo canto se ne innamorò perdutamente.
Il Principe Bucaneve, una volta giunto nel Paese dell’Inverno, chiese a suo padre Re Gelo il permesso di sposare quella fanciulla, ma questo brontolando cupi presagi glielo proibì.
La fanciulla di cui si era innamorato Bucaneve, si chiamava Primavera e abitava nella regione dei fiori.
Il Re tuonò che non ci potevano essere speranze per quella storia d’amore.
Passò un altro lungo e silenzioso inverno, e il Principe non si era scordato della sua amata e per questo attardò il suo ritorno nel Paese dell’Inverno.
Lungo il sentiero ancora impreziosito di luminosi cristalli di ghiaccio aspettò l’arrivo di Primavera che giunse con dei gioiosi canti.
Il principe Bucaneve, nascosto tra i cespugli riconobbe l’Amore.
Il capo inghirlandato da piccoli fiori, la sottile veste di aliti di vento, i ridenti occhi di un azzurro marzolino, la bella principessa Primavera incantò il Principe.
Da lontano il Re Gelo brontolava e richiamava suo figlio, ma il giovane Principe non lo ascoltava e, danzando, si avvicinò alla Principessa.
Primavera giunta al cespuglio finalmente lo vide: avvolto nel mantello di candida neve, una corona scintillante di brina, e con una spada di ghiaccio, gli occhi meravigliosi cerulei e inquieti come la tormenta. Il principe incantò la fanciulla.
Intorno, come per magis, tutto tacque e il mondo si incantò negli occhi degli innamorati.
Per non ferire Re Gelo, il sole nascose i suoi raggi dietro le nuvole, e il gelido vento che accompagnava sempre il principe andò a fare mulinelli lontani dai due giovani.
Il principe avvolse la fanciulla nel suo mantello, si strinsero in un abbraccio e si giurarono amore eterno.
Quando il sole fece capolino dalle nuvole, Bucaneve baciò Primavera e le disse: «Non temere, perché alla fine di ogni inverno tarderò di un giorno il mio ritorno nel paese del Gelo e quando arriverai io sarò qui ad aspettarti».
Rapito poi dal vento di tormenta, il principe svanì tra le nebbie.
Primavera rimasta sola pianse, e quando le sue lacrime toccarono terra, tra le tracce di neve lasciate dal proprio amato spuntò un piccolo fiore bianco, dai petali delicati che Primavera strinse al petto felicemente.
Da allora ogni fine inverno, nei campi scintillanti di brina sboccia un piccolo fiore, che qualcuno chiama Bucaneve per ricordare la promessa fatta dal giovane Principe dell’Inverno alla bella Principessa Primavera.
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