

Storia di un "road movie" e di chi ci ha fatto sognare per 108 minuti, ma ci ha ricordato "come eravamo"
«Stanco di curare gente che non guariva, mi sono dato al cinema» (Dino Risi, 1916-2009, prima Medico ma poi, solo Regista)
(Le scene iniziali del film, con Bruno Cortona che percorre in auto strade assolate e deserte della Roma periferica, furono tutte girate nella zona detta della Balduina, il quartiere romano che negli anni sessanta, abitato da numerosi attori e cantanti e che in quegli anni giunse a simboleggiare il cosiddetto boom)
Per iniziare, una domanda: chi di voi non ha ancora visto “Il Sorpasso”, film di Dino Risi del 1962, alzi la mano. Non riesco a vedere le vostre mani alzate e spero siano poche. Bene. Le righe che seguono intendono invogliare alla visione del Film suddetto (lo potete vedere qui: https://www.youtube.com/watch?v=twkSfN-2Aiw quei pochi (lo spero vivamente) che ancora la mano la tengono alzata. Dunque, cominciamo il racconto e, come dicono nel Cinema: “Ciak: Il Sorpasso, scena prima, motore, azione!”.
Se aveste potuto domandare a Dino Risi quale fosse il suo mestiere nel Cinema lui vi avrebbe risposto appellandosi a Joseph Conrad, che così rispondeva a quella stessa domanda: «Come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo fuori dalla finestra sto lavorando?». Ecco, questo era Dino Risi, uno che lavorava H24, anche quando non era sul set di un Film. Tra l’altro lui la moglie, che era svizzera, ad un certo punto l’aveva mollata per andare a vivere in un Residence, l’Aldrovandi di Roma, la cui stanza riempiva di libri che leggeva e poi regalava a Luigi. il Portiere.
La moglie di Risi, Carla Mosca, era come ho scritto svizzera e gli aveva dato due figli Claudio (1948) e Marco (1951) entrambi registi. La Svizzera, per Risi, non era stata solo una parentesi nella vita. Nella terra di Guglielmo Tell e di “Addio Lugano Bella”, il futuro regista era “riparato” subito dopo l’Armistizio del Settembre ’43, per sfuggire ai nazifascisti, vivendo prima a Murren (Canton Berna) e poi a Ginevra e in Svizzera si era innamorato di una ragazza, la futura madre dei suoi due figli.
Finita la guerra, Risi, era tornato in Italia, aveva studiato Medicina e poi Psichiatria, ma il primo ingresso in Manicomio, come Medico, lo aveva talmente spaventato che aveva deciso di fare il regista. Una scelta di cui – se fosse ancora possibile – dovremmo sempre ringraziarlo, perché con quella decisone ci ha regalato delle Pellicole indimenticabili, come grande rappresentante – con Comencini, Monicelli, Loy e Scola (Risi con Monicelli e Scola firmerà, ad esempio, gli episodi del Film “I Nuovi Mostri”, del 1977) – del filone cinematografico noto come quello della “Commedia all’Italiana”.
Di Dino Risi si ricordano, certamente, Film: come: “Una Vita Difficile” (1961); “Profumo di Donna” (1974); “La Stanza del Vescovo” (1977) e “La Ciociara” (1988). Ma sicuramente il suo Film più famoso, quello per il quale è più spesso ricordato, è “Il Sorpasso”, scritto da Risi con Ettore Scola e Ruggero Maccari, da un’idea di Rodolfo Sonego, e da lui diretto nel 1962. Nel Film Risi dirige con maestria un monumentale Vittorio Gassman (1922-2000), insieme ad un altrettanto formidabile Jean Luis Trintignant (1930-2022).
E qui infilo una chicca: scrive sul Quotidiano Domani del 23 Agosto scorso Antonio D’Orrico, giornalista, critico letterario e saggista cosentino, che Dino Risi raccontò in anteprima la trama de “Il Sorpasso” ad Alberto Sordi, che avrebbe dovuto interpretare il personaggio di Bruno Cortona (che sarà poi di Vittorio Gassman). Ma alla fine Sordi espresse, sulla storia che Risi gli aveva raccontato, un giudizio poco lusinghiero: “io lo so come andrà a finire” – dirà – “io mi darò da fare e poi tutto il merito andrà a quell’altro”, ovvero al buono che morirà nell’incidente stradale. All’inizio doveva essere l’attore francese Gerald Blain e non il suo concittadino Jean Luis Trintignant come in effetti sarà anche se, all’inizio, Risi non era d’accordo , ma si convinse dopo un colloquio, a Parigi, con l’attore francese (*).
Alberto Sordi un sovversivo? Addirittura una potenziale spia, si presume al servizio dell’URSS? Conoscendo sia la storia personale che la filmografia del grande attore italiano, questi sospetti sono quantomeno campati in aria.
Eppure, nel 1962, il Governo e l’Esercito svizzeri gli impedirono l’acquisto di un terreno ad Andermatt, un villaggio situato a 1437 metri di quota sul massiccio del San Gottardo, temendo che potesse carpire segreti militari. Proprio lui che, nel film “Tutti a casa”, di Luigi Comencini, interpreta Il Sottotenente Innocenzi Alberto che, dopo l’8 Settembre ‘43, non vede l’ora che la guerra finisca, ma poi la fa di nuovo con i partigiani napoletani, proprio per accelerare l’arrivo della pace in un’Italia diversa e migliore.
E così noi (che abbiamo amato e tutt’ora amiamo quel Film), abbiamo scampato il pericolo di vedere Sordi, invece di Gassman, seduto al volante della mitica Lancia Aurelia b-24 decapottabile del 1955, sulla quale i due “amici di Ferragosto”, Bruno Cortona (Gassman) e Roberto Mariani (Trintignant) scorrazzano per una Roma deserta facendone di ogni: prima Cortona – che arriva in una Balduina deserta e chiede allo studente Mariani di fare una telefonata (e da quella telefonata tutto avrà inizio – passa in una strada a senso vietato, poi lancia un sobrio: “Ribellati schiavo, sciogli i cani!”, “Nato per servire!”, all’indirizzo di un uomo che sta portando a spasso i suoi cani (https://www.youtube.com/watch?v=XqHdjLni6PY) poi i due continuano la loro corsa verso e infine sulla Via Imperiale nota come Aurelia, che percorreranno fino all’ultimo fotogramma, quello tragico e finale del Film, suonando a ripetizione il particolare clacson di quell’auto: https://www.youtube.com/watch?v=dwn4Omb9k0U.
La Lancia Aurelia b-24 decapottabile, che nel Film Gassman chiama affettuosamente “Cavallina”, venne prodotta dal 1954 al 1958 in appena 761 esemplari e il costo era, per ognuna, di 2 milioni e 822mila Lire. Si narra che il regista Dino Risi avesse salvato dallo “sfascio” uno dei due esemplari utilizzati per le riprese tenendola, per un certo tempo, nella sua collezione.
Poi quell’auto – su cui Gassman e Trintignant sfrecciano prima per una Roma deserta e poi su un’Aurelia imperiale – la ritroviamo messa all’asta dalla casa D’Aste Bolaffi (è il 2024).
Secondo una storia tramandata ormai da generazioni, alcuni modelli della rara automobile sarebbero colati a picco con il Transatlantico ‘Andrea Doria’ il 26 Luglio del 1956, assieme al prototipo che la Ghia, storica carrozzeria torinese, aveva realizzato su commissione dell’americana Chrysler.
Per le riprese del Film ne vennero utilizzati due esemplari, scelta lungimirante perché in una scena Gassman ne danneggerà una. Tuttavia nella scena finale venne adoperata una Fiat 1110 Tv convertibile sotto mentite spoglie, scelta del Regista per non sacrificare la Lancia Aurelia rimasta funzionante.
Per cominciare – come è d’uopo – dalla fine richiamo la vostra attenzione su l’ultima scena del Film: quella dell’incidente mortale che chiude il Film. Quella scena è stata girata sull’Aurelia, all’altezza della Torre di Calafuria (Livorno).Lì finiscono la vita del giovane Roberto Mariani e le smargiassate di Bruno Cortona, un guitto romano che però una sua filosofia di vita ce l’ha: “A me Modugno mi piace sempre” – confesserà, infatti, in una scena all’amico Roberto – “questo “Uomo in frac” me fa impazzi’, perché pare ‘na cosa de niente e invece c’è tutto: la solitudine, l’incomunicabilità, poi quell’altra cosa, quella che va di moda oggi… la… l’alienazione, come nei film di Antonioni”.
Nota odierna: l’Aurelia è tutt’ora, in alcuni suoi tratti, una strada estremamente pericolosa dove, a scadenze quasi fisse, si registrano incidenti mortali con macchine o motociclette. Ma la cosa mortifera non sembra ancora interessare l’ANAS che gestisce quell’importante strada consolare romana di antichissima data e così, purtroppo, sale la conta dei morti e dei feriti.
Il Film – come ho scritto – si gira all’inizio degli anni ’60, tempo in cui l’Italia viaggia veloce verso il “Miracolo Economico” che qualcuno chiamerà “Boom”, anche se non esplose tutto in un momento. Una volta uscito nelle Sale, il Film otterrà un grosso successo di pubblico, bissato anche all’estero. Nella versione inglese s’intitolerà “The Easy Life”, “La Vita Facile” che, in Italia, era proprio la vita di quegli anni. La guerra era finita da una ventina d’anni, il Paese si era ripreso bene, anzi andava alla grande e tutto pareva facile e soprattutto a portata di mano, bastava volerlo. Dunque, perché stare a pensarci su e invece non godersela, non prendere la vita come un’eterna vacanza dove l’unico imperativo era divertirsi fino a sfinirsi (o a morirne, in velocità, per un sorpasso azzardato).
Ecco allora che per Bruno Cortona e Roberto Mariani inizia il viaggio a bordo della decapottabile del primo, che ha attaccato al parabrezza un cartellino che recita: “Camera Dei Deputati”, chiaramente falso. Il viaggio – che avrà come emblema distintivo il sorpasso, meglio se su riga continua – metterà a confronto – fino a quella curva fatale e a quel sorpasso sbagliato – due caratteri assai diversi.
Quello di Bruno – pagliaccio e un po’ mascalzone, cinico e fanfarone, ma in fondo cosciente di essere un fallito, come uomo e come padre, che fa il seduttore con ogni donna che incontra e che, in una scena con la figlia (Chaterine Spaak), non si rivelerà affatto all’altezza del ruolo paterno che non ha mai interpretato. E quella di Roberto, timido e riservato, il bravo ragazzo moralmente sano che pensa più allo studio (a Settembre ha un esame di Diritto, un esame tosto) che a divertirsi: “forse ho sbagliato tutto” – dirà tra sé e sé, ma poi, convinto si risponderà: “Ma no, non ho sbagliato niente”; Roberto che vuole tornare a casa, ma a Bruno non lo chiederà e che, alla fine, entusiasmato anche lui da quella corsa folle sull’Aurelia, non ne avrà più l’occasione.
Dall’anno della sua uscita nelle sale cinematografiche italiane, il 1962, e fino al 1965, il Film di Risi ha incassato ai botteghini oltre 1 miliardo e cento milioni di Lire a fronte dei 300 Milioni di lire spesi per la sua realizzazione.
Risi con il suo Film ci mette davanti, fotogramma dopo fotogramma, le abitudini (ma anche i vizi) della borghesia italiana: la spensieratezza disordinata e anche un po’ canagliesca del Cortona, anche quando non è al volante della sua spider, a confronto con la “calma olimpica” degli italiani a bordo delle numerose FIAT 600 (immesse sul mercato nel 1955) sulle quali battaglioni di impiegati e operai si muovono verso la sospirata vacanza di Agosto (la villeggiatura). Il confronto messo in scena da Risi e Scola è centrato dunque anche sulle automobili, scelta che permette loro di visitare anche le due società che in quel Ferragosto del 1962 si confrontano, anche sulle strade. Da una parte c’è la frivola, veloce, ma in fondo praticamente inutile spider di Gassman, dall’altra ci sono le FIAT 600, le “utili-tarie”, lente certo, ma utili appunto a trasportare – in file ordinate – le famiglie italiane verso il meritato riposo estivo.
“Il Sorpasso” è un “road Movie”, ovvero una storia sulla strada. Anche in questo Risi è stato un precursore, ché il famoso “Easy Rider, libertà e paura” dell’americano Dennis Hopper (che qualcuno ha definito un remake proprio del “Sorpasso”) è del 1969. Sono la strada, come la Lancia Aurelia b-24 di Gassman, ad essere la protagonista del Film. E’ il set, sempre in movimento, di quella storia italiana, così come la decapottabile di Gassman che si prendono la scena dalla prima all’ultima sequenza, sono loro a farla da padrone per tutto il Film.
Tanto che il Produttore, Vittorio Cecchi Gori, si lamenterà con Risi di quella continua presenza di una quattro ruote sulla strada, di cui lui non capisce proprio il perché. Ma – a mio parere – la scena clou del Film è quella finale nella quale l’uomo della spregiudicatezza e della sopraffazione sopravanza, mentre il giovane dai sani principi morali soccombe. Scena contrassegnata dal volto sanguinante di Gassman che non ricorda nemmeno il cognome del suo giovane compagno di avventura, perché non glielo ha mai chiesto; volto che sembra dire “Ma io, che cavolo ci faccio qui”.
Il finale del Film è un rebus. Nel primo soggetto moriva lo studente, in una versione successiva lo straripante Bruno Cortona. Sul set si cercò di farli sopravvivere entrambi su una macchina che si allontanava senza incidenti. Sonego diceva di essere talmente affezionato a quella sua idea “rubata” da precipitarsi sul set a convincere Risi che lo studente doveva morire. Secondo Risi, quello contrario all’incidente era Cecchi Gori, che avrebbe infine lasciato la scelta al meteo: “Se domani piove ce ne torniamo tutti a Roma”, avrebbe detto a Risi, “se c’è il sole giriamo il tuo finale”; e il giorno dopo, sulla curva di Calafuria, spuntò una bella giornata di morte.
L’ultima scena del Film simboleggia la morte dell’Italia per bene che, dietro quella curva dell’Aurelia, lascia il posto all’Italia di disonesti, dei ladri e dei profittatori. Insomma, quella macchina capovolta, con dentro quel corpo senza vita, ci dicono che l’Italia del “Boom” appena cominciata è, di fatto, già finita, che la vita non è affatto facile come sembra e che per gli italiani si preparano anni difficili (non per niente l’anno prima sempre Dino Risi aveva girato un altro Film profetico, “Una Vita Difficile” con un grande Alberto Sordi).
Dunque, la “Vita Facile” è finita e stanno arrivando, a grandi e veloci passi, gli anni di “Tangentopoli”, di “Mani Pulite e di Silvio Berlusconi, anche se gli italiani, in quell’Agosto del 1962, ancora non lo sanno e continuano a credere nella bontà del “Boom economico” e della vita in cui non bisogna lasciarsi scappare niente. Non tutti, però.
(*) Ci si può comunque chiedere come sarebbe stato “Il Sorpasso” se Sordi avesse accettato di interpretarlo. Secondo Goffredo Fofi, noto giornalista, saggista e critico cinematografico, “certamente il personaggio di Bruno avrebbe avuto connotazioni più negative, meno compiacenti”. Il regista Gianni Amelio – “Ladro di Bambini” (1992) e “Le Chiavi di Casa” (2004), solo per citare un paio di titoli – è ancora più deciso: “Pensiamo a quale intollerabile meschinità avrebbe tirato fuori Sordi, al contrario di Gassman”. Però Gassman ebbe l’intuito e la disponibilità ad accettare entusiasta di usare, per una volta, la faccia senza trucco né travestimenti: “Fu il mio primo esperimento di totale naturalezza. Dovendo citare un mio film, per un’inutile cronaca postuma, credo che citerei Il Sorpasso”.
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