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Il successo di Alma Dromestica al Pigneto

La manifestazione culturale itinerante si è svolta la sera del 1° luglio in sette case del quartiere

-1.cibi "esteticamente modificati"  -2.preparazione cibi  -3.giardino interno  -4.preparazione cibi illusori

Si è svolta sabato 1° luglio, dalle 19 alle 23, Alma Dromestica, la manifestazione culturale che ha coinvolto il quartiere Pigneto. L’evento è stato organizzato grazie all’incontro tra il network di artisti O.S.I. (OccupareSpaziInterni) e Drome, il magazine di arte contemporanea costituito due anni fa. La serata è stata patrocinata dal municipio Roma VI.

Alma Dromestica è stato un tentativo coraggioso e originale di portare le espressioni dell’arte contemporanea all’interno di sette case private del Pigneto, che sono così diventate altrettanti centri di socializzazione aperti a tutti, in cui gli artisti si sono cimentati in esperimenti arditi di comunicazione visiva, rappresentativa e di interrelazione.
Per raggiungere gli appartamenti, dislocati in diverse parti del quartiere, i visitatori hanno potuto munirsi di mappe dettagliate del quartiere (che fungevano anche da brochure con  spiegazioni su cosa si sarebbe trovato nelle case) distribuite gratuitamente in sei locali del Pigneto.

Gli organizzatori dell’O.S.I., che si basano proprio su l’occupazione “spirituale” degli spazi chiusi, avevano contattato i proprietari delle case quindici giorni prima dell’allestimento della mostra che, nell’intenzione degli autori, doveva rendere manifesta l’anima delle case e metterle in relazione con degli sconosciuti (da ciò il significato del titolo: Alma Dromestica).

Il quartiere intero è diventato così un’unica mostra con visitatori che, “mappe in mano”, andavano alla ricerca delle abitazioni tra le vie del vecchio Pigneto. Qualcuno ha potuto imbattersi nelle guide del CRIQ (Centro di Ricerca sull’Immaginario di Quartiere), alle quali è stato possibile chiedere indicazioni per meglio orientarsi, ma con la particolarità di recitare esse stesse un parte, depistanto, a volte, i visitatori.

Ogni rappresentazione domestica aveva un tema, sulla base dei sette argomenti affrontati da Drome: la trasformazione, il nomadismo, la fede, la follia, il gioco, il cibo e il corpo.
La serata si è poi conclusa con un party al Circolo degli Artisti, ballando fino all’alba.

Molti sono stati i ringraziamenti per questo evento.
Va sottolineata la piena predisposizione di un quartiere che non è nuovo a situazioni così particolari. La “riscoperta” del Pigneto, non è solo del Comune di Roma, ma anche dei giovani e degli artisti, che, da un po’ di tempo, hanno voluto vivere questo quartiere lasciato al degrado per decenni, e riscoprirne il senso antico, l’odore di cinema e di romanità che, tra le vecchie case, si va mescolando con la comunità extracomunitaria che ci vive.
Luoghi e locali caratteristici raccolgono l’attenzione dei giovani che riscoprono un’idea di vivere il quartiere come un grande spazio sperimentale; anche se non sempre tutto quello che si fa si tramuta in arte.
La stessa iniziativa di Alma Dromestica, nel suo ardito esperimento, è sfociata in qualche sua rappresentazione che molto poco aveva di artistico e molto più di banale e superficiale, ma va premiata l’idea originale e coinvolgente che, effettivamente, poteva svolgersi solo in un quartiere come il Pigneto.

Ed ecco i temi affrontati nei sette appartamenti:

La Trasformazione: (in via Fanfulla da Lodi) Il tema dominante è stata l’idea di porsi un’alternativa alle traformazioni della vita quotidiana (chirurgiche, estetiche, virtuali attraverso la chat, ecc). Nel soggiorno è avvenuta la proiezione di video e audio sul tema in questione. Alle ore 20, nel giardino interno, c’è stata la riproduzione di ciò che è stata chiamata la “Trasformazione sociale lesbica”, “l’unica trasformazione sociale negata”, in cui due sorelle hanno reinterpretato la Pietà di Michelangelo, attraverso la loro recita e un sistema di fibre ottiche che hanno funzionato da effetti speciali. Alle 21,30 cucina con cibi “esteticamente modificati”, ossia poco riconoscibili ma molto originali. Dalle ore 21,30 fino alle 22,30 nel piano terra dell’appartamento c’è stato l’esperimento di “Corpo sociale modificato” in cui il pubblico si è cimentato in un ambiente “illusorio” creato “ad hoc” con tecniche particolari.

Il Nomadismo: (in via Sampiero di Bastelica) L’appartamento ha voluto rappresentare l’idea nomade, ossia libera da qualunque concezione sociale, che diventa semplice idea in sé. In una stanza si teneva un piccolo concerto in cui poteva accedere uno spettatore alla volta, mentre nel bagno un tizio misterioso si faceva la doccia in tutta tranquillità. Intanto nel soggiorno si proiettava un film sul tema in questione. Sul terrazzo due ragazze rappresentavano un’idea nomade, selvaggia, e, a dire il vero, molto più animalesca che umana.

La Fede: (in via del Pigneto) A cura degli artisti di TeatrAria, l’abitazione si è distinta per una prima stanza adibita a iconografia che simboleggiava la fede – incomprensione, con materiale fotografico, video e manufatti. Il secondo ambiente, con altro materiale, è stato oggetto della cosiddetta stanza di decompressione. Ospiti, diversi artisti che hanno presentato le proprie opere sul tema.

La Follia: (in via Giovanni Brancaleone) Si è assistito a una vera e propria rappresentazione teatrale, fotografica e pittorica che si trasformava in un film attraverso le riprese. Gli attori hanno interpretato dei personaggi che, nel mondo della follia, accompagnavano il pubblico nei vari ambienti della casa. Durata complessiva 35 minuti a rappresentazione, con un numero massimo di 10 spettatori per volta.

Il Gioco: (in via F. C. Marmocchi) Il gioco come produzione creativa e come rilettura della vita reale è stato il nodo centale delle opere rappresentate nel monolocale, come, per esempio, le “bambole per adulti”. Un contrasto-incontro tra il ricordo del bambino che eravamo e il mondo degli adulti è stato alla base di queste rappresentazioni.

Il Cibo: (in via Muzio Attendolo) Facendo le scale che portano all’appartamento si potevano vedere sulle pareti del palazzo fin dentro casa delle ricette di cibi: dai primi piatti, ai dolci. L’idea è stata quella di coinvolgere i sensi, ma non il gusto, nel desiderio di cibo. In una stanza si proiettavano filmati sul cibo, in un’altra si recitava un reading poetico e musicale che aveva per tema i cibi e la cucina. Nel bagno un ragazza preparava, quasi fosse sushi, delle confezioni di spugna che alludevano a degli illusori pasti da mangiare.

Il Corpo: (in via Macerata) In un appartamento con due stanze e un terrazzino, dopo cinque piani a piedi, si è assistito ad una rappresentazione con una danzatrice e un interprete su un’opera che ha avuto per tema il corpo, le sue conseguenze, l’importanza del contatto, l’idea di essere un contenitore.

Durante la mostra itinerante, sono state effettuate delle riprese che potranno esser viste sul sito www.adventureone.it.

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