Il Teatro dell’Opera sull’orlo della crisi

Situazione drammatica per il teatro lirico romano, dal bilancio in negativo all'ipotesi del commissariamento
di Mariangela Di Serio - 25 Novembre 2013

Dopo il Teatro Valle e il Brancaccio ecco che la crisi si abbatte anche sul Teatro dell’Opera. A quanto pare i maggiori teatri capitolini sono destinati a vivere gli stessi momenti di tensione a causa dei numerosi tagli alla cultura che hanno influito negativamente sul bilancio.

L’operato della gestione dello storico teatro della Capitale dedicato alla lirica e al balletto, conosciuto anche come Teatro Costanzi è stato così negativo da provocare oggi un profondo buco che mette a rischio la sopravvivenza del teatro stesso.

Teatro-dell-Opera_fullÈ stato accertato che il debito a fine 2011 era di 28 milioni 992 mila 466 euro. Per quanto riguarda il dato del 2012, benché richiesto più volte, non è stato fornito dal teatro, ma proprio perché per quell’anno è stato dichiarato il pareggio di bilancio, il debito accumulato dovrebbe essere invariato. Molto duri i commenti dei leader politici capitolini anche di fronte all’ipotesi di commissariamento.

Così Gianluca Peciola, capogruppo di Sel in Campidoglio, ha dichiarato: “Sono anni che denunciamo insieme ai lavoratori e ad una parte dei sindacati la difficile situazione del Teatro dell’Opera di Roma. Il bilancio della gestione di questi ultimi anni è radicalmente negativo, come purtroppo è confermato anche dalle numerose inchieste di questi giorni sugli organi di stampa. A luglio abbiamo presentato un’interrogazione urgente, alla quale ancora non abbiamo avuto risposta.

Nell’atto chiediamo se corrisponde al vero che sono state fatte una serie di assunzioni ‘extra organico’ di figure riconducibili alla politica locale e nazionale, che costano oltre 1 milione di euro l’anno, e che – continua Peciola – venga fatta piena luce sulla locazione dell’immobile in via Massimo D’Azeglio dove sono stati trasferiti alcuni uffici amministrativi. Il commissariamento, in considerazione del decreto legge salva fondazioni, va scongiurato perché comporterebbe una decurtazione degli stipendi del 38% e una riduzione del personale tecnico e amministrativo del 50%. I lavoratori del Teatro – conclude l’esponente di Sel – non devono pagare gli anni di mala gestione dei nominati di Alemanno. Il Sindaco Marino non deve mettere in atto la soluzione più semplice, ma quella più complessa  che tenga conto della salvaguardia dei posti di lavoro e del rilancio di una delle istituzioni culturali più prestigiose di Roma Capitale”.

Il capogruppo della Lista civica Marino Luca Giansanti aggiunge: “Quanto sta emergendo sulla situazione del Teatro dell’Opera di Roma è oltremodo preoccupante. Una delle istituzioni culturale più importanti della città, fiore all’occhiello di musica e danza nel mondo, rischia di dover calare il sipario. Debiti con fornitori, contributi dei dipendenti non pagati, assenza di liquidità, mala gestione del personale, assunzioni extraorganico: c’è ne abbastanza per chiedere un netto segnale di cambiamento nella governance del Teatro dell’Opera. Tornare a dare certezze a lavoratori e pubblico, valorizzare i talenti, programmare una stagione con un numero maggiore di produzioni e opere, aprirsi alla città, tutta: per questo c’è bisogno di una figura di esperienza che, unendo competenza e professionalità con una visione moderna ed appassionata, abbia come unico credo quello del rilancio vero, definitivo del “tempio” romano della musica e del balletto”.

E’ necessario dunque rilanciare l’immagine del Teatro dell’Opera come sottolinea in una nota il capogruppo del Pd in Campidoglio Francesco D’Ausilio: “Basta sprechi, per il rilancio puntiamo a una personalità con meriti artistici e curriculum internazionale. No ai ricatti, ma bisogna razionalizzare le risorse e cambiare subito la governance”.


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