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Il turismo ad est di Roma: un treno da non perdere

Se ne è discusso nel convegno del 22 marzo al Teatro di Tor Bella Monaca

Nessun’altra sede, dato il tema, poteva risultare più appropriata di quella del Teatro di Tor Bella Monaca per ospitare, il 22 marzo scorso, il convegno C’è tanto di nuovo e di antico da valorizzare ad est di Roma. Al meeting, organizzato dalla Commissione Consiliare per il Turismo del Comune di Roma, hanno partecipato amministratori del Comune e della Provincia di Roma, docenti universitari, amministratori locali di vari Comuni della provincia, presidenti e direttori di beni o siti storico-archeologici. Scarsa la presenza degli operatori turistici.

L’iniziativa prende le mosse dalla consapevolezza che lo sviluppo culturale ed economico del retroterra delle grandi metropoli, specie se vanta grandi risorse archeologiche, ambientali, artistiche, di prodotti tipici, ecc., ha bisogno della prioritaria attenzione istituzionale, soprattutto da parte dell’istituzione più vicina ai residenti. E comuni come San Gregorio, Tivoli, Castelmadama, Zagarolo, Gallicano, Pisoniano, Cerreto, Sambuci, di tali risorse sono senz’altro detentori. Basti pensare al Castello di Lunghezza, la Tenuta del Cavaliere, Villa Gregoriana, le Terme di Roma (note come Acque Albume), l’area di Gabii, il Centro Agroalimentare di Roma, Villa Adriana, Villa d’Este. Queste ultime due, in tempi recenti, riconosciute addirittura dall’Unesco quali patrimonio dell’umanità.

Che fare dunque per attrarre in modo significativo domanda turistica ad est di Roma? Questo l’interrogativo più volte rimbalzato durante il convegno.

Tutti sono stati concordi nel sostenere quelle linee guida (ritenute essenziali per gli amministratori locali) che ricalcano sostanzialmente i principi cardine della Conferenza di Rio sullo sviluppo. Il turismo, cioè, deve tendere a perseguire standard di qualità della vita in armonia con la natura concorrendo all’affermarsi di modelli di sviluppo, di produzione e di consumo sostenibili.

Ma non basta: occorre attivare e sviluppare le strategie turistiche mediante una concertazione permanente tra gli strumenti di pianificazione e di programmazione che devono essere adottati a livello locale. Lo sviluppo, quindi, è chiamato a tener conto della cultura dei residenti e della storicità del territorio. “Ciò implica – ha affermato il professor Pietro Valentino, docente di economia alla Sapienza – che il consenso allo sviluppo deve trovare forme e capacità di espressione per far contare i residenti e le istituzioni pubbliche più vicine ai loro bisogni, non solo nella proposta di promozione del territorio, ma anche quando lo sviluppo stesso è avviato e necessita di ulteriori riflessioni e verifiche.”

Pertanto, tutti gli attori (istituzioni pubbliche, soggetti privati, cittadini), nell’ambito di un sistema che mira a qualificare il contesto complessivo in cui il bene si trova, debbono dar vita a un Patto strategico dinamico, “aperto” alle modificazioni di tale contesto. Un sistema tanto più efficiente quanto più alto sarà il grado di integrazione tra soggetti pubblici e soggetti privati e quanto più elevata sarà la capacità di fornire “prodotti” che diano specificità alla zona. Insomma, “non ’giacimenti’ di cultura, ma centri di produzione di cultura”, precisa Riccardo Bernardini, direttore artistico delle attività culturali del Castello di Lunghezza. Anche perché una delle finalità è quella di far diventare il turismo a est di Roma seriamente complementare a quello della capitale, nel senso di trasformare l’attuale turismo “mordi e fuggi”, che mortifica visitatore e sito turistico, in turismo d’approdo.

Il Convegno è terminato dopo le 19 con le conclusioni del presidente della Commissione Pino Galeota. Da segnalare che agli studenti presenti, davvero numerosi, le scuole assegneranno 1 credito formativo.

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