Immigrazione ed integrazione culturale nelle società locali

Giovedì 2 ottobre in via del Gesù, 72 a Roma la presentazione della ricerca

L’Associazione TEOREMA organizza  a Roma, giovedì 2 ottobre, alle ore 17.00, in via del Gesù, 72, la presentazione della ricerca “Immigrazione ed integrazione culturale nelle società locali”, condotta dal Dott. Mario Ajello, per conto di Teorema e con il contributo della Presidenza della Regione Lazio.

Saranno presenti: Milena Santerini (Parlamentare delegata al Consiglio d’Europa nella Commissione uguaglianza e non discriminazione); Eva Blasik (Segretario Generale Ust Cisl di Latina); Maurizio Caliciotti (Sindaco di Lariano); Mons. Enrico Feroci (Direttore della Caritas diocesana di Roma); Giuseppe Fornaro (Già Console Onorario Rwanda); Ezequiel Iurcovich (Sociologo, Trasversale srl); Vincenzo Marcorelli (Ass. Politiche Sociali Comune Rignano Flaminio); Elisabetta Spaziani (Dirigente Scolastico).

Info: 06.6873021 – [email protected]

Qui di seguito riportiamo la relazione e ricerca di Mario Ajello il quale èè stato segretario generale della Cisl Lazio.

Le comunità locali del Lazio dinanzi al tema dell’integrazione dei migranti
L’immigrazione femminile nelle province del Lazio

Introduzione
Lo scontro fra rifugiati e residenti a Corcolle e l’omicidio, a poche ore di distanza, di un clochard pakistano a Tor Pignattara da parte di un giovane diciassettenne italiano, entrambi nella periferia Est di Roma, hanno riportato in evidenza il delicato problema della convivenza dei cittadini romani con i nuovi residenti provenienti dall’Europa e da paesi non comunitari.
Nella cronaca dei giorni seguenti risalta nelle dichiarazioni dei cittadini, in una stessa misura l’insofferenza per l’eccessiva presenza sul territorio di immigrati che accentua il disagio dei residenti italiani per la carenza dei servizi (quelli dei trasporti ed ambientali, in particolare) e il rifiuto d’essere etichettati come razzisti, adducendo a prova la tolleranza mostrata nella vita quotidiana. Il quadro che ne scaturisce è lo stesso che si è registrato in altre occasioni, con relativa strumentalizzazione politica e violenze successive sugli immigrati da parte di esponenti di formazioni che professano la difesa dell’identità italiana, fino al razzismo.
Una sequenza simile a Roma, come in altre parti del nostro Paese, in cui il rischio che i cittadini corrono è di abituarsi a questi scoppi di violenza, come una fatalità e di credere che si possa trovare soluzione con l’attività repressiva delle forze di polizia, a cominciare da quella municipale. Una soluzione al di sopra delle possibilità delle forze dell’ordine poiché in realtà i cittadini chiedono che vengano rimossi i comportamenti che nella quotidianità configgono con le regole di convivenza. Per quanto condivisibile questa aspettativa ha il limite… di non avere limiti perché il livello d’accettazione della presenza dei migranti ha una soglia che varia da cittadino a cittadino. Il loro insediamento poi non è delimitabile all’imposizione di regole in quanto queste vengono messe alla prova e dimostrano, a volte, la loro insufficienza per le caratteristiche proprie del fenomeno immigrazione; esso risponde ad una pluralità di fattori (politici, economici, sociali, culturali) e quindi richiede una politica governativa e degli enti locali all’altezza della sua complessità; non solo misure amministrative, ma politiche di lungo periodo da testare in continuità per l’impatto che hanno sulla qualità della vita dei cittadini nei diversi territori.
La ricerca di Teorema prende le mosse dal riconoscimento dell’insufficienza della politica governativa sull’immigrazione e della sproporzione di mezzi a disposizione della Regione e degli enti locali a cui è stata demandata. E’ proprio in questo squilibrio e nel suo essere provocato da un fenomeno strutturale dei nostri tempi la ragione che ha motivato Teorema a lasciare da parte una visione che punta all’ottimizzazione dell’offerta dei servizi, (per usare un termine dell’economia) a favore di quella della domanda, rappresentata in questo caso dagli immigrati, nel rapporto con le istituzioni e la popolazione locale.
Nel seguire questa impostazione ci siamo chiesti come arriva “la persona” sul nostro territorio ed in particolare abbiamo guardato alla donna migrante per la maggiore fragilità che a prima vista ella manifesta nell’intraprendere il viaggio della speranza di un futuro migliore e per essere la sua condizione una delle caratteristiche che maggiormente distingue le culture che s’incontrano nel nostro Paese. Lo abbiamo fatto verificando quanto scaturiva dalla lettura di testi e ricerche, facendo interviste e acquisendo informazioni da chi è in “prima linea”, a contatto con i nuovi residenti, comunitari o non, nelle Asl, nei distretti socio-sanitari, nei consultori, negli istituti scolastici, nelle associazione no-profit, spesso quest’ultime “veicolo” verso le strutture pubbliche, anche in realtà periferiche come quelle delle province esterne a Roma Capitale. il punto più

Il seminario: l’utilità di un confronto

La prima considerazione è la scarsa rilevanza riservata dai mass-media alle caratteristiche dell’immigrazione femminile. Non si riconosce la specificità di genere nelle motivazioni all’origine della loro migrazione, equiparandola tout court a quella maschile.
Pertanto per valutare la migrazione femminile, ci siamo prefissi di:
– far riferimento alle dinamiche generali e strutturali dell’immigrazione;
– riconoscere le caratteristiche proprie del genere nelle ragioni per le quali le donne emigrano;
– il processo di adattamento ed inserimento nella nostra società.
Nel sintetico entrare nel merito che segue vengono elencati, in una sorta di indice, gli elementi che dovrebbero essere presi in esame per una maggiore attenzione alle condizioni della migrante.

Le ragioni per migrare
A sostegno della necessità di riconoscere la diversità di genere nelle decisioni di migrare, la nostra ricerca ha confermato che accanto alle ragioni economiche che hanno spinto le donne ad emigrare vi sono molte ragioni specifiche:
– il ruolo riproduttivo e di consolidamento dell’unità familiare;
– l’esistenza di relazioni d’interdipendenza tra i residenti nelle aree di origine e di destinazione, al punto che si parla dell’esistenza di “catene migratorie”;
– la possibilità di perseguire un proprio progetto di vita, sia se la migrante risulti coniugata che nubile;
– la rottura con il proprio ambito familiare e ambientale, per matrimoni imposti, gravidanze non accettate dalla famiglia, violenze familiari.
– le donne che mostrano un grande coraggio come le rifugiate che fuggono da zone di guerra e da conflitti politici e religiosi, soprattutto in Africa, andando incontro a peripezie inimmaginabili.
All’interno di questa distinzione ve ne è una ulteriore che è la cultura di provenienza.

Il ricongiungimento familiare
Il ricongiungimento familiare appare nelle aspettative di tutte le nazionalità o etnie, appena si realizzino le condizioni possibili (un lavoro stabile, la disponibilità di un’abitazione).
Nelle interviste emerge che il ruolo di “traino” è assolto quasi esclusivamente dall’uomo per quanto riguarda i paesi di cultura araba (nordafricana, mediorientale) e dai paesi asiatici, mentre è più bilanciato fra l’uomo e la donna provenienti dai paesi dell’Est europeo, per la maggiore presenza femminile negli ultimi anni.
La prima ondata migratoria maschile aveva bassi livelli d’istruzione ed altrettanto si è constatato per le donne che li hanno raggiunti in un secondo momento, subendo quest’ultime un’iniziale segregazione.
Il ricongiungimento non è sempre foriero di una vita familiare serena. Sono state individuate ragioni economiche, scontro di leadership familiare, tradimenti nel rapporto di coppia, disagio di ruolo della donna.
La solidarietà femminile e la solitudine delle donne
Il ruolo delle Casa-famiglia

L’integrazione
Alla richiesta di quali siano i fattori che facilitino l’integrazione, la risposta unanime è stata il lavoro e la scuola attraverso i bambini
Le discriminazioni nel lavoro;
Lavori che non tengono conto del livello d’istruzione, non frenano la volontà.
Il lavoro domestico.
Il lavoro di cura (fare la badante) preferito dalle migranti sole per la disponibilità di un alloggio. Il limite di questa soluzione: impedisce d’instaurare relazioni esterne al luogo di lavoro.
Il lavoro per il reinserimento delle donne rifugiate. La necessità di un alloggio

La scuola è giudicata un fattore di speranza per la convivenza e l’interazione fra le culture che sono presenti nei nostri territori. La scuola è quella che per prima s’è dovuta porre il problema di come accogliere i nuovi italiani e con la sensibilità e la preparazione degli insegnati si stanno ottenendo risultati giudicati significativi da tutti gli intervistati.
Il rapporto fra le madri delle diverse nazionalità ed etnie con l’istituzione scolastica.
Il rapporto fra le famiglie italiane e dei nuovi residenti. L’influenza del livello d’istruzione.
L’assenza di rapporti fra le famiglie italiane e quelle degli alunni di alcune etnie

L’integrazione delle donne immigrate nelle comunità locali italiane
La sottovalutazione che la società italiana fa delle motivazioni religiose e culturali delle migranti. “Le donne che si dichiarano mussulmane chiedono il rispetto della loro fede. Possiamo discutere di tutto, ma dovete rispettare il nostro credo religioso. Il nostro non è folklore” Dichiarazione di una mediatrice marocchina, definitasi mussulmana moderata, laureata in lingue che vive da 13 anni in Italia.
Le donne di nazionalità neo-latina e dell’Est europeo sul piano religioso hanno un rapporto complementare a quello culturale, in cui una delle due sfere può predominare sull’altra, ma non è vista d’ostacolo all’integrazione nella società italiana.
L’orgoglio delle proprie origini nelle immigrate dell’Est europeo, con un livello d’istruzione medio-alto.

Il rapporto con il sistema sociale locale.
Il ruolo delle associazioni italiane e della propria comunità.
Le strutture sanitarie e l’uscita dall’invisibilità.
Il rapporto con i consultori e gli ambulatori: diversità nei contatti e nel seguire le prescrizioni per nazionalità ed etnie
L’accesso delle famiglie immigrate alle provvidenze previste dalle amministrazioni comunali per le persone in stato di elevato disagio e povertà: la reazione delle popolazioni locali
Disagio psicologico e frequentazione del consultorio e dell’ambulatorio.
La donna migrante: “ponte” fra la cultura d’origine e quella in cui è pervenuta. Tensioni.

Il sistema sociale pubblico e le associazioni no-profit di assistenza
L’insufficienza del finanziamento pubblico.
Il peso decisivo degli operatori e del volontariato

Dagli intervenuti al seminario si vorrebbe infine rilevare in che misura le donne siano più o meno consapevoli dell’uomo nella scelta di migrare, poiché al termine della ricerca svolta si può dire che appare poco verosimile l’immagine che le donne siano in grande maggioranza passive, assoggettate, segregate ed isolate nelle loro comunità. I Rapporti Caritas e Idos hanno evidenziato il loro protagonismo nella costituzione delle piccolissime imprese e guidando associazioni: è ciò sufficiente per considerare in modo indistinto, fra i generi, la vita sociale dei migranti?
Ci deve interessare perché sulle donne e sui minori, nati ed istruiti in Italia, poggia il successo di quanti credono nella pacifica convivenza fra le culture presenti nel nostro Paese.

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