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Impronte ai bambini rom: il no dei sindacati

CGIL, CISL e UIL: "norme razziste e xenofobe". Schiavella (CGIL): "utilizzare strumenti rispettosi dei diritti umani, specie nei minori"

Deciso il rifiuto di CGIL, CISL e UIL del Lazio alle norme razziste e xenofobe che il Governo intende applicare, specialmente in riferimento alla decisione di rilevare le impronte digitali anche ai bambini rom. "Questa norma – si legge nella nota rilasciata la settimana scorsa – restringe gli spazi democratici nel nostro Paese e lede il principio di uguaglianza". Per questo motivo le organizzazioni sindacali hanno chiesto una convocazione straordinaria del Consiglio Regionale, aperta anche a sindacati, associazioni e comunità nomadi del Lazio.

La speranza è quella di proseguire sulla strada dell’integrazione e del riconoscimento dei diritti degli immigrati; strada che, recentemente, ha intrapreso la Regione Lazio con l’approvazione della legge sull’immigrazione.

Secondo il segretario della CGIL di Roma e del Lazio, Walter Schiavella "la proposta del Ministero degli Interni è sbagliata dal punto di vista del rispetto dei diritti di tutti i cittadini, in primo luogo dei minori". Inoltre -continua ancora – sbagliata anche dal punto di vista delle presunte finalità relative alla sicurezza".

"A tal proposito – ricorda Schiavella – vista la posizione della Regione Lazio riguardo alle politiche di integrazione, dimostrata dalla recente legge sull’immigrazione approvata, abbiamo ritenuto utile richiedere la convocazione straordinaria del Consiglio Regionale, insieme a CISL e UIL, per esaminare le possibili azioni, in particolare per tutelare i diritti dei minori, primo fra tutti il diritto all’istruzione".

E alla proposta di Alemanno di eseguire un censimento della popolazione immigrata, più che una schedatura, Schiavella risponde chiedendo "una più incisiva azione per capire il quadro dei servizi sociali volti all’integrazione che il Comune intende affiancare a tale manovra". Fondamentale, secondo il segretario della CGIL Lazio e Roma, è, infatti, "l’utilizzo di strumenti rispettosi dei diritti dell’uomo, per costruire una politica non soltanto di repressione del crimine ma anche di sostegno, accompagnamento e integrazione alla popolazione migrante che, in questa città, svolge un ruolo importante in settori economici trainanti, primo fra tutti l’edilizia".

Di registrare impronte digitali a immigrati e rom se ne parlava già in campagna elettorale. In un’intervista a RomaUno dell’aprile scorso, infatti, il neo premier aveva dichiarato che era necessario individuare l’identità di queste persone, anche attraverso la rilevazione delle impronte. Tesi sostenuta con forza dalla Lega e dal Ministro Maroni.

Fino a oggi la linea del Governo non è cambiata e, anzi, ha acuito ancor più le polemiche quando è stato annunciato l’allargamento delle norme anche ai minori. Man mano che il coro di proteste si ingigantiva – dal Partito Democratico al mondo dell’associazionismo, dal mondo cattolico alla Commissione Europea – decine di risposte e pareri negativi sono piovuti sulla scrivania di Maroni, circa l’utilizzo di metodi che sono stati definiti senza mezzi termini "razzisti".

L’intero gruppo del Pd al Comune di Roma, ha dichiarato: "Si tratta di una discriminazione su base razziale verso un’etnia che comprende un 50% di cittadini italiani. Una norma che non è prevista per la generalità degli italiani e pertanto realizzata su base selettiva.

La discriminazione su base etnica è per noi qualcosa di assolutamente inaccettabile. Per questo motivo – ha spiegato il capogruppo del Pd – condividiamo pienamente le critiche espresse dal mondo cattolico e in particolare dalla comunità di Sant’Egidio con la quale intendo consultarmi per impedire che si proceda con atti illegittimi soprattutto per la dignità umana e per la carta universale dei diritti dell’uomo e dei bambini".

"Polemiche infondate – continua, ancora oggi, a sostenere il Ministro dell’Interno – e tanti pregiudizi". Il razzismo, sostiene Maroni, non c’entra. Anzi, queste misure serviranno a tutelare proprio i minori rom, costretti oggi a vivere nei campi dividendo lo spazio con i topi". Ma le polemiche non si placano.

La Regione Lazio, dal canto suo, ha approvato una legge sull’immigrazione che procede decisamente controcorrente rispetto alle politiche della maggioranza di governo. Partecipazione, diritto allo studio, assistenza sociale e inserimento sono le parole d’ordine della giunta Marrazzo. E, quasi in contemporanea, arriva anche lo stop imprevisto di Alemanno. «Le schedature non servono», sostiene il sindaco di Roma, «lavoriamo piuttosto sul censimento». Misura questa appoggiata anche dal commissario straordinario per l’emergenza nomadi di Roma, Carlo Mosca, che propone invece l’utilizzo di fotografie.

Ma secondo il numero due del Carroccio non ci sono violazioni delle norme europee, né della costituzione italiana. Nessuna discriminazione, né razzismo; "le polemiche – continua il Ministro – sono immotivate. La rilevazione delle impronte serve solo a sapere chi c’è, chi abita le nostre città, chi ha diritto di restare e chi no". "Dunque – conclude Roberto Maroni – il Governo procederà fino in fondo: non retrocederemo di un millimetro".

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