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Inaugurata a Palazzo Venezia la mostra “Giochi d’arte” di Antonella Cappuccio

Le opere dell’artista esposte nella sala del Refettorio dal 6 dicembre al 7 gennaio 2007

Il 5 dicembre, presso la Sala del Refettorio di Palazzo Venezia, è stata inaugurata la mostra “Giochi d’arte”  della pittrice Antonella Cappuccio, figlia d’arte (madre pianista, nonna cantante lirica)  e madre di Gabriele e Silvio Muccino. Al vernissage sono intervenuti, oltre al sindaco, personaggi di spicco del mondo dell’arte, dello spettacolo e del cinema.


Il ciclo dei quadri esposti raccoglie venti opere realizzate dall’artista  ischitana con i più diversi supporti: dall’oro coniugato con il ferro, l’argento e la sabbia, al rame e poi al ferro e infine al vetro e allo specchio. Dai diversi materiali e partendo da una parola, da un’immagine, da un sogno nasce l’idea e la poetica della sua pittura che i critici hanno definito “simbolismo polimorfo”.


L’arrivo di Veltroni ha distolto per un po’ l’attenzione dei visitatori posata soprattutto sul “Cruciverba”, una delle opere più significative su cui campeggia il titolo “L’arte è magia liberata dalla menzogna di essere verità”, l’aforisma di Adorno tratto dal suo “Minima Moralia”. Secondo Strinati – sovrintendente del polo museale romano e curatore della  mostra – tutte le opere della Cappuccio “sono ispirate ad un unico principio generatore, quello della composizione-ricomposizione della forma , in una sorta di gioco intellettuale che, nel contempo, è severamente meditato e formulato  ma anche spontaneo e immediato nei suoi presupposti e nella sua realizzazione”. Infatti, come sottolinea la storica d’arte Carla Vangelista “la pittrice sa dividere in quadrati il mondo che rappresenta, secondo una rigorosa geometria, e con la creatività dell’artista sa però poi far risaltare alcuni tasselli in particolare, per guidarci in un labirinto, in un cruciverba, in un puzzle, in un enigma che racconta una storia ricca di emozioni pure”. E si tratta di una storia dei sentimenti più arcaici, la storia di una commozione che non si perde in quel labirinto ma sembra straripare dal pennello, dalla tela, dagli stessi materiali vivi che usa.  Impossibile non restare colpiti delle parole dipinte nei suoi quadri, che si fanno sonore e ci suggeriscono musica e poesia. Come quelle di Antonio Machado e della sua lirica “Los Ojos”, che Antonella Cappuccio  trasforma in una scacchiera di emozioni: un’opera che al centro del grande quadrato presenta un bassorilievo di un volto dagli occhi socchiusi coperto di sabbia. Intorno, diagonalmente, compaiono in formelle d’argento i volti delle persone più care all’artista (riconoscibilissimo il figlio Silvio).


“Forse un po’ troppo al femminile – azzarda un visitatore – ma è una delle delle migliori mostre viste qui al Refettorio da tempo a questa parte”. I suoi interlocutori, noi compresi, sono d’accordo.


La mostra durerà fino al 7 gennaio 2007. L’ingresso è gratuito. 

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