

Sessantadue anni fa oltre 3000 romani persero la vita sotto le bombe americane
Il 19 luglio del 1943 alle ore 11.02, durante la seconda guerra mondiale, dieci aerei americani guidati dal tenente puntatore Owen Gibson sorvolarono i cieli della Capitale e bombardarono con circa 700 tonnellate di esplosivo le zone di San Lorenzo, Porta Maggiore, Verano e Poclinico, provocando la morte di 3000 civili.
Una giornata apparentemente tranquilla si trasformò rapidamente in un inferno di fiamme e di sangue. Si parlò a lungo di un errore di mira da parte dei piloti americani; infatti più volte il governo Statunitense dichiarò che l’intento dell’azione di guerra era stato esclusivamente quello di colpire i principali obiettivi militari strategici. Anche se poi, il New York Times, all’indomani dell’accaduto, con soddisfazione e profonda fierezza commentava così la notizia in prima pagina:"Roma colpita! Roma brucia!"
Roma, città aperta, fino ad allora era stata risparmiata dalle incursioni anglo-americane, grazie e soprattutto agli appelli e alle costanti pressioni di Papa Pio XII e della diplomazia Pontificia.
Oggi a sessantadue anni di distanza, San Lorenzo, il quartiere più colpito ricorda le sue vittime con una manifestazione di commemorazione, dove nel 2003 in occasione del 60° anniversario venne inaugurato il "Parco dei caduti", all’interno del quale su lastre di marmo vennero incisi i nomi di 1492 vittime di quel giorno triste e sanguinoso, quando Roma e un’intera nazione vennero tradite e colpite al cuore.
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