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“Per continuare a non tacere”: lettera di don Sardelli a Veltroni sui nuovi mali della città

Presentata in X municipio, a 37 anni dalla sua prima Lettera al Sindaco. I ragazzi della "Scuola 725" ritornano in campo

Sono passati ben 37 anni dalla prima “Lettera al Sindaco” (sottotitolo: “Non tacere”), quella pubblicata da un prete di frontiera, don Roberto Sardelli, e dai suoi ragazzi della "Scuola 725" (Acquedotto Felice) nel 1970.
Era un periodo, quello tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta, di grandi lotte per la casa e per l’eliminazione delle migliaia di baracche che, a Roma, rappresentavano il massimo del degrado e delle disuguaglianze sociali. Quel problema drammatico, a distanza di alcuni anni e grazie anche al contributo di quel documento (a cui fece seguito, nel 1974, il “Convegno sui mali di Roma”, organizzato dal Vicariato di Roma), e ad una svolta politica che portò al governo della città il Sindaco Luigi Petroselli, fu effettivamente risolto: gli ultimi borghetti furono demoliti nel 1980.

Oggi, dopo alcuni decenni, la nostra città sta vivendo una nuova emergenza. Il fenomeno dei senza casa, legato in parte alla nuova immigrazione, la precarietà del lavoro, il degrado della cultura ridotta a spettacolo ed a immagine, la crisi della partecipazione politica, la distanza tra le istituzioni e i cittadini, la disaffezione nei confronti della democrazia, e tante altre questioni richiamate nel documento, hanno spinto don Roberto Sardelli a riunire un gruppo di ex alunni della Scuola 725 per discutere insieme sui “nuovi mali di Roma”, denunciati in una nuova lettera, significativamente intitolata “Per continuare a non tacere”.

Essa è stata presentata giovedì 15 marzo, nella sede del Consiglio del Municipio X (leggi il documento integrale). Abbiamo saputo che la prossima presentazione avverrà nella sede del Municipio VI, nel cui territorio, per la precisione al Pigneto, vive e opera l’anziano sacerdote. Abbiamo anche letto il documento, avendolo ottenuto in anteprima dallo stesso Sardelli. Vi possiamo assicurare che si tratta di una denuncia molto circostanziata e, nel contempo, propositiva, sebbene espressa con profonda e angosciosa intonazione profetica.

Essa parte ricollegandosi esplicitamente alla lettera del 1970, e al suo carattere autenticamente “politico”: “L’azione politica deve essere esercitata in riferimento al popolo e al bene collettivo, autentico e concreto” – vi si legge – “Lo svolgimento dell’azione politica non può essere guidato da interessi corporativi”. La definizione che il documento dà della politica ci chiarisce la sua volontà innovativa e sociale: “la politica per noi è progetto, ci parla del rapporto che l’uomo deve avere con se stesso, con gli altri tra cui vive, con l’ambiente in cui cresce”. E’ proprio questa caratteristica della politica che, secondo gli estensori della lettera, purtroppo, negli ultimi anni, è venuta meno. Essi si dicono allarmati per la democrazia, per la cultura, per i migranti. “Il traffico, la violenza, il degrado ambientale, l’emergenza casa, il lavoro e la precarietà, la scuola sono problemi che ci stanno a cuore”.

Denunciano la città spettacolo, la città degli effetti speciali, la crisi della politica, la preponderanza dell’economia e del denaro sull’amministrazione, l’arroganza e l’impunità dei poteri forti e criminali, la totale assenza di coscienza critica, la sparizione del valore dell’eguaglianza. Nel documento sono contenute critiche, neanche troppo velate, all’attuale Primo Cittadino: “Noi non riusciamo a comprendere come colui che eletto al governo della città riesca a mettere insieme una serata mondana e un bambino africano che muore di fame. Non riusciamo a comprendere come egli possa mettere insieme il matrimonio di un calciatore miliardario e un operaio in nero che muore schiacciato sotto una lastra di marmo”.

Ma anche suggerimenti, consistenti in citazioni tratte da personaggi eminenti quali Don Milani (“Non fare parti eguali tra disuguali”), o addirittura Aristotele (“Chi comanda deve possedere la virtù morale nella sua completezza”). Ma non solo proposte etiche, anche “operative”, sono esposte nella lettera. Ad esempio la necessità di un vero decentramento basato su una vera partecipazione, un decentramento che “abbia la periferia come riferimento e punto propulsore”. Un altro valore importante a cui ispirarsi, accanto alla democrazia partecipata, è quello della laicità, contro ogni clericalismo più o meno esplicito o strisciante (sembra di capire che anche l’attuale amministrazione della città, secondo gli estensori della lettera, sia affetta dal virus della genuflessione nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche).

Critiche molto severe sono rivolte anche al cosiddetto “ceto politico militante”, del quale vengono evidenziati gli ingiustificati privilegi e le eccessive prebende. Ma anche la degenerazione della cultura da “esercizio del pensiero e acquisto di idee generali” alla superficialità e alla volatilità dello slogan “life is now”, viene aspramente denunciata come il principale motivo della corruzione e dell’imbarbarimento della gioventù. Bisogna avere il coraggio, sostengono don Sardelli e i suoi collaboratori, di ripartire dalla formazione, dalla scrupolosa preparazione, dallo studio e, finalmente, dal rifiuto totale della televisione che rende tutti falsamente eguali, cioè idioti.

Sul piano più squisitamente sociale, la prima emergenza che il documento individua è quella dei migranti i quali, come già gli immigrati meridionali di quarant’anni fa, subiscono discriminazione, emarginazione, sfruttamento sul lavoro e, soprattutto, sono costretti ad abitare in situazioni alloggiative molto simili a quelle dei baraccati che popolavano le periferie della capitale alcuni decenni fa. “Una nuova politica che privilegi i deboli”, è il titolo del capitolo conclusivo della lettera che si chiude con un invito al dialogo rivolto al Sindaco e agli amministratori locali, per la costruzione di “nuovi canali culturali che incidano in profondità”. In definitiva un documento che, unendo una lucida analisi della situazione effettuale ad un messaggio di profetico rinnovamento, siamo sicuri saprà suscitare polemiche e appassionate discussioni.

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