Categorie: Recensioni Film

Tutta la vita davanti

di Paolo Virzì

Marta (Isabella Ragonese) è una giovane ragazza siciliana, che si è appena laureata con lode, abbraccio accademico e pubblicazione della tesi in filosofia teoretica, all’università di Roma. Terminati gli studi, decide di affacciarsi nel mondo del lavoro provando qualche colloquio nel campo dell’editoria. Le risposte sempre le stesse: “Le faremo sapere”. Per caso si imbatte in Lara, una bambina che le offre l’occasione di ottenere contemporaneamente un’ occupazione ed una casa, attraverso il lavoro di baby sitter. E’ così che conosce la mamma di Lara: Sonia, la ragazza fragile ed immatura (interpretata Micaela Ramazzotti) che le apre il mondo del call center della Multiple. Marta ha bisogno di lavorare e così, quasi per gioco, inizia la sua esperienza nel call center. L’obiettivo è fissare telefonicamente più appuntamenti possibili per vendere un apparecchio di depurazione dell’acqua.

Marta scopre un nuovo mondo ”quasi un villaggio vacanze”, fatto di gente, di premi, di canzoncine e di sms motivanti. Scopre di avere una collocazione nel mondo. E, soprattutto, scopre che il nuovo lavoro le riesce anche bene. Nel giro di poco tempo si fa notare per i successi ottenuti e ottiene il rispetto della sua Responsabile(Sabrina Ferilli.) e del capo in persona(Massimo Ghini). Ma in poco tempo la “follia” di questo mondo le appare chiaramente agli occhi. Privazione dei diritti dei lavoratori, mobbing e pressioni psicologiche che porteranno , anche, un giovane collega di lavoro (Elio Germano) alla disperazione. In poco tempo la realtà della Multiple le appare come quella dei Reality show: fatta di spietate strategie ed eliminazioni.

L’ incontro con il giovane sindacalista della CGIL Giorgio Conforti (Valerio Mastandrea) le offre, però, una speranza. Le fa credere che si possano cambiare alcune logiche arriviste e spietate, Ma, anche lui, come gli altri, la delude e la spinge a rassegnarsi di fronte alla consapevolezza che nulla può cambiare le cose. Tantomeno una logica idealista e fuori tempo. Poi non molto lontano dalla realtà. Virzì sembra quasi aver previsto quello che sarebbe successo nel caso Alitalia: la perdita del senso di appartenenza dei lavoratori nei confronti di chi avrebbe dovuto tutelarli e rappresentarli. E’ questa la forza del film di Virzì. Non c’è scampo per nessuno. Non ci sono buoni o cattivi ma tutti hanno delle responsabilità. I personaggi stessi non sono mai stereotipati, ma complessi e mai scontati. Insomma, disperatamente umani.
Il pubblico per l’intero film vive le sofferenze della protagonista e si commuove nel pianto liberatorio del finale. Il tormento di Marta non è forse quello di tutti noi? Virzì, come al solito, ha fatto centro.

Voto:7

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