Intervista a Rocco Papaleo

Incontro con il popolare attore a L'Isola del Cinema 2009
di Riccardo Faiella - 19 Ottobre 2009

Lo scorso 13 luglio, nel corso della XV Edizione de L’Isola del Cinema, all’Isola Tiberina, c’è stata la prima mondiale del film Amalfi, una pellicola giapponese girata interamente in Italia e realizzata in occasione dei cinquant’anni di Fuji Television.

Il regista Hiroshi Nishitani al cast giapponese e ai protagonisti Yuji Oda e Yuki Amami, ha affiancato diversi attori italiani tra cui il popolare Rocco Papaleo.

Gli abbiamo chiesto come avesse trovato questa insolita esperienza.

È stata un’esperienza diversa, particolare, perché comunque ho interagito con una cultura differente dalla nostra, alla fine poi nemmeno troppo, però sicuramente in un’altra dimensione. È stato molto interessante, perché è coinciso con un periodo in cui avevo interesse per il Giappone, anche per delle letture che stavo facendo. Infatti, mi erano passati per le mani dei romanzi di una scrittrice belga in cui le vicende narrate erano ambientate in Giappone. Poi un’altra coincidenza: una mia amica mi ha regalato un libro inerente al Giappone. Era destino. È arrivata questa proposta e io l’ho cavalcata subito. Devo dire che è stata una bella esperienza.

Come sono sul lavoro i giapponesi?

Hanno gentilezza, stacanovismo, precisione. Mi ha fatto piacere conoscerli.

Tu hai lavorato con molti registi italiani. Hai trovato differenze tra loro e Hiroshi Nishitani?

No, perché c’è un filo conduttore tra le varie cinematografie. La modalità è quella: la macchina da presa e un povero attore che deve impressionare la pellicola nel modo migliore. Naturalmente c’era un piccolo problema di comunicazione. Quindi è chiaro che con il regista ci siamo detti le cose essenziali. Non potevamo intavolare delle discussioni complesse; però anche in questo devo dire che mi sono sentito comunque guidato e ho avuto dei suggerimenti, delle successioni interessanti dal regista. Non ho trovato grandissime differenze, nel senso che non ho trovato difficoltà con loro, come non ne trovo quando lavoro con registi italiani. Forse fa parte anche del mio modo di approcciarmi con il lavoro. Cerco di essere creativo e anche con loro ho trovato abbastanza disponibilità ad accogliere quello che proponevo. Anzi, si è creato a metà del film che proprio loro mi chiedevano come pensavo di fare. Un’esperienza veramente interessante.
Ho legato anche con gli attori giapponesi che poi, io non lo sapevo, ma sono superstar nel loro paese. Non sapendolo non ho avuto neanche quel timore reverenziale. Però loro sono molto semplici. Mi ricordo che una sera l’attrice protagonista, nella mensa che si era approntata, ha servito lei da mangiare. Un gesto di grande umiltà, inconsueto nella nostra cultura.

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Che programmi hai per l’immediato futuro?

Comincerò a girare un film il 24 agosto, che mi impegnerà moltissimo.

Le foto sono di Maria Novella De Luca


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