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Intervista ad un allenatore di calcio, con la sindrome di down

Una madre e un padre ricevono la notizia: “Il bambino che aspettate è affetto dalla sindrome di Down”.

La mamma e il papà sono portati a pensare che la loro vita sarà in salita, che il loro figlio non riuscirà ad essere felice e non avrà la libertà di fare tutto quello che faranno i loro amici o i loro compagni.

Quel bambino, ora ragazzo, ha potuto smentire quei brutti pensieri. Si è innamorato di un gioco che è la passione di milioni di persone: il calcio.

Calma, è solo un cromosoma extra!”. Cos’è il calcio per un bambino con la sindrome di Down

 

Intervista

La vostra è una scuola calcio?

Si è una scuola calcio, che segue passo passo i bambini e poi i ragazzi con la sindrome.

Gli allenatori sono specialisti? Sono istruttori di calcio? Sono i cosiddetti Mister?

Diciamo che sanno alla perfezione come gestire il percorso degli allievi

Gli insegnanti cosa insegnano? I bambini down cosa imparano?

Imparano e apprendono il rispetto delle regole e il senso dell’impegno. Attraverso il calcio sviluppano l’interazione sociale ma anche le connessioni neuronali favorite dall’esercizio fisico. Con l’allenamento apprendono la conoscenza del proprio corpo e sfidano loro stessi, per superare i propri limiti. In ultimo hanno capito che si vogliono bene al di fuori del campo, perché l’amicizia, per loro come per tutte le persone che credono in questo valore, è senza spazio e senza tempo.

I bambini hanno dei desideri, delle preferenze?

Quasi tutti ambiscono alla maglia 9, 10 o 11.

La maggior parte di loro preferisce giocare in attacco perché si fa meno fatica (si, i ragazzi Down tendono ad essere un po’ pigri).

Vogliono sempre calciare, perché l’importante è fare gol.

Sono testardi, qualità che depone a loro favore quando si tratta di svolgere esercizi a ripetizione.

Qualità specifiche dei bambini down?

Hanno un fortissimo spirito di appartenenza e di gruppo.

Aiutano i compagni quando sono in difficoltà e fanno una grande fatica ad accettare la sconfitta della squadra.

Tanti di loro, facilmente, “mettono il muso” e per questo ogni attività che sono chiamati a svolgere viene proposta come un gioco, in aree ben delineate affinché mantengano alta la concentrazione.

Feste o festeggiamenti durante l’anno sportivo?

Alla fine dell’allenamento, se trovano una torta da dividere e condividere coi loro compagni, ne saranno particolarmente entusiasti, perché di norma sono buone forchette.

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