

Nelle sale l'ultimo film di Sean Penn
Con Into the Wild – Nelle terre selvagge, il ribelle di Hollywood Sean Penn, ci regala la sua pellicola più matura, densa ed emozionante. Il film è tratto dal libro di Jon Krakauer "Nelle terre estreme", di cui il regista-attore si innamorò nel lontano ’97, perché "era una storia nata per diventare un film".
Da allora ha atteso ben dieci anni per poter raccontare la storia vera di Christopher McCandless, figlio brillante della buona borghesia americana che decide di abbandonare ogni privilegio per immergersi nella natura più selvaggia, fino a imbattersi in un tragico destino. Alla fine Penn è riuscito a vincere la resistenza dei genitori, ancora scottati da una ferita troppo dura per accettare di vedere riprodotta sul grande schermo la vicenda di Chris, che ha oltretutto lo svantaggio di inchiodarli impietosamente alle loro responsabilità.
Christopher (uno strepitoso Emile Hirsch), ventiduenne fresco di laurea e con un promettente futuro davanti a sé, senza dire una parola alla famiglia, dona in beneficenza tutti i suoi risparmi e intraprende un lungo viaggio di due anni che, dai campi di grano del South Dakota, lo condurrà fino alle terre impervie e inospitali dell’Alaska, dove rimarrà per ben 113 giorni. Potenziale adepto dell’American dream, il giovane McCandless si libera degli orpelli del consumismo e, munito soltanto di uno zaino a spalla, parte verso l’ignoto alla ricerca di un contatto con la natura più profondo e più vero.
Into The Wild è il terzo film di Sean Penn che narra di uomini in fuga dal loro passato, dopo l’esordio di Lupo Solitario (1991) e Tre giorni per la verità (1996). Ma il fil rouge che attraversa interamente il suo cinema – raccordando questa sua ultima fatica anche a La promessa (2001) e all’episodio del collettivo 11 Settembre (2002) – è, senza dubbio, la ricerca della verità: una verità che non è data come dogma ideologico, ma si annida, per dirla con Sant’Agostino, in interiore homine. Una verità che, per il Penn militante per i diritti civili e nemico giurato dell’amministrazione Bush, è naturalmente anche politica, ma trova il suo indispensabile riflesso nella consapevolezza individuale, che risuona come un leitmotiv anche negli inserti struggenti di Carine (Jena Malone), sorella di Chris ed empatica voce narrante.
Il ragazzo sa con certezza di dover rompere con il vecchio sé stesso e, novello Mattia Pascal, sperimenta così molteplici esistenze possibili, lasciandosi alle spalle l’ipocrisia ormai in cancrena di un padre (William Hurt) e una madre (Marcia Gay Harden) che hanno confuso l’amore con le "cose": perché la strada verso l’autenticità passa necessariamente attraverso il senso di un’identità da perdere e ritrovare. L’avventura di Chris "sulla strada" si snoda attraverso gli sterminati paesaggi d’America, carichi di scorci sovrumani, di silenzi pulsanti di vita, di una umanità dolente e vitale, in perenne lotta con l’aggressiva avanzata dei non-luoghi del benessere capitalistico.
Into The Wild possiede, infatti, il respiro epico del road movie della grande tradizione americana, che affida il senso della ricerca al viaggio in sé, non all’approdo. Stavolta, però, la frontiera si è spostata al di là del favoleggiato West, e punta dritta al cuore dell’uomo. La fuga, del resto, non consente comunque di sottrarsi a sé stessi e alla necessità-desiderio di condividere con gli altri le proprie esperienze, perché, come dice lo stesso Penn, "solo così si può trovare la vera felicità". Purtroppo, quando Chris lo capirà, sarà troppo tardi. In fondo agli occhi resterà per sempre un autoscatto sfocato, che lo consegna ai posteri all’apice della giovinezza e di una felicità soltanto accarezzata. Da brividi la colonna sonora firmata dal leader dei Pearl Jam, Eddie Vedder.
Il trailer
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