

In una mostra a Palazzo Venezia le opere dell’artista americano
Il 3 maggio, Palazzo Venezia ha visto l’inaugurazione, riservata ai soli invitati, della prima importante rassegna che Roma dedica al talento creativo di Julian Schnabel. La mostra è aperta ufficialmente al pubblico dal 4 maggio e si protrarrà fino al 27 giugno.
Stavolta gli spazi del Palazzo sono risultati davvero indispensabili per soddisfare una delle peculiarità delle opere dell’artista americano, cioè la dimensione. E’ lo stesso maestro a parlare di evidenza fisica per i suoi lavori e la mostra romana, che mette insieme le opere della prima giovinezza come quelle recentissime di un artista in continua evoluzione, dà conto di questa peculiarità e si pone come suo ideale filo conduttore.
"Schnabel non è monumentale nel senso antico della parola – dice Claudio Strinati, soprintendente per il Polo Museale Romano – ma è gigantesco nella sua forza espressiva: ha bisogno infatti di aggredire lo spazio affinché l’opera assuma il significato preteso dall’autore. Le sue opere sono imperiose e ordinano a chi le guarda di essere viste in modo specifico, che non ammette margini di discrezionalità".
La mostra si articola intorno ad una trentina di opere, in un percorso che si snoda lungo sette grandi ambienti del piano nobile del Palazzo. Un itinerario che tocca quattro temi essenziali dell’opera pittorica di Schnabel. Dalle opere di grande formato, rappresentate dalle immense tele dove, alcuni tratti, densi e corposi, si mescolano a segni più sfumati, alla galleria dei ritratti e degli autoritratti; dai Plate Paintings, dipinti realizzati sulle superfici di frammenti di ceramica, fino al Japanese Painting, colori ad olio su foto digitali. "Ma sono i ritratti, realizzati su tele quadrangolari impreziosite da cornici in fibra di vetro, a colpire per la loro brillantezza, effetto delle colate di cera e resina. In essi – dice ancora lo stesso soprintendente – si percepisce bene sia l’anima americana, sia quella latina, che convivono e combattono nell’immaginario di questo artista".
Bellissimo anche il ciclo dedicato all’attrice cantante Jane Birkin (non dimentichiamo le molte incursioni di Schnabel nel cinema e nella musica), rappresentato da tre opere prodotte nel 1990. Allo stesso periodo risale la creazione di tre grandiose opere (sei metri per sei) esposte nella sala che apre la mostra. Si tratta di lavori eseguiti su tela catramata, grandi fogli flessibili e resistenti all’acqua. Una tecnica che l’artista ha cominciato ad utilizzare sin dagli esordi, intorno agli anni settanta.
Da notare che tutte le opere poggiano a terra, senza basi di sostegno, in una provvisorietà “disordinata e armoniosa”. Altra particolarità: i dipinti, per evitare che l’allestimento sovrasti l’importanza dell’opera, non sono illuminati artificialmente. Le grandi piantane dorate che illuminano lo scalone che conduce al loggiato e poi alla mostra (unica illuminazione supplementare) sono state volute dallo stesso Schnabel.
Oltre al soprintendente Strinati, che ha fatto gli onori di casa, e a Julian Schnabel, numerosi gli invitati presenti all’evento. Giornalisti, storici e critici dell’arte (tra cui Vittorio Sgarbi) e altri addetti ai lavori.
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