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La “chiusura degli spazi sociali” nel V municipio e la storia infinita del Bocciofilo di viale Partenope

Luciano Di Pietrantonio - 21 Settembre 2021

Il rinnovo degli Organi Istituzionali del Comune e dei 15 Municipi della Capitale sono in dirittura di arrivo. Siamo a meno di due settimane dal voto. Si intensifica la comunicazione elettorale per far conoscere, da parte dei partiti e dei candidati, le proposte e le intenzioni sul futuro e sullo sviluppo della Città Eterna.

Purtroppo non c’è solo la necessità di rispondere ai gravi e urgenti problemi di vita urbana come ambiente, trasporti e verde, che in questi anni si sono ulteriormente aggravati e degradati, ma nelle periferie romane, in modo particolare nel territorio del V Municipio, si è cercato malgrado contestazioni e proteste dei cittadini, di ridurre e determinare la “chiusura di spazi sociali”, presenti da decenni nelle zone e nei quartieri del quadrante est della città.

Infatti è stata smantellata dal Municipio V, con sgomberi di spazi sociali, una rete di realtà associative storiche del territorio, e sono stati giustificati dalla Giunta Municipale con interpretazioni forzate e spesso molto discutibili, in nome del riordino del patrimonio comunale, mettendo all’ultimo posto gli spazi utilizzati per fini sociali.

Sono stati almeno 18 gli “spazi sociali” costretti a chiudere attività importanti come centri interculturali e per disabili, associazioni, ludoteche, campi di calcio, piscina, sedi di comitati di quartiere, ecc. Realtà che hanno rappresentato centri di aggregazione e coesione sociale, per migliaia di persone: dalle famiglie ai giovani, dalle donne agli anziani, e che oggi non esistono più e non si sa quando torneranno ad esser fruibili per i cittadini. È stata la lenta desertificazione degli “spazi sociali”,  o forse  il tentativo di cancellare parte  della vita sociale del V Municipio.

L’ex Bocciofilo di viale Partenope

Emblematico il caso dell’ex Circolo Bocciofilo Roma, in viale Partenope 51, nella zona dei Gordiani, di cui vale ricordare la storia infinita: una struttura che è stata un modello. Inaugurato all’inizio degli anni ‘70, ha rappresentato l’unico centro di aggregazione pubblica del nuovo quartiere, di fatto una struttura storica per le attività socio–culturali e ricreative, una risposta alla partecipazione e alla vita associativa. Frequentato prima della chiusura, avvenuta nel dicembre 2017 da oltre 400 persone fra uomini e donne.

Sui motivi della chiusura, malgrado l’accesso agli atti, dopo l’ordinanza municipale di sospensione delle attività, non si è capito molto dal “verbale di sopralluogo” del Municipio. Dopo qualche tempo, all’inizio del 2019, è stato affermato che la chiusura del Circolo Bocciofilo, era stata determinata dall’esigenza di rimuovere l’amianto dai soffitti.

A quattro anni dalla chiusura della struttura sociale, cioè nel marzo 2021 sono iniziati i lavori commissionati dal V Municipio per opere di bonifica, con la rimozione dell’amianto dai tetti e il ripristino con appositi pannelli coibentati, l’intervento si è concluso nello scorso mese di giugno con un impegno di spesa di 73 mila euro.

A cantiere ultimato sembrerebbe che sul preesistente bagno in muratura del Circolo Bocciofilo sia ancora presente l’amianto e che all’interno dei locali (biblioteca/cucina) si riscontrano infiltrazioni dai soffitti. Certamente sarà la verifica e la certificazione degli uffici tecnici municipali sui lavori effettuati e definire l’agibilità di questo importante spazio sociale.

Ferite ancora aperte

Ecco perché le questioni legate alla “chiusura degli spazi sociali” nel V Municipio sono più vive e sentite dai cittadini del territorio, perché hanno creato ferite che ancora non si sono rimarginate. Questa è una problematica che influisce sulla qualità della vita nei quartieri di periferia, non solo dal punto di vista sociale, ma umano e relazionale, e spesso è un grande antidoto alla solitudine delle persone anziane, specialmente quelle sole.

L’augurio è quello che, passata la vicenda elettorale, si possa tornare a risolvere i problemi che interessano i cittadini, senza rimuoverli così come è successo in questo ultimo quinquennio.

Gli “spazi sociali” appartengono alla comunità, chi governa deve fare in modo di farli funzionare con trasparenza e partecipazione.


Commenti

  Commenti: 1

  1. Francesco Sirleto


    Sono totalmente d’accordo con l’analisi di Luciano Di Pierantonio. Sono convinto, però, che la futura amministrazione municipale saprà affrontare e risolvere il problema degli spazi sociali e culturali tuttora chiusi, con rapidità ed efficienza.

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