“La Comitiva”: il documentario che racconta l’Italia di domani, fra ius soli e speranza

“Mi sento già italiano e non ho bisogno di un pezzo di carta per dimostrarlo” sostiene fermamente uno dei protagonisti del corto
Gregorio Staglianò - 28 Dicembre 2017

Il 2017 si chiude con la mancata approvazione dello ius soli da parte delle Camere, per mancanza di numeri qualcuno dice, per mancanza di volontà sarebbe più onesto dire. E così, quasi un milione di ragazzi, nati e cresciuti nel nostro Paese, non potranno avere la cittadinanza. Un diritto negato, che è stato raccontato tante volte dai media, snocciolando dati e analizzando opinioni politiche. Ma c’è un’altra Italia, fatta di giovani immigrati di seconde generazioni non riconosciute, nati e cresciuti qui, scuri di pelle ma con l’accento di Garbatella. Ē un’Italia diversa, speranzosa, solare e a tratti malinconica, che il documentario “La Comitiva” di Andrea Bettinetti, tratteggia con chirurgica maestria.

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“Mi sento già italiano e non ho bisogno di un pezzo di carta per dimostrarlo” sostiene fermamente uno dei protagonisti del corto, insieme a tutti gli altri giovani che davanti alle telecamere raccontano i loro sogni, i loro disagi adolescenziali, i loro dubbi e i loro perché. É un ritratto il documentario, andato in onda su Sky Atlantic, lo scorso 5 novembre, facente parte del ciclo “Il racconto del reale” e come tale non è caricaturale, è crudo, a volte semplice, volutamente scarno di fronzoli, ma non per questo meno efficace.

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Dei loro paesi d’origine conservano soltanto racconti tramandati dai genitori, arrivati nel nostro Paese decenni or sono. Sono cresciuti esattamente nello stesso tessuto sociale di tutti gli altri, si sono integrati fin dalla culla e rappresentano uno spaccato, un grosso spaccato dell’Italia del domani, ma anche di quelli del presente. Di quella che gli ha negato un diritto, uno di quelli primari, che ancora deve trovare il coraggio di superare le sue immotivate paure, i suoi sterili calcoli e compiere il grande balzo in avanti.

La cornice di questa storia non poteva che essere Roma e le sue periferie, spesso dimenticate ma che si rivelano tesori di esperimenti sociali, di aggregazioni e di integrazione. I ragazzi della “comitiva” si riuniscono fra piazza Malatesta, poco distante dal Pigneto, e l’ex Snia, il Parco delle Energie su Via Prenestina, un campetto di basket e decine di graffiti. Qui vivono i loro pomeriggi fra lo studio, lo sport, la musica e le preoccupazioni e i sogni di tutti gli adolescenti: una famiglia, il successo, una carriera universitaria. “La Comitiva” è una fessura preziosa, un buco della serratura attraverso i quali guardare con curiosità e attenzione un’Italia intima, spogliata dagli esercizi retorici di palazzo, che inevitabilmente sta cambiando, che è già cambiata e ha bisogno che la politica glielo riconosca.

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