

Al Casale Podere Rosa incontro con il parlamentare Paolo Cacciari e la regista Carla Apuzzo
Ma siamo proprio sicuri che la crescita, l’aumento del PIL (il prodotto interno lordo), è sempre accompagnato dal benessere? Oppure dobbiamo ridurre i nostri consumi con un altro stile di vita?
Nella discussione del 20 luglio organizzata dal Casale Podere Rosa, in via Diego Fabbri, Paolo Cacciari, autore del libro Pensare la decrescita. Sostenibilità ed equità (Cantieri Carta/Edizioni Intra Moenia), e Carla Apuzzo, che ha documentato l’esperienza di una comune in provincia di Siena, hanno spiegato e dimostrato che un altro mondo è possibile.
Una crescita sconsiderata, non rispettosa dell’ambiente, saccheggia e depaupera il territorio: “Anche nel rapporto con la natura c’è bisogno di un preciso riferimento etico e di un codice di comportamento morale” (Pensare la decrescita, Cacciari, pag. 32). Sotto gli occhi di tutti è ormai ben visibile il fallimento della globalizzazione neoliberista che ha prodotto dissipazione delle risorse naturali, disuguaglianze e divisioni sociali, tra ricco e povero, generazionali, tra giovani e anziani, e geografiche, tra nord e sud del mondo.
Persino gli economisti riconoscono l’insolvenza dell’economia del libero mercato. Il numero di persone al mondo che patiscono la fame, dal 1981 al 2003, si è quasi raddoppiato: da 450 milioni a 852 milioni (dati Fao).
Oggi possiamo e dobbiamo pretendere di abitare in case costruite con materiali eco-compatibili, di indossare indumenti completamente naturali colorati con tinte vegetali, mangiare cibi biologici e vivere in un ambiente più salubre. Cambiare è possibile, ma, come suggerisce Paolo Cacciari, serve il nostro contributo attraverso un consumo critico e una maggiore sobrietà che tenga conto del riutilizzo e il riciclaggio dei materiali e realizzi, dove possibile, l’autoproduzione. Non possiamo avere sempre di più: “Sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti, ma non per soddisfare l’ingordigia di pochi”, Gandhi (ibid. pag. 69).
Le iniziative per passare “dalla società di mercato alla società del bene comune” (ibid., pag. 113) si moltiplicano: dai Gruppi di acquisto solidali (GAS), ai Sistemi di scambio locale; le Banche del tempo; i Distretti di economia solidale; i Bilanci di giustizia; i Comuni virtuosi.
Carla Apuzzo, invece, nella ricerca pragmatica e realistica di un diverso modello economico ha realizzato, insieme a Salvatore Piscicelli (montaggio) e all’olandese Huub Nijhuis (riprese), il film-documentario: La comune di Bagnaia. Un frammento di utopia.
Il film racconta la storia di un gruppo di persone che dal 1979 vivono in una comune ispirata ai principi del comunismo libertario, nell’assoluta parità tra i suoi membri (nessuna leadership), con il rifiuto della proprietà privata e la condivisione egualitaria delle risorse. Ogni componente partecipa alla vita della comunità. Le decisioni vengono prese in gruppo e vedono la partecipazione di tutti.
Il sistema non è rigido: alcuni lavorano all’interno del podere, altri lavorano fuori. Ma tutti i proventi, quelli esterni e quelli vendendo in loco i prodotti dell’azienda, vanno in una cassa comune.
Ognuno percepisce lo stesso stipendio che copre le piccole spese individuali. Al resto si provvede collettivamente. Ogni nucleo familiare ha un suo spazio privato. I vari servizi casalinghi vengono svolti a turno. La comune di Bagnaia rappresenta una seria alternativa al modello consumistico oggi dominante. Gli stessi comunardi hanno raccontato la loro esperienza in un preciso momento della sua storia: la festa del venticinquennale. Per gli autori realizzare questo film ha rappresentato una bella esperienza umana, un riconoscersi su un comune sentimento del mondo. Allo stesso modo gli spettatori sono stati colpiti dalla voce calda e vera dei protagonisti. I volti, dall’espressione rilassata ma decisa, esternavano un’invidiabile equilibrio interno, che rendeva chiaro il loro star bene con gli altri e con se stessi. È un peccato che politici di diversi schieramenti sottovalutano e minimizzano tali fenomeni. Forse tentano di nascondere e neutralizzare l’unico strumento che abbiamo per condizionare le loro scelte politiche: creare un’altra economia.
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