‘La dolce vita’ compie 50 anni

E' trascorso mezzo secolo dalla prima proiezione del capolavoro di Federico Fellini
di Franco Leggeri - 3 Febbraio 2010

Il 3 febbraio del 1960 a Roma e il 5 a Milano, veniva proiettato “La Dolce Vita” il film di Federico Fellini con protagonisti Marcello Mastroianni e Anita Ekberg. Alla prima proiezione il film suscitò tanto scandalo che ci fu persino chi sputò in faccia al Maestro e lo accusò di essere un comunista che raccontava una borghesia italiana depravata.
Nel 1960 “La Dolce Vita” insieme alle Olimpiadi e alla rivolta contro il governo Tambroni furono gli eventi dell’anno.

Dopo mezzo secolo va ricordato che il film uscì con il divieto ai minori di 16 anni, poi abbassato a 14. Furono 13milioni gli italiani che andarono al cinema a vedere l’Opera di Fellini. A consacrare e riconoscere l’Opera del Maestro ci pensò il Festival di Cannes dove il film ottenne la Palma d’Oro. La Giuria era presieduta dallo scrittore Georges Simenon e tra i membri Herry Miller, fu così che ‘La Dolce Vita’ divenne un cult e simbolo della società italiana di quegli anni.

Il film fu girato a Cinecittà, dove Fellini amava lavorare e qui videro la luce tutti o quasi i sui Capolavori, tanto che alla sua morte vi fu allestita la camera ardente dove i romani gli resero omaggio.
Fellini iniziò le riprese del film nel marzo del 1959 e le terminò nell’agosto dello stesso anno. Furono girati circa 92.000 metri di pellicola, ma solo 5.000 ne furono utilizzati per la versione definitiva.
Il copione era provvisorio perché Fellini in corso d’opera lo modellava sui personaggi e le varie situazioni.

Due sono le scene che non essendo previste dal copione, furono di fatto improvvisate: la prima riguarda la scena del miracolo dei bambini e la seconda è la festa dei nobili ambientata nella provincia di Viterbo.
Fu il Maestro che in quel periodo coniò il neologismo “Paparazzo” che definiva i fotografi d’assalto i quali, in via Veneto, erano sempre a caccia di divi e alla ricerca ad ogni costo di uno scoop. Paparazzo è il cognome, nel film, del fotografo collega di Mastroianni, ruolo interpretato dall’attore Walter Santesso. Il vero e più famoso paparazzo dell’epoca della dolce vita di via Veneto è stato, senza dubbio, il fotografo Barillari.

La struttura narrativa del film, fu scritta dal Maestro insieme a Tullio Pinelli, Brunello Rondi e il grande scrittore Ennio Flaviano.
La storia vede il protagonista Marcello che abbandonate le sue aspirazioni di scrittore, inizia l’attività di reporter per alcuni giornali scandalistici. Marcello s’immerge nella “dolce vita” romana, vive avventure sentimentali con un’aristocratica la quale è sempre in cerca di nuove emozioni e Marcello corteggia, invano, Sylvia diva dello schermo. Tutti ricordano la famosa scena dove la diva si esibisce in un provocante e sensuale bagno nella famosa Fontana di Trevi.
Marcello viene così risucchiato e contagiato dal vuoto e dal cinismo di una società corrotta in cui l’effimero, l’apparenza prendono il posto del senso della morale e dell’onestà. 


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