

Il carico stipato nelle celle frigorifere avrebbe fruttato oltre un milione di euro. Due persone in manette
Un casolare di campagna apparentemente abbandonato, immerso nel verde della Tuscia, che in realtà nascondeva un vero e proprio hub logistico per il narcotraffico della Capitale.
È qui, nel territorio comunale di Sutri, che i militari del 2° Nucleo Operativo Metropolitano della Guardia di Finanza di Roma hanno fatto irruzione, mettendo la parola fine a uno dei principali canali di approvvigionamento dell’hashish destinato ai quartieri romani.
L’indagine è partita dalle strade di Roma. Seguire le tracce e i movimenti sospetti di alcuni pusher attivi nelle piazze di spaccio capitoline ha portato le Fiamme Gialle a percorrere la Via Cassia, fino a individuare la struttura isolata nel Viterbese.
Un nascondiglio strategico, pensato per tenere la merce al sicuro lontano dagli occhi delle pattuglie in città, ma abbastanza vicino per garantire consegne rapide ai grossisti della notte romana.
Quando i finanzieri hanno varcato la soglia del casolare con il supporto fondamentale delle unità cinofile, i cani antidroga hanno puntato senza esitazione verso una stanza defilata. La sorpresa, però, è arrivata dalle modalità di conservazione: all’interno del locale erano state installate tre grandi celle frigorifere.
Aperte le porte in metallo, gli agenti si sono trovati davanti a una montagna di panetti sigillati ed etichettati: oltre 120 chilogrammi di hashish di altissima qualità, già stoccati e pronti all’uso per non alterarne la consistenza e il peso prima della vendita.
Un carico imponente che, una volta tagliato e immesso sul mercato illecito delle principali piazze di spaccio di Roma, avrebbe garantito ai trafficanti un guadagno stimato in oltre un milione di euro.
I successivi riscontri di polizia giudiziaria, coordinati dalla Procura della Repubblica di Viterbo, hanno consentito di risalire velocemente ai due presunti custodi del deposito: un uomo e una donna, responsabili della gestione quotidiana e della sorveglianza del bunker della droga.
Raccolto un solido quadro indiziario, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Viterbo ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, disponendo il trasferimento in carcere per l’uomo e gli arresti domiciliari per la donna.
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