‘La leggenda di Fitzcarraldo’ con i detenuti attori di Rebibbia

Venerdì 30 settembre al Teatro Quirino

Venerdì 30 settembre, al Teatro Quirino, i detenuti attori Sezione G8 della Casa Circondariale Rebibbia Nuovo Complesso, hanno portato in scena “La leggenda di Fitzcarraldo”

Lo spettacolo ruota attorno all’utopia dell’irlandese Brian Sweeny Fitzgerald, detto Fitzcarraldo (interpretato nel 1982 da Klaus Kinski), di voler costruire un Teatro dell’Opera in mezzo alla foresta amazzonica. Per fare ciò ingaggia ventuno marinai pronti a salpare con lui per l’avventura. Le note di Enrico Caruso sono diffuse da un vecchio grammofono e mitigano le paure degli avventurieri attraverso una terra ostile di cui hanno sentito parlare e scongiurando gli incontri con il mito indigeno dei tagliatori di testa. Tra teatro ed epica, i protagonisti raccontano la precarietà di una vita allo sbando ma anche la voglia di scoprire l’ignoto.
Il sogno dell’avventuriero Fitzcarraldo diventa sogno comune a tutti loro.

Il progetto è stato realizzato dal Laboratorio dei detenuti attori della sezione G8 della Casa Circondariale di Rebibbia in collaborazione con il Centro Studi Enrico Maria Salerno con drammaturgia e regia di Laura Andreini Salerno e Valentina Esposito.

I detenuti non hanno perso una battuta e hanno recitato come attori consumati. La commistione degli accenti dialettali di ognuno di loro rendeva tutto più credibile. Applauditi a lungo dal pubblico e dai familiari presenti in sala.

Attraverso la poesia e la bellezza, si riesce ad esplorare un luogo incontaminato come il carcere, rappresentato metaforicamente dalla Foresta amazzonica. Il sogno di Fizcarraldo diventa metafora dei sogni di ogni marinaio che alla fine dell’avventura, con i soldi ricevuti sogna un futuro migliore ed è anche metafora dei sogni dei detenuti che all’uscita dal Carcere vogliono costruirsi una vita diversa.

Alla fine dello spettacolo, i detenuti- attori, hanno ricevuto il diploma di attore dal Laboratorio, tutti tranne uno che dal 2006 non è più in carcere e fa l’attore professionista. Ciò dimostra l’attuazione dell’art. 27 della Costituzione “…le pene devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Onore al merito alla Casa Circondariale di Rebibbia che è riuscita ad attuare il dettato dei nostri Padri costituzionalisti. 

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