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La prima Maratona di Roma di Maria, Salvatore e Giampiero

In tanti ancora si vietano un'emozione che può essere alla portata

“Ciao Vincenzo, il comitato organizzatore, ti ringrazia per aver preso parte alla XIII Maratona della Città di Roma – Trofeo Acea. Di seguito puoi trovare il risultato cronometrico che hai ottenuto. Complimenti!“

Questa mail l’ho trovato stamattina 19 marzo sul mio indirizzo di posta elettronica, seguito dai dati personali (Pettorale: 9264 – Luciani Vincenzo, Ita, Anno di nascita: 1946 Società: Atletica Del Parco) e dal cronometraggio dei miei passaggi ogni 5 km (5° km via Ostiense 0.41.20, 10° km via Marmorata 1.18.45, 15° km piazza Cavour 1.58.20, 21,097 km lungotevere Vittoria 2.48.40, 26° km viale della Moschea 3.27.59, 30° km Lungotevere Flaminio 4.06.50, 35° km c.so Vittorio Emanuele II 4.50.48, 37,5 km piazza del Popolo 5.09.08, 40° km via Petroselli 5.32.24) e dal tempo finale di 5h51:24.
La mail chiude con: “Grazie Vincenzo. Ti auguriamo altri grandi successi sportivi e ti aspettiamo il prossimo anno per un’altra fantastica maratona.” Speriamo.

Un messaggio analogo stamattina è arrivato anche ai miei compagni di avventura, Domenico Cerini (tre maratone già corse), Beniamino Federici (sei maratone all’attivo), ma soprattutto agli esordienti nella 42 km Salvatore Gullo (classe 1960) e Giampiero Menotti (classe 1947), tutti iscritti all’Atletica del Parco e che hanno voluto condividere con me questa tredicesima maratona di Roma, baciata dal sole e affollata come non mai di migliaia di atleti italiani e stranieri (mai visti tanti assieme, in una maratona nella Capitale).

Tutti in partenza avevamo stretto un patto: fare la corsa assieme, sotto la mia guida. Io, avevo espresso ai miei compagni il desiderio che, se si fossero sentiti bene, avrebbero potuto, ad un certo punto della corsa, verso il trentesimo chilometro, procedere ad una velocità superiore alla mia. Loro avevano ribattuto che no, saremmo arrivati tutti assieme.
Le cose però sono andate così: Federici è andato in fuga, dopo una quindicina di km, Gullo ha allungato dopo una trentina di km, Cerini, Menotti ed io siamo rimasti assieme fino al quarantunesimo km (dopo aver inglobato nel nostro gruppo Maria, una simpatica e tosta esordiente nella maratona di Melegano, Milano). Nostro mini ordine di arrivo finale: Gullo ha preceduto Federici di alcuni minuti e dopo una quindicina di minuti Cerini e Menotti e subito dopo Maria (felice come lo si può essere dopo l’arrivo della prima maratona) ed io, felice, della felicità di Maria e degli altri due esordienti Salvatore e Giampiero.
Quanto a me si trattava della quindicesima Maratona di Roma e della sessantunesima complessiva. Quindi certe emozioni mi sono precluse e il mio godimento massimo è costituito soprattutto dalla gioia di chi, amico o compagno di viaggio, prova per la prima volta la soddisfazione di aver concluso i 42 km, anche grazie ai consigli che, loro mi dicono, essergli stati indispensabili per conseguire il risultato.

Ho detto mia quindicesima Maratona di Roma, sì proprio così, perché forse non tutti ricordano che le maratone di Roma si correvano anche prima del 1995. (Infatti ho corso l’edizione 1998, due nel 1989, due nel 1990 – poi ci fu un’interruzione della Maratona di Roma – dal 1995 una ripresa alla grande della stessa fino alla XIII del 18 marzo della nuova serie e di questa ne ho corso 10 su 13). Ricordo pure che ci furono delle maratone di Roma di appena trecento partecipanti. Insomma erano più gli addetti ai ristori che i maratoneti.
Fortunatamente oggi si viaggia su cifre che cominciano, come è giusto che sia, ad incamminarsi verso quelle registrate nelle maratone di Londra, di New York, di Parigi.
Soprattutto se ci sarà un cambio di mentalità nell’approccio alla maratona.

La maratona infatti non è una impresa fuori dalla portata di moltissimi sportivi. In sette ore e mezza c’è la possibilità per molti, dopo molteplici ed opportune e gradevolissime soste, di arrivare fino alla fine del percorso. Basta procedere ad un passo leggermente sostenuto oppure alternando corsette e andatura al passo, oppure ancora alternando un km al passo con uno di corsa.
Quale vantaggio? Godersi una corsa-passeggiata, al di fuori degli ingorghi, nei luoghi più splendidi della Capitale, rimpossessandosi di scorci panoramici unici al mondo e di angoli di Roma che solitamente non si ha il tempo di vedere e di visitare.
Provare per credere. C’è un anno di tempo per rifletterci e poi tentare, il prossimo anno, un’impresa che è alla portata di molte persone che per pigrizia fisica o mentale se la vietano.

Dimenticavo, e questo sarebbe stato imperdonabile, che hanno corso la XIII maratona di Roma anche altri quattro podisti dell’Atletica del Parco: Stefano Corrias, Fabrizio Stoppoloni, Pasqualino Gianni, Nazzareno Capitani e Giuseppe Massara. Andrò a sbirciare i loro tempi sul sito della Maratona di Roma.

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