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La prima mostra monografica di Annibale Carracci è arrivata a Roma da Bologna

Fino al 6 maggio al Chiostro del Bramante

E’ stata Bologna, sua città natale, ad ospitare per prima la mostra monografica dedicata ad Annibale Carracci. L’esposizione, che racconta la vita e la carriera di questo artista, è giunta a Roma, città della sua maturazione artistica, il 26 gennaio e resterà allestita presso il Chiostro del Bramante fino al 6 maggio.

La mostra mette a fuoco la personalità del più dotato dei tre Carracci, celebrato ai suoi tempi come un "rinato Raffaello" accanto al quale i suoi allievi lo fecero tumulare nel Pantheon. I suoi dipinti e disegni furono eretti a modello da generazioni di artisti e oggetto di culto già dal Seicento nelle maggiori collezioni europee. La mostra ricostruisce il suo percorso dagli anni della giovinezza a Bologna fino alla maturità a Roma, e permette di apprezzare la straordinaria varietà e ricchezza della sua opera: i ricercatissimi disegni, le incisioni, i molti dipinti, dai soggetti di genere “basso” alle pale d’altare, dai ritratti ai paesaggi. Vincendo le difficoltà legate alla dispersione delle  opere di Annibale tra i principali musei di tutto il mondo, e proponendo una prima soluzione per i problemi di ordine filologico che rendono talora difficoltosa la ricostruzione della sua opera, la mostra propone una scelta mirata di dipinti e disegni che consentono di ricostruire l’intero percorso dell’artista, dai difficili esordi bolognesi alla contrastata attività romana. E’ un peccato che un percorso espositivo così ricco e ben strutturato risulti, ad un’analisi neanche troppo approfondita, macchiato da errori di ortografia commessi sui pannelli.

L’esposizione si apre con una serie di autoritratti ; Annibale Carracci, come altri grandi artisti, ritrasse il proprio volto,  studiandone il progressivo declino in una serie di dipinti e disegni. Nato nel 1560, terzo fra tre cugini tutti dediti alla pittura. Nell’unica sua dichiarazione di poetica che ci sia pervenuta, le postille segnate sul margine di un testo (le Vite di Vasari) Annibale sottolinea l’impegno richiesto dal confronto con "il vivo", che per il pittore non deve costituire il punto di partenza ma quello d’arrivo, al termine di una lunga ricerca e di un lungo studio sul naturale come testimoniato da opere come: “La bottega del macellaio”. Questo atteggiamento, opponendosi al Manierismo, mira a restituire una nuova moralità al fare pittorico. Questa intenzione si coglie non solo nei dipinti “dal vero” della sua prima produzione, come il celebre dipinto con “Due fanciulli che giocano con un gatto” del Metropolitan di New York o il “Paesaggio fluviale” della National Gallery di Washington, ma anche nei dipinti della sua maturità, in cui è ugualmente evidente il debito nei confronti della pittura veneziana, di Tiziano e del Veronese. Ciò si nota soprattutto nel “Venere e satiro” degli Uffizi di Firenze.

I Carracci fondano l’Accademia degli Incamminati, chiamata in precedenza dei Desiderosi, nel 1589 . Il nome stesso faceva parte del loro programma: insegnare il percorso pittorico lungo il quale si erano avviati. I Carracci consideravano l’arte della generazione precedente troppo astratta, eccessivamente raffinata, volevano invece ristabilire l’autorità della natura facendo rivivere implicitamente i valori di Raffaello e del Rinascimento. Le loro posizioni, criticate a Bologna dai pittori più anziani, si diffusero oltre i confini della città. Questo dipese anche dal fatto che il problema delle finalità dell’arte aveva impegnato a fondo la Chiesa della Controriforma che sosteneva che l’artista aveva il dovere di mettere la sua arte al servizio della verità. Tale pensiero aveva particolare valore per l’arte sacra il cui scopo principale era di istruire l’ignorante prima di tutto. Diversamente da Ludovico, mosso da una convinta adesione alle nuove esigenze, Annibale mostra la propria indole profondamente laica e sperimentale nell’atteggiamento realistico con cui affronta le prime composizioni sacre. L’importanza storica dei Carracci è perciò grandissima; è da loro che iniziò tutta la moderna arte sacra. Essi trasformarono la difficile, intellettualistica pittura dei manieristi in semplici e chiare figure dalle formule costanti: la croce, la gloria, il giglio, il teschio, lo sguardo celestiale, l’estasi d’amore e di dolore. Verso la fine del ‘500 si verificò quindi una svolta importante: il complicato e intellettualistico Manierismo cedette il posto a uno stile fortemente affettivo, universalmente comprensibile, il Barocco.

Gli influssi della scuola, in particolare attraverso Annibale e altri seguaci come Guido Reni e Guercino si affermarono in tutta Europa. Dopo l’impresa di palazzo Magnani (1590), che suggellò il successo ormai conquistato dai tre Carracci anche in campo cittadino. Annibale avvertì allora la necessità di sottrarsi alla tutela del cugino più grande Ludovico e di cercare sbocchi professionali altrove. L’artista decise quindi di trasferirsi prima a Parma e poi a Reggio Emilia, prima di ricevere la chiamata a Roma da parte del cardinale Odoardo Farnese (1595) che gli spalancò la possibilità di lavorare in un centro che sembrò offrirgli la massima possibilità di espressione.

Giunto alla fine del 1595 nella città eterna Annibale viene assorbito da un nuovo interesse per l’antico da lui sintetizzato in senso classicista. In questo periodo si elabora la lingua pittura italiana, figlia di una sintesi che racchiude tutti gli stili senza copiarne nessuno. I Carracci, e Annibale in particolare, sono fra gli artefici principali di questa creazione. L’opera più importante a Roma, la decorazione della Galleria e del Camerino in palazzo Farnese (sede dell’Ambasciata di Francia), è stata evocata attraverso supporti multimediali, così come la descrizione di palazzo Magnani e palazzo Sampieri, affidati al commento di Eugenio Riccomini. Avviata con Agostino e ultimata nel 1600, la decorazione della Galleria del palazzo del cardinale Odoardo Farnese in Campo de’ Fiori costituisce la vetta dell’arte di Annibale e insieme, a causa dell’insoddisfacente rapporto con il committente, la motivazione dei crucci e delle insofferenze che caratterizzeranno il suo successivo percorso. La Galleria richiese ad Annibale un numero straordinario di disegni preparatori dei quali l’esposizione ci offre un’ampia scelta.

Successivamente al completamento della volta della Galleria Farnese, Annibale riceve la commissione di un piccolo dipinto raffigurante il Domine quo vadis? Da parte del cardinale Pietro Aldobrandini, nipote del papa e rivale di Odoardo Farnese. Parallelamente alla malattia nervosa che gli impedisce ormai di lavorare con continuità, negli ultimi anni di vita Annibale matura un nuovo rapporto con gli artisti della propria bottega, ai quali, come era già accaduto per Raffaello, viene sempre più spesso demandata quasi per intero l’esecuzione delle invenzioni da lui elaborate col disegno. Si attua così quell’ambizione di "inventare il vero" che aveva già mosso i suoi primi passi. Accanto ad alcuni dipinti di straordinaria risonanza per i tempi, nei quali si avverte la presenza degli allievi, si possono ammirare una scelta di disegni, eseguiti per lo più a penna, in cui Annibale elabora le idee che ne stanno alla base.

 
Altre informazioni: Tel +39 06 68809036

info@chiostrodelbramante.it http://www.chiostrodelbramante.it

Orari:  tutti i giorni 10.00/20.00, sabato 10.00/23.00, domenica 10.00/21.00 e lunedì chiuso (la biglietteria chiude un’ora prima)
Pasqua domenica 8 aprile 10.00/21.00, Lunedì dell’Angelo 9 aprile 10.00/21.00, mercoledì 25 aprile 10.00/21.00.

Ingresso Intero €.  9,00, Ridotto (martedì  per tutti) €.  7,00, Escluso i festivi; Gruppo al di sopra di 20 persone  €.  7,00 e Scuole €.  4,50.
Gruppi (obbligatorie per gruppi superiori a 15 persone con supplemento di € 1,00) 

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