

Si terrà presso la Capsula Tellus di piazza Cinquecento dal 16 novembre al 20 dicembre
Folla da grandi eventi quella intervenuta nella serata del 15 novembre alla Capsula Tellus, in occasione dell’inaugurazione della mostra fotografica “La Roma di Moretti”. Unico grande assente: lui, il cineasta romano.
Organizzata dall’Associazione culturale “Armilla Eventi” con il contributo del Comune di Roma, la mostra è il prodotto di un progetto più ampio dal titolo “La Roma di…” e intende ripercorrere le tappe del profondo rapporto che lega il cinema alla capitale.
L’impegno dell’associazione nasce dalla volontà dei suoi giovani soci di occuparsi di cinema per esplorare il complesso rapporto tra arte e tessuto urbano.
“Inaugurare questa panoramica su Roma con le immagini di Nanni Moretti – dice Giovanna Calisti, presidente dell’Associazione – significa partire da una visione timida e allo stesso tempo profonda della città eterna, capace di raccontarne la modernità e la quotidianità attraverso uno sguardo singolare, critico ma sempre affettuoso”. Non è un caso, diciamo noi, che ad ospitare questa mostra sia una capsula trasparente collocata in piazza dei Cinquecento, alla stazione Termini, luogo di passaggio e attraversamento per eccellenza, crocevia della città e dei suoi scambi. Punto di partenza ideale, quindi, per un racconto su Roma, che allo stesso tempo guarda e si fa guardare.
La mostra, ad ingresso gratuito, che si protrarrà fino al 20 dicembre, è stata presentata a stampa e invitati alla presenza di Maria Pia Garavaglia. La vice sindaco, dopo aver simpaticamente “confessato” di non aver visto Caro diario (ma che colmerà la lacuna nei prossimi giorni perché si è procurata il cd), ha voluto sottolineare come “rivedersi nello specchio delle opere degli autori che hanno narrato la città può essere una bussola importante in un percorso che vuole trovare il nuovo senza tradire il passato”.
Chi vuole scoprire Roma attraverso lo sguardo di uno dei suoi registi più amati, proprio sui luoghi che lo hanno ispirato, da oggi sa dove andare. Si accorgerà che quei luoghi appartengono ad una geografia sentimentale, piuttosto che monumentale (si pensi alla Garbatella o a Spinacelo). Le bellissime foto di scena che svelano gli scorci più morettiani della città (mancano quelle de La stanza del figlio, girato interamente ad Ancona) vanno da Io sono un autarchico a Il caimano, passando per Sogni d’oro, Bianca, La messa è finita, Palombella rossa, Caro diario e Aprile.
Ne risulta una Roma narrata con un’intensità straordinaria , che manca completamente della retorica del gesto e diventa di volta in volta contestualizzazione sociologica , specchio di sentimenti, sfondo alienato o alienante, mai cartolina o scorciatoia narrativa.
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