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La tempesta a Villa Borghese

Al Silvano Toti Globe Theatre in scena La tempesta di William Shakespeare

«Sto Globbe è veramente ‘bbello, eppoi nun ce disturberà perché, in fonno, è de legno come noi». Così Gigi Proietti, direttore artistico del Globe Theatre, in questi suoi versi di Lettera dar Globbe immagina che parlino gli alberi di Villa Borghese, per nulla infastiditi dalla struttura del Teatro Elisabettiano di Roma, completamente in legno.


 


La stagione teatrale nel cuore della più famosa villa di Roma continua a gonfie vele, resistendo anche ai marosi de La tempesta, di William Shakespeare, in programma dal 16 al 18 agosto.


 


L’opera del drammaturgo inglese, scritta nel 1611 alla fine della sua vita, affronta la dicotomia, la contrapposizione tra corpo e anima, tra mondo reale, pragmatico, e un universo immaginario, magico e misterioso, a volte più forte e concreto del reale.


 


La storia. Prospero, duca di Milano a cui viene usurpato il trono dal fratello Antonio, viene esiliato insieme a sua figlia Miranda in una remota isola del Mediterraneo. Nell’isola Prospero conosce Calibano, un essere deforme che diventerà suo schiavo, e Ariele, uno spirito aereo costretto al suo servizio. Con l’intervento di Ariele, che suscita una tempesta di mare, la nave dove viaggiano Antonio e il suo compagno Sebastiano, il re di Napoli Alonso con il figlio Ferdinando e il fido consigliere Gonzalo, fa naufragio sull’isola. Qui le storie si intrecciano grazie all’arte di Prospero e a un luogo senza spazio e senza tempo, con i personaggi che vivono in una realtà sospesa. Il finale è a sorpresa; sullo sfondo dell’amore sbocciato tra Ferdinando e Miranda, invece della vendetta, lecita per quel che ha subito e sofferto, Prospero dà spazio al perdono.


 


La rappresentazione, a cui ho assistito giovedì 17 agosto, da parte dei tredici attori, è stata semplicemente meravigliosa. Gian Paolo Poddighe e Pietro Montandon hanno dato corpo con regale impegno ai due protagonisti della storia: lo spirito Ariele e il duca di Milano Prospero. Una solare, e dalla voce squillante, Valeria Contadino, ha affascinato i molti presenti con la sua Miranda. Alessandra Costanzo, che ha interpretato con coinvolgente realismo Calibano, insieme ad Angelo Tosto e Mimmo Mignemi, i due marinai ubriaconi siciliani Stefano e Trinculo, hanno unito con maestrìa, sul palco, la recitazione seria e drammatica del personaggio di Calibano, e le esilaranti battute e scenette da cabaret di Stefano e Trinculo. E come non citare tutti gli altri, eccezionali: Filippo Brazzaventre, Ferdinando; Toni Lo Presti, Antonio; Gino Nicolosi, perfetto nella recitazione e nel dialetto napoletano nell’interpretare Alonso, re di Napoli; Giampaolo Romania, Sebastiano; Chiara Seminara, Francesco; Sergio Seminara, Gonzalo; Giovanni Vasta, Adriano.


 


La sapiente regia di Giuseppe Dipasquale, che nella traduzione ed elaborazione si è avvalso della collaborazione di una famosa penna, Andrea Camilleri, ha reso scorrevole e snello un testo che nell’originale è senz’altro più pesante e impegnativo per il pubblico. L’epilogo, trionfante, mi ha confuso: ho smesso di contare la serie di applausi che gli attori si sono presi nel loro andare via e ritornare sulla scena. Gli spettatori lasciano la sala soddisfatta. Tra loro Lorenzo, un ragazzo di quattordici anni che ha interpretato Ferdinando in una recita scolastica al teatro “Don Bosco”, al Tuscolano. Ti è piaciuta la commedia? «Certo, sono stati tutti bravi». È stata uguale alla recita scolastica? «Quasi completamente. Tanto che a un certo punto una signora mi ha detto di tacere perché anticipavo tutte le battute di Ferdinando». Chi ha interpretato meglio Ferdinando, tu o Filippo Brazzaventre? «Io naturalmente». E ti pareva!


 


Intanto qualcuno si tocca la schiena: le panche di legno, dure (sono penalizzati i magri come me), e l’assenza di schienale, può lasciare qualche fastidio. Ma “in fondo” sono dettagli: chi ama il teatro non può far caso a questi piccoli disagi. Piuttosto dobbiamo ringraziare l’intuizione di Gigi Proietti (adoro le intuizioni, peccato che in Italia ce l’hanno solo gli artisti) che, con l’aiuto della Fondazione Silvano Toti e l’impegno del Comune, ha riprodotto nel cuore di Roma il teatro a forma di “O” di Shoreditch, quartiere a nord di Londra.


 


La stagione al Globe Theatre di Roma e l’omaggio a William Shakespeare prosegue con: Riccardo III, 22-27 agosto; Molto rumore per nulla, 1-17 settembre; Pene d’amor perdute, 19-24 settembre.

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