

Da due mesi un arco dell'Acquedotto nel tratto che attraversa il viale Palmiro Togliatti è chiuso al traffico e transennato
L’imponenza degli archi dell’Acquedotto Alessandrino è seriamente minacciata dall’incuria che il municipio Roma 7 e le Belle Arti gli hanno riservato nel tratto più imponente, nel tratto tra il quartiere Alessandrino/Centocelle dove raggiunge i 25 metri di altezza.
L’ultimo di 11 acquedotti romani, inaugurato dall’imperatore Alessandro Severo nel 235, la sua realizzazione era finalizzata all’approvvigionamento idrico delle terme di Nerone, ristrutturate totalmente dallo stesso imperarore e che da allora furono anche chiamate " terme Alessandrine ".
Interventi di restauro furono portati avanti fino alla fine dell’VIII° secolo, ad opera di papa Adriano I.
L’acquedotto rimase sicuramente in funzione anche nel medioevo e a riprova, dicono gli storici, c’è l’imponente torre mediovale su via degli Olmi costruita per la difesa dello stesso.
Nel dopoguerra a ridosso degli archi erano stati costruiti alloggi di fortuna; abbattute consentirono una manutenzione che riportò almeno sul lato a vista di via degli Olmi e via dei Pioppi, all’antico splendore, che oggi è rimesso in discussione dall’inerzia e dall’ignavia di chi gestisce le istituzione a tutti i livelli.
Sono due mesi che un arco dell’Acquedotto nel tratto che attraversa il viale P. Togliatti è chiuso al traffico e transennato, costringendo gli automobilisti a spericolate manovre, nulla poi è stato fatto per riconsegnare ai cittadini il tratto interno dell’acquedotto e la torre mediovale strappandola ad usi impropri e a coloro che spesso ne fanno una discarica all’ombra della storia.
Recentemente il presidente Mastrantonio prese degli impegni precisi con gli alunni della scuola Renzo Pezzani i quali dopo dopo una passeggiata scolastica fino ai resti dell’acquedotto nel parco di tor tre Teste, denunciarono il degrado e lo stato di abbandono del manufatto romano, ricevendo assicurazioni su un interessamento del municipio Roma che però rileviamo, non esserci stato.
E’ ovvio che le responsabilità vanno equamente distribuiti tra i vari livelli della pubblica amministrazione, ma non sta bene dire bugie a coloro che saranno i cittadini e gli elettori di domani. E sicuramente non è un buon esempio di gestione della cosa pubblica.
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