Le donne:una risorsa umana da valorizzare, non da sfruttare

Confronto sulle Pari Opportunità tra gli assessori del Comune, i Comitati e i presidenti delle ex-municipalizzate
di Claudia Tifi - 11 Dicembre 2007

Anche la valorizzazione delle donne ha un peso nel processo di razionalizzazione delle aziende del Gruppo Comune di Roma. Ai loro presidenti Cecilia D’Elia, assessore alle Pari Opportunità, e Marco Causi, assessore al Bilancio, hanno indirizzato una lettera volta alla promozione di interventi per la formazione e le pari opportunità.
Il confronto tra gli Assessori, i Comitati per le Pari Opportunità e le aziende del Comune è confluito in una conferenza “A favore delle donne, a vantaggio di tutti. L’impegno del Comune di Roma per le donne che lavorano nelle aziende” che si è tenuta lunedì 10 dicembre 2007 dalle 9,30 presso la Promototeca del Campidoglio.

"Servono pari opportunita’ per le lavoratrici, più donne nei Consigli di Amministrazione e nella dirigenza delle nostre aziende – afferma l’assessore D’Elia – anche se non partiamo da zero”.
“Dall’anno prossimo – prosegue l’assessore Causi – ogni anno sarà svolta una relazione sintetica sull’andamento delle politiche per le pari opportunità; occorre una pianificazione pluriennale di un modello organizzativo più flessibile per l’esigenze di uomini e donne. Un miglior piano di formazione rende le aziende più efficienti e produttive. E’ stato anche verbalizzato un Codice delle assunzioni garantista dei diritti di uomini e donne. Invito le organizzazioni sindacali di categoria, di settore e aziendali ad essere più attenti ai diritti delle donne, portatrici di ‘un di più’ per il servizio pubblico. Le donne hanno livelli di professionalità superiori a quelli degli uomini, l’aumento della rappresentatività delle donne negli organismi amministrativi non può che apportare più qualità al servizio pubblico.”

Come rappresentante delle imprese pubbliche Giuseppe Labarile, presidente di Confservizi Lazio, rimarca "la necessità di modificare le condizioni organizzative delle imprese per ottenere un miglioramento della produttivita’: costruire progetti sperimentali come l’introduzione di una flessibilita’ degli orari di lavoro, laddove e’ possibile, e creare un modello di valorizzazione delle diversità".

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Il 10 dicembre è la Giornata europea per la difesa dei diritti di parità – ricorda Caterina Isabella del Coordinamento dei Comitati Pari Opportunità della Confservizi Lazio – la situazione attuale vede che il 90% di occupazioni stabili sono maschili, per coniugare il binomio lavoro-famiglia le donne si accontentano di posti più bassi e meno retribuiti.
Identità, autonomia, conciliazione -continua Isabella- sono finalità che con la Legge 125 del 1991 possono essere perseguite anche grazie all’azione dei Comitati Pari Opportunità, organismi delle aziende che devono avere diritto di parola e diventare presto una rete sul territorio. Sono molti gli obiettivi che i Cpo si sono posti: evitare il mobbing; svolgere azioni di prevenzione per la salute della donna; dare linee guida per i bilanci di genere; creare un osservatorio internazionale; ottenere la modifica dell’articolo 9 della legge 53 del 2001 che rende difficile alle donne accedere a alte posizioni; creare uno sportello di ascolto; aumentare la presenza femminile nei Cda.”

“Di 8.688 dipendenti Trambus –fa presente Antonella Longo del Cpo Trambus- solo 400 sono donne, il 20% sono impiegate nei quadri dirigenziali, il 38% nell’amministrazione, nessuna nei Cda”.
“Vedo solo curriculum maschili –si giustifica Raffaele Morese, presidente Trambus, consapevole che il 75% degli autisti sono uomini- ma sta per partire il terzo asilo nido e stiamo costruendo più bagni per il benessere di tutti. E’ diminuito l’assenteismo per malattia, ma sono aumentati coloro che si avvalgono della Legge 104 del 1992 per l’assistenza di familiari malati o disabili e la Legge 53 del 2000 per la paternità e la maternità.”

“Una barriera di paura, un coro di no – dichiara Nicoletta De Russis del Cpo Ama- limita l’ingresso delle donne nei Cda. Tuttavia in Ama si è molto lavorato sul rispetto della dignità della persona ed è stato approvato un Codice per tutelare contro le molestie sessuali”.

“All’Atac – dichiara il presidente Fulvio Vento- su 1.644 dipendenti 544, il 33%, sono donne, mentre nel 2004 erano 442. Nonostante una storia di autoreferenzialismo, maschilismo e raccomandazioni, oggi nell’Atac sembra respirarsi una certa inversione di tendenza: la seconda agenzia per il servizio pubblico grazie alle risorse umane, ha un Comitato pari Opportunità e s’impegna per offrire sempre maggiore supporto alla famiglia e alle donne”.

Il settore della cultura è presidiato dalle donne –afferma Ivana Della Portella, presidente Zetema- nella nostra giovane azienda sono impiegate 236 donne, il 66%, abbiamo un Cpo dal 2001 e dal 2003 garantiamo ai nostri dipendenti partime reversibili, finanziamenti per i centri estivi, telelavoro.

“RomaMultiservizi –conferma Claudia Giuliani, l’amministratore delegato-ha un tasso di occupazione femminile del 75%". “Nell’Acea –dichiara Maria Pia Martinico- negli ultimi anni il numero d’ingegneri donna sono aumentati in maniera esponenziale”.

"Dal 2003 al 2005 c’é stato quasi lo stesso numero di assunzioni tra uomini e donne – ha detto la vicepresidente di Farmacap, Loredana Mezzabotta – con un incremento del 7,5% degli uomini e dell’8,5% delle donne. In Farmacap il 71% dei dipendenti è donna e ha un’età media tra i 30 e i 50 anni.”

Una corretta valorizzazione della donna in quanto risorsa umana non può prescindere dall’accettazione di differenze di genere spesso fondamentali, dal rispetto di esigenze diverse che non possono essere accantonate per favorire un aumento della produttività che leda i diritti fondamentali di tutti i lavoratori, donne e uomini.


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