Categorie: Cronaca

Le palme del litorale laziale sono minacciate dal “punteruolo”

È allarme per le palme storiche della città di Sabaudia, in pieno Parco Nazionale del Circeo. Il punteruolo rosso, un coleottero ghiotto di palme, sta mettendo in ginocchio l’intero patrimonio di piante sulla costa laziale.
Questo piccolo animaletto ha causato l’abbattimento di ben centocinquanta palme pubbliche. Nel Borgo di Villa Fogliano, dove c’è il più grande palmeto protetto del Lazio, su circa settecento palme presenti ne ha attaccate cento. E questa è solo la punta dell’iceberg. Secondo i tecnici del servizio fitosanitario del Lazio, infatti, ai numeri ufficiali sfugge il sommerso di chi provvede “in proprio”.
Già, perché non è con una cifra irrisoria che i cittadini possono salutare le loro care (palme) estinte: si va dai 1.000 euro per l’abbattimento e la distruzione di una palma media ai 20.000 euro per una di venti metri.

Il problema riguarda l’intera regione: da Ladispoli a Santa Marinella, passando per Formia, Gaeta e Tarquinia, i coleotteri hanno attaccato circa il 30% delle palme e a repentaglio ce ne sono ben cinquemila.
A Roma, dove sono già state distrutte cento piante, le zone a rischio sono Ostia, Casalpalocco e Monteverde. Intatte, secondo gli esperti che hanno condotto il monitoraggio, restano le palme del Vaticano.
I movimenti ambientalisti puntano sulla prevenzione: «É necessario procedere immediatamente ad un programma di potatura delle foglie vecchie e delle inflorescenze secche, realizzare accurate ispezioni periodiche su tutte le piante suscettibili di attacco ed effettuare trattamenti preventivi alle palme con l’utilizzo di prodotti fitosanitari», ha proposto Piergiorgio Benvenuti, Presidente Roma e Provincia del movimento ecologista Fare Ambiente.

Consoliamoci col mal comune mezzo gaudio: la situazione è drammatica lungo tutte le coste italiane. Il punteruolo rosso, originario dell’Asia sudorientale e della Melanesia, è arrivato nel Belpaese nel 2004 come “clandestino”: viene avvistato in un vivaio di Pistoia che aveva importato piante dall’Egitto.
Si tratta di un animaletto vorace: in venti-trenta giorni, con un attacco massiccio, può uccidere una pianta di notevoli dimensioni; quando, invece, non è particolarmente affamato impiega quattro-otto mesi. E pensare che presso gli Iatmul, una popolazione indigena della Papua Nuova Guinea, le larve di questo coleottero costituiscono un importante elemento della dieta: rendono circa il 30% del fabbisogno proteico e sono la principale fonte di zinco e ferro.

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