

Quali sono i criteri di assegnazione dei fondi da parte del Ministero dei Beni Culturali
Dopo le polemiche sollevate dal cinepanettone “Natale a Beverly Hills”, riconosciuto d’interesse culturale, valutiamo quali siano i criteri di assegnazione dei fondi, da parte del Ministero dei Beni Culturali
Non passa stagione che il Natale non porti nei cinema di tutta Italia il classico “cinepanettone” capitanato da Christian de Sica. Conseguenza, non passa stagione che il film prodotto ormai da anni da Aurelio de Laurentis, presidente della Filmauro e del Napoli Calcio, non lasci il suo classico seguito di polemiche.
Un copione già visto quello che accompagna le feste natalizie, a cui si è aggiunta, nelle ultime settimane, un’ulteriore controversia, lanciata dalla Fondazione "Farefuturo", vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini.
”Il punto non è se ti piace ridere con Christian De Sica, Sabrina Ferilli, Massimo Ghini, Michelle Hunziker, Alessandro Gassman e Gianmarco Tognazzi e dare i soldi del tuo biglietto alla pellicola di Neri Parenti. Ci mancherebbe. Il punto è, invece, che è assurdo che la stessa pellicola benefici dei crediti d’imposta e degli aiuti fiscali e monetari pensati per sostenere gli esercenti più attenti e coraggiosi, quelli, cioè, che dovrebbero dare spazio ai film culturalmente più stimolanti”.
Lapidario, ma allo stesso pertinente, il commento del periodico FFwebmagazine, della stessa fondazione Farefuturo, che sottolinea la paradossale situazione del Decreto Urbani riguardo l’assegnazione dei fondi per il cinema.
L’ultima lavorazione “made in USA” della ditta De Sica e co. è stato riconosciuto, con delibera datata 4 dicembre 2009, quale “film (senza contributo) riconosciuto di interesse culturale da confermare a visione copia campione del film”.
Nella pratica, tradotto in cifre: il decreto ministeriale 28 del 2004 (decreto Urbani) riconosce finanziamenti corrispondenti al 7% degli incassi per i lungometraggi che abbiano ottenuto al botteghino incassi “da 10.329.138 a 20.700.000 euro”. Nelle ultime stagioni, dal 2005, la soglia dei 20 milioni di euro è stata facilmente superata dal prodotto di De Laurentis, che equivarrebbe, nel 2010, ad un contributo statale di circa 1,5 milioni.
In aggiunta a questo, la stessa casa di produzione, con la logica del “tax credit” (credito d’imposta), può arrivare al 15% del budget del lungometraggio (grazie ai benefici fiscali, introdotti con la Legge finanziaria 2008, tax credit e tax shelter).
Una lacuna che subito è balzata agli occhi dei più attenti e che, se non modficata nei prossimi anni, porterebbe ancor di più ad esaltare quelle mega produzioni delle major, a discapito delle piccole.
Per non cadere però nella confusione sollevata nei giorni successivi alla notizia, bisogna chiarire alcuni punti essenziali sulle modalità, sui tempi e sulle richieste di assegnazione dei contributi.
Modalità: ogni casa di produzione, precedentemente all’uscita nelle sale del proprio lavoro, presenta una istanza di richiesta, motivata, in cui si specificano le ragioni al MIBAC (Ministero dei Beni Culturali). L’istante può inoltrare la richiesta per il contributo statale (nel 2009 ogni sessione deliberativa prevedeva un fondo, da dividere, di 8,3 milioni di euro), o semplicemente per il riconoscimento “interesse culturale”, da cui i crediti d’imposti descritti sopra. A seguito della richiesta una commissione decide, su scala di voti in centesimi, riguardo quattro sezioni: Valore del Soggetto e della Sceneggiatura, Valore e Componenti Tecniche e Tecnologiche, Qualità/Completezza e Realizzabilità del Progetto Produttivo e, in ultimo, degli indicatori predeterminati dalla legge (ad integrazione del punteggio).
Tempi: nel 2009 sono state effettuate delibere nelle date del 23 giugno, del 30 settembre e del 4 dicembre. Approssimativamente le date di presentazione delle richieste devono avvenire tra i due ai quattro mesi prima della data del consiglio di delibera (entro il 31 gennaio 2009 per la data del 23 giugno, 31 maggio 2009 per la data del 30 settembre, 30 settembre per la data del 4 dicembre).
Richieste: si va dalle produzioni minori, fino alle case di produzioni cosiddette major, che coprono più della metà del mercato cinematografico dei lungometraggi di casa nostra. Le richieste possono essere di due tipi: richiesta contributo statale (per parziale copertura del costo di lavorazione), riconoscimento di lungometraggio d’interesse culturale. Tra i nomi di spicco del 2009 troviamo: “la prima cosa bella” di Paolo Virzì (prossima uscita, richiesto il riconoscimento di interesse culturale), “Io, loro e Lara” di Carlo Verdone (prossima uscita, richiesto il riconoscimento di interesse culturale nella delibera del 30 settembre), “Oggi sposi” di Luca Lucini (richiesto il riconoscimento di interesse culturale nella delibera del 30 settembre), “Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek (prossima uscita, riconoscimento di interesse culturale nella delibera del 4 dicembre), “La solitudine dei numeri primi” di Saverio Costanzo (dall’omonimo romanzo, richiesto il riconoscimento dell’interesse culturale nella delibera del 23 giugno), “Neapolitan songs” di John Turturro (riconoscimento interesse culturale). Grande bocciato invece Federico Moccia con il suo “Scusa ma ti voglio sposare” che, nella data del 30 settembre, non è riuscito ad accedere al contributo causa il suo basso punteggio.
Numeri importanti per l’industria del cinema, come dimostrano i quasi 30 milioni di euro messi a disposizione nelle delibere del 2009. Numeri che però sono destinati ad aumentare proprio con le agevolazioni introdotte nella finanziaria 2008, cui avranno diritto in Italia i film dagli incassi più rilevanti.
A noi appassionati di cinema non rimarrà che l’ultima sentenza, l’ultimo giudizio sulla qualità di un film, quella che però in molti casi apparirà quasi secondaria rispetto al gioco dei contributi e fondi dello Stato.
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