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Legge Roma Capitale: latente (ma non troppo) la polemica tra Italia Nostra e Comune

Nel corso del convegno del 23 aprile ai Musei capitolini per ricordare Antonio Cederna

La legge per Roma capitale art.1. Questo il tema del Convegno organizzato dal Comune di Roma e da Italia Nostra, svoltosi il 23 aprile 2007 nei Musei Capitolini in ricordo di Antonio Cederna nel decennale della sua scomparsa. Proprio lui che di quel provvedimento fu promotore e primo firmatario. Ma che dice la legge 15 dicembre 1990, n. 396, più nota come legge su Roma Capitale? I suoi macrobiettivi, chiaramente enucleati nell’art.1, sono quelli di realizzare il sistema direzionale orientale e le connesse infrastrutture; conservare il patrimonio monumentale, archeologico e artistico; assicurare la più efficace tutela dell’ambiente e del territorio; adeguare la dotazione dei servizi e delle infrastrutture per la mobilità urbana e metropolitana; qualificare le università e i centri di ricerca e realizzare nuove strutture per cultura e scienza; costituire un polo europeo dell’industria dello spettacolo e della comunicazione e realizzare il sistema fieristico, congressuale ed espositivo; provvedere all’adeguata sistemazione delle istituzioni internazionali.

Come si vede (e sarà motivo ricorrente nei vari interventi) la legge cerca di collegare il sistema ambientale della città con quello infrastrutturale.

A sorpresa, a presentare il convegno non è Carlo Ripa di Meana ma Oreste Rutigliano, vice presidente di Italia Nostra nel Lazio.
Dopo l’introduzione ai lavori di Vittoria Calzolari, docente di architettura alla Sapienza e già assessore al centro storico nella giunta Argan, prende la parola il sindaco Veltroni.
Rievocata la figura di Cederna, definito un non “intergralista” (forse un po’ in polemica con alcuni ambientalisti), il Sindaco ha sottolineato come la sua amministrazione abbia investito sulla “bellezza” della città, non sulla sua distruzione, precisando che l’operazione “Pincio”, è la più importante della storia urbanistica della città, quella che eliminerà le macchine dal “tridente”.
Precisazione non casuale, viste le posizioni contrarie di Italia Nostra sul parcheggio sotterraneo di Villa Borghese. (Rutigliano, nel corso di una pausa, dirà che lui, al posto del Pincio, aveva proposto Valle Giulia).

L’intervento di Veltroni, che prosegue con la richiesta al governo di finanziare la metro C sotto la Cassia, fa rispondere al viceministro dell’economia Visco (altro firmatario della legge) che i fondi sono pochi, gli impegni tanti e pertanto va posto un problema di priorità.

Walter Tocci, deputato, ex assessore alla mobilità della giunta Rutelli, in piena sintonia col Sindaco sulla necessità di finanziamenti governativi, sostiene che a Roma non esiste un problema traffico ma un problema urbanistico.

A spostare l’attenzione del pubblico oltre i confini della città ci pensa Rutigliano, auspicando la creazione di un fondo nazionale per l’Agro romano per la salvaguardia di acquedotti, ponti, casali.

L’insegnamento di Antonio Cederna, invece, è alla base dell’intervento di Paolo Cento. Dice il sottosegretario all’economia che il fondatore di Italia Nostra ha insegnato alla sinistra (che non l’aveva nel suo dna) due cose importanti: il valore della conservazione quale valore progressista e il limite del “consumo” del territorio, prezioso perché irriproducibile.

Gli fa eco Francesco Scoppola, soprintendente ai beni culturali, per il quale Cederna ha insegnato che occorre migliorare ciò che già esiste. Loredana de Petris, senatrice, ex assessore all’ambiente della giunta Rutelli, dopo aver detto che non bisogna scusarsi troppo per gli espropri mette il dito sulla piaga: la cementificazione del Colle della Strega, oggetto della più recente diatriba tra Comune e Italia Nostra.

In chiusura di mattinata è la volta di Renato Nicolini, che interviene in video da Piazza Armerina. L’ideatore dell’estate romana è convinto che la legge, nel suo percorso faticoso, ha perduto via via la dimensione del progetto e che occorre porre al centro di Roma la cultura e il prodotto economico della cultura.

Rossella Caputo, direttore dell’Ufficio Roma Capitale, in disaccordo con Nicolini circa il giudizio sulla legge, elenca tutta la serie di interventi finora realizzati per Roma Capitale, tra archeologia e architettura contemporanea (dal Parco archeologico del Teatro Marcello e del Portico d’Ottavia, all’Auditorium di Renzo Piano e alle “vele” di Richard Meier a Tor Tre Teste).

I contributi al dibattito mettono in luce dati interessanti.
Apprendiamo, per esempio, che i fondi finanziati negli ultimi quindici anni dalla legge per il complesso delle opere attuate (o in attuazione) nella capitale ammontano a circa 2.100 milioni di euro, di cui 870 assegnati al Comune di Roma che ha realizzato (o ha in corso di realizzazione) circa 160 interventi. La legge finanziaria 2007 ha destinato al fondo per Roma Capitale 212.500.000 per il 2007 , 212.500.000 per il 2008 e 170.000.000 per l’annualità 2009

Pur nella civiltà del confronto il Convegno ha confermato le distanze che, almeno rispetto a certi interventi di riconosciuto impatto ambientale, permangono tra Amministrazione comunale e associazioni ambientaliste.

Resta il merito di un’iniziativa cui hanno risposto centinaia tra giornalisti, politici, ambientalisti, imprenditori, docenti universitari, esponenti dell’associazionismo, semplici cittadini.
Con una pecca però (e di non poco conto): la pessima qualità dell’acustica della sala Pietro da Cortona. Ne prendano atto gli organizzatori.

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