L’onorata carriera di Carlo Rambaldi e Lando Buzzanca

Premiata con il Diploma honoris causa all'inaugurazione dell'anno accademico della Scuola Nazionale di Cinema
di Emilio Suraci - 10 Febbraio 2009

Giovedì 5 febbraio 2009 alle ore 10.30 si è svolta presso la sede del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma l’inaugurazione dell’anno accademico 2009 della Scuola Nazionale di Cinema.
Nel corso della cerimonia, alla quale sono intervenuti il Sottosegretario per i Beni e le Attività Culturali, On. Francesco Giro, personalità della cultura e del cinema, sono stati consegnati, come ogni anno, i Diplomi Honoris causa ad esponenti del cinema che con la loro opera hanno dato prestigio alla nostra cinematografia, contribuendo alla sua affermazione in Italia e nel mondo.

Dopo i Diplomi conferiti negli anni scorsi a Dino De Laurentiis, Lina Werthmuller, Pupi Avati, Giuseppe Rotunno, Claudia Cardinale, Franco Zeffirelli, per citarne alcuni, quest’anno il riconoscimento è andato al Maestro Carlo Rambaldi e a Lando Buzzanca.

Carlo Rambaldi, Pittore, scultore, è appassionato sin da ragazzo di elettromeccanica, al punto di confessare d’essersi costruito da bambino i propri giocattoli grazie ad una prematura attenzione per congegni ed ingranaggi. La progettazione e la costruzione di un drago meccanico per un film di Giacomo Gentilomo (Sigfrido, 1958), ed immediatamente dopo il lavoro sui peplum, sino all’aspide di Cleopatra (1963) ed alla mobile armatura medioevale de La pantera rosa (1963), segnano la svolta decisiva di una vicenda professionale che da allora non avrà più respiro. Rambaldi collaborerà per gli effetti speciali con Marco Ferreri (per La grande abbuffata, 1973), Pier Paolo Pasolini (per I racconti di Canterbury, 1972, e Il fiore delle mille e una notte, 1974), Dario Argento (per Profondo rosso, 1975), John Huston (per La Bibbia, 1966), Orson Welles (per Falstaff, 1966), Federico Fellini (per Giulietta degli spiriti, 1965), Roger Vadim (per Barbarella, 1968), Luchino Visconti (per Ludwig, 1972). È l’esperienza della scultura e l’aspirazione “a trasmettere il movimento alla forma” a costituire il segreto dei suoi “effetti-affetti” speciali, pensati in laboratori – prima a Roma poi a Los Angeles – da lui stesso definiti luoghi “piranesiani”, e ottenuti spesso combinando meccanica ed elettronica.Chiamato nel 1976 da Dino De Laurentiis negli Stati Uniti, Rambaldi fa centro da subito con il suo primo Oscar per King Kong (1976), per il quale crea uno straordinario animatronic di 12 metri. Alternati al lavoro su una serie di altri film di rilievo, come, ad esempio, fra gli altri, Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) e Dune (1984), arriveranno più tardi altri due Oscar: per Alien (1979) di Ridley Scott e nel 1982 per E.T. l’extraterrestre di Steven Spielberg. E proprio in E.T. Rambaldi riesce ad abbinare nella “creatura extraterrestre” l’originalità fisica e un’espressività ingenua, realizzando così il miracolo raro di infondere l’anima nella materia e di trasformare la favola di Spielberg in un eterno sogno di infanzia.

Lando Buzzanca, Palermitano, sedotto da subito dal sogno del cinema – un po’, a suo avviso, come il bambino protagonista di Nuovo Cinema Paradiso (1988). Frequenta l’Accademia d’Arte drammatica e si trova presto ad esordire in ruoli già significativi in Divorzio all’italiana (1961) e in Sedotta e abbandonata (1964) di Pietro Germi, che segneranno un percorso d’attore che da drammatico, com’era nella sua primitiva aspirazione, diventerà comico.
La sua è una comicità che vive insieme sul personaggio e sulla “maschera” grottesca (come ad esempio nell’icona nazionale del latin lover): «quello che interpreto è quasi sempre l’uomo medio che si trova ad affrontare eventi più grandi di lui, di fronte ai quali non sa reagire o reagisce male», dirà più tardi.
Buzzanca sa appunto comporre un lavoro attento e minuzioso sulla mimica e la gestualità con lo spirito tutto istintivo della “commedia dell’arte” che gli viene dalle sue origini di uomo del Sud.
Interprete di quasi cento film, si dedica inoltre e con successo – anche per l’estinzione inevitabile di un personaggio e di un genere (la satira di costume) troppo legati ad una ben identificata fase storica – al teatro, alla radio e alla televisione.L’eccellente interpretazione del principe Giacomo Uzeda di Francalanza ne I Viceré (2007) di Roberto Faenza gli è valsa la nomination ai David di Donatello lo scorso anno.

Nel corso della cerimonia è stato possibile visitare la mostra fotografica “15 fotografi per Anna Magnani” dedicata all’attrice dal Centro Sperimentale di Cinematografia in occasione del centenario della nascita. La Mostra, realizzata in collaborazione con la Provincia di Roma e la CCIAA di Roma, è stata già ospitata durante le festività a Palazzo Valentini e sarà successivamente allestita in numerose e prestigiose altre sedi della provincia romana.


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