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“L’orchestra stonata” di Emmanuel Courcol

Una bella e triste storia di musica, di fratellanza, di resistenza alla malattia e di lotta di classe

“L’orchestra stonata”, è un film francese del 2024 diretto da Emmanuel Courcol che ne ha scritto anche la sceneggiatura insieme a Irène Muscari.

Un film che ha spopolato nelle sale d’oltralpe, perché bello e commovente, melanconico e a tratti struggente; una storia di fratelli che si ritrovano e si riconoscono come tali in età adulta, trent’anni e passa dopo la loro separazione avvenuta nell’infanzia a causa dell’abbandono materno e della loro adozione in due diverse famiglie.

Ad accomunarli e a renderli fratelli non è soltanto il sangue materno e paterno (genitori biologici mai conosciuti) ma anche il loro sconfinato amore per la musica; con la differenza, però, che il più grande, Thibaut, è un direttore d’orchestra famoso nel mondo mentre il minore, Jimmy, è un semplice cuoco di ristorante che, nel tempo libero, suona il trombone in una scombiccherata banda comunale in procinto di essere sfrattata dal locale nel quale si esercitano.

Una banda formata in massima parte da operai e operaie di una fabbrica che sta per chiudere i battenti, seguendo lo stesso destino di migliaia d’altre fabbriche che, situate in piccole realtà cittadine delle ex potenze occidentali, il moderno tecnocapitalismo globalizzato trova più conveniente smantellare e trasferirne la produzione (si chiama, questo fenomeno, delocalizzazione) in lontani paesi dove la manodopera è più a buon mercato e più facilmente manipolabile.

Sono dunque due le storie che s’intrecciano in questa pellicola: quella del “fratello ignoto e ritrovato”, storia personale e familiare, e quella di un pezzo di classe operaia che si oppone, con tutte le sue residue forze (ben poca cosa rispetto alla tremenda potenza di un capitalismo alienante e disumano, che considera il lavoro come una variabile dipendente e trascurabile nell’ambito dell’intero sistema) alla chiusura della fabbrica e alla perdita del lavoro.

Ambedue le storie sono destinate ad un triste esito. Thibaut, dopo aver ritrovato il fratello a causa della scoperta della sua patologia leucemica e della conseguente necessità di trovare un donatore di midollo compatibile con il suo DNA, e dopo una parziale ma precaria salute riconquistata (grazie al midollo offerto dal fratello), comincia a frequentare Jimmy e il suo mondo, ad aiutarlo ad affinare le sue doti musicali, e addirittura a dirigere la banda comunale che, pian piano, acquista maggiore fiducia nei propri mezzi fino a diventare una vera e propria “orchestra” non sempre “stonata”.

Ma Thibaut, dopo un periodo di buona salute (durante il quale ha il modo di terminare una propria opera sinfonica) va incontro ad un drammatico “rigetto”: il suo destino è segnato, con grandissimo dolore di Jimmy il quale, dopo diffidenze e litigi, aveva ormai imparato ad amare quel fratello con il quale non aveva avuto la possibilità di con-crescere. Così come è segnato il destino degli operai della fabbrica, che viene chiusa forzatamente con l’intervento della polizia.

Rimane, alla fine del sorprendente finale del film, a Jimmy e si suoi compagni, un’unica speranza e un’unico legame di fratellanza e di solidarietà: la musica, la sola armonia in un mondo sempre più dominato dalla caotica violenza della tecnica e del Capitale.

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