L’Ucraina, il soldato russo, l’Altopiano di Asiago e il soldato italiano Emilio Lussu

Forse qualcuno ricorderà una scena del Film di Mario Monicelli “La Grande Guerra”, 1959 che non è spesso ricordata nelle cronache del film. Una lo è di più, eccola: “i lombardi in Fanteria e i romani in fureria”. A pronunciarla il lombardo Giovanni Busacca, “figlio di NN” (Vittorio Gassman) all’indirizzo del romano Oreste Jacovacci (Alberto Sordi). Bene, nel film la scena a cui mi riferisco inquadra un soldato italiano che, da dietro un montarozzo, prende di mira un soldato austriaco il quale sotto di lui, davanti ad una casermetta, si sta preparando il caffè e fuma. L’italiano preme il grilletto e l’austriaco stramazza senza vita sulla cuccuma del caffè, ancora sul fuoco. (*)

Quella scena, è presa, para para, dal libro di Emilio Lussu Un Anno sull’Altopiano” (1938) nel quale Lussu – durante la Prima Guerra Mondiale Ufficiale della Brigata Sassari – racconta la sua guerra sull’Altopiano di Asiago. E scrive che un giorno proprio lui, armato di fucile, uscì dalle trincee italiane, arrivò a ridosso di un montarozzo, situato poco sopra un accantonamento austriaco e vide un Ufficiale che si stava facendo il caffè e, nel frattempo, si fumava un sigaro. Lussu, prese la mira ma, alla fine, decise – contrariamente al soldato italiano della scena del film di Monicelli – di non premere il grilletto e di tornare – strisciando sul terreno come era arrivato fino a lì – alle trincee italiane. Certo Lussu aveva riconosciuto sé stesso in quell’Ufficiale austriaco e aveva deciso di lasciarlo vivere.

Perché questa introduzione presa, in parte dalla celluloide e in parte dalla carta delle pagine dei libri? Perché su altre pagine di carta, quelle di un Quotidiano (sono uno dei purtroppo pochi italiani che ancora il Quotidiano lo compra in Edicola e non lo legge su Internet, compulsando nervosamente il mouse) che mi ha fatto tornare in mente la scena di quel film, quando ho letto quella del soldato russo (rigidamente anonimo) che, In Ucraina, è addetto al “carico 200” e al “carico 300”.

Il primo “carico” è quello dei morti. Il secondo quello dei feriti. Dunque, il soldato di Putin (magari un coscritto), maneggia – per mansione assegnatagli – i corpi, e morti e feriti, dei suoi commilitoni. Tiene dunque – ma solo nella sua mente – la tragica contabilità della guerra d’invasione che è costretto a chiamare “Operazione militare speciale”. Bene, in una pausa del suo lavoro di “quasi becchino patentato”, il soldato chiama al cellulare la sua fidanzata e le dice che – quando tornerà a casa – vuole andare a lavorare al Cimitero, almeno lì – dice – c’è silenzio. Ma dice ancora che a Capodanno non vuole sentire nemmeno i fuochi d’artificio e che si chiuderà in cantina. Insomma, con quelle parole, avverte la sua ragazza che lui è cambiato (meglio che: la guerra lo ha cambiato) e che quando tornerà, “niente sarà più come prima”.

Ecco. Anche questo è la guerra.

Io – che certamente non amo i russi invasori e assassini e men che meno il criminale che siede al Cremlino – credo, però, che qualche volta sia utile – per capire bene la complessità e la crudeltà della guerra e ancora il perché “abbiamo bisogno di Pace, per Dio!” – mettersi dalla parte sbagliata della Storia (meglio superare il montarozzo che ci divide dagli assassini (e dietro il quale spesso li vediamo agire) perché fare questo serve – e ci serve – a capire meglio il perché bisogna schierarsi dalla parte giusta della Storia.

Epilogo: spero vivamente che l’anonimo soldato russo – “becchino quasi patentato per dovere” e, come tale, contabile della morte – possa tornare a casa, sano e salvo.

(*) Qui voglio ricordare le vicissitudini patite dal film di Monicelli e se arriverete fino in fondo a queste righe ci troverete una sorpresa che – lo dice la parola stessa – vi sorprenderà.

Dunque, il Produttore Dino de Laurentis aveva in mente di fare un film sulla Prima guerra mondiale. Non una cosa, diremmo oggi, impegnata, ma una cosetta alla buona, che non creasse problemi e facesse cassetta  Si incontrò anche con Mario Monicelli che gli portò una sceneggiatura di Luciano Vincenzoni intitolata “Due eroi?”, ispirata ad un Racconto di Guy de Maupassant. Era la storia di due amici scansafatiche inghiottiti nel turbine di una guerra che finiscono per comportarsi da eroi e rientrava, perfettamente, nelle corde di Monicelli, essendo un ottimo spunto su cui lavorare. Più i due ne parlavano, più si delineava nella mente di De Laurentiis un film diverso da come lui lo aveva immaginato originariamente. “Forse ad un certo punto” – ricorderà il Produttore – “mi stavo inconsciamente rimangiando l’idea iniziale. Perché doveva essere per forza un film comico, alla buona? Che bisogno avevo di produrre un filmetto così? Perché non tentare un incontro tra il comico e il drammatico? Che cosa sarebbe venuto fuori, per esempio, inserendo in un film tipo  “”All’ovest niente di nuovo” le avventure di Vittorio Gassman e Alberto Sordi soldati scansafatiche?” .

Peccato che al tempo per molte persone fosse fuori discussione che Monicelli e De Laurentiis avrebbero trasformato il conflitto ’15-’18 in una delle loro “commediacce”, dal momento che, all’annuncio del film, insorsero varie Associazioni d’Arma, infastidite dal presunto tono offensivo al rispetto patriottico, il Ministero della Difesa, a cui era stata chiesta una collaborazione alle riprese, inizialmente boicottò la pellicola (tanto che De Laurentiis minacciò di girare in Jugoslavia) e sui giornali apparvero diverse critiche che accusavano regista e produttore di umiliazione al sentimento nazionale, oltraggio alla memoria dei morti, rappresentazione ingiusta dell’amor patrio e vilipendio all’onore dell’esercito. Il tutto, senza manco aver ancora visto il film.

Tutto sembrava perduto. Ma a questo punto spuntò nella Commedia, che sembrava trasformata in una Tragedia, un personaggio inaspettato a cui si deve se poi il film di Monicelli si fece ed ebbe il successo (meritato) che ebbe. Chi era Costui? Niente popò di meno che, Giulio Andreotti. Sissignori, proprio lui, all’epoca Ministro della Difesa che – letta la sceneggiatura – stilò un Comunicato in cui sosteneva: “Mi pare si possa escludere in senso assoluto che non vi siano vilipendi o manifestazioni di ostilità all’esercito”. E, intervistato anni dopo, avrebbe aggiunto: “Non solo mi accorsi che non era vero quello che circolava, che il timore non era fondato, ma che anzi sul piano umano forse veniva fuori un patriottismo vero. Un carattere direi eroico, in questo caso, di persone estremamente normali”.

Sic stantibus rebus, direbbero gli avi, abbiamo avuto il piacere di vedere un grande Film. Incredibile, no? Incredibile si ma, per fortuna, vero.

Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini”

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