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Luigi Petroselli: un uomo, un Sindaco per tutti

A 30 anni dalla scomparsa verrà ricordato con cerimonie, scritti, e incontri, in Campidoglio e al Teatro Biblioteca Quarticciolo
di Luciano Di Pietrantonio, ex Segretario della Cisl di Roma e del Lazio ed ex Consigliere Comunale - 6 Ottobre 2011

A 30 anni dalla scomparsa di Luigi Petroselli, sindaco di Roma, dal 27 settembre 1979 al 7 ottobre 1981, a soli 49 anni, verrà ricordato con cerimonie, scritti, e incontri, anche in Campidoglio e al Teatro Biblioteca di Quarticciolo, per manifestare come sia ancora vivo il ricordo di un Sindaco che ha lasciato una testimonianza civica e umana ai cittadini della città eterna.

Eppure a Roma in questi trenta anni, dopo l’immatura e improvvisa dipartita di Petroselli, sono stati tanti i sindaci della Capitale: Ugo Vetere, Nicola Signorello, Pietro Giubilo, Franco Carraro, Francesco Rutelli, Valter Veltroni, e oggi Gianni Alemanno. Oltre a cinque Commissari Straordinari, anche se per brevi periodi. Personalità, con luci e ombre, comunque personaggi che hanno avuto la responsabilità del governo capitolino, in momenti storici particolari e diversi, con le difficoltà che Roma presenta costantemente, idealmente si sono confrontati con il modo di fare di Petroselli.

La domanda, che in tanti oggi si pongono, sia per chi lo ha conosciuto e sia per chi ne ha sentito parlare, oppure per amici e compagni o avversari, è questa: Luigi Petroselli è stato un sindaco considerato e amato dai romani? Perché?

Esaminando in forma oggettiva, quel periodo della vita romana e del paese, ci possono essere alcune risposte. Dobbiamo, a distanza di tempo, ricordare la brevità del mandato del sindaco, e le questioni sulle quali si sviluppava il dibattito politico amministrativo nella realtà capitolina.
La visione di una capitale con un respiro internazionale, il superamento del dualismo centro-periferia, il corretto sviluppo urbano, la valorizzazione archeologica di oltre 2700 anni di storia, una diversa e qualificata vivibilità per i romani, erano e per certi versi lo sono ancora le aspirazioni dei cittadini romani.

Luigi Petroselli, primo sindaco comunista di Roma, con studi classici, cercò di dare risposte convincenti a queste attese, e in parte ci riuscì.

Erano, è bene non dimenticarlo mai, anche gli anni di piombo, gli anni del terrorismo e per Roma, specchio del paese, una stagione di grande incertezza e di paura.

Fra le tante vittime, di quel periodo, il Maresciallo di PS del Commissariato Centocelle, freddato alla fermata di un bus il 7 dicembre 1979, il prof. Vittorio Bachelet, trucidato all’Università La Sapienza dopo una lezione il 12 febbraio 1980, il Magistrato Girolamo Minervini, assassinato il 18 marzo, su un bus di linea urbana, il Generale dei Carabinieri Enrico Galvaligi sul portone della propria abitazione, l’ultimo dell’anno del 1980, ucciso dopo aver partecipato al Te Deum della parrocchia.

Petroselli fu sempre presente in queste drammatiche circostanze per portare la solidarietà alle famiglie delle vittime e manifestare la partecipazione delle Istituzioni e della città.

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In quel periodo a Roma, si moltiplicavano i momenti e le occasioni di confronto sui maggiori problemi della città con le forze sociali,gli ordini professionali, con le realtà culturali e associative.

Da ricordare il “protocollo d’intesa” sulle nuove costruzioni, ove l’edilizia pubblica aveva un peso maggiore di quella privata nelle nuove costruzioni, le conferenze urbanistiche cittadine, gli accordi per gli autoferrotranvieri, l’impegno per le aziende in crisi. 

Era anche il tempo in cui partiti politici, sindacati dei lavoratori, associazioni imprenditoriali e altri soggetti di rappresentanza collettiva, avevano un senso del bene comune molto forte e radicato.

Qualche anno prima Roma si era interrogata, in un convegno storico promosso dal Vicariato, sulle attese di carità e giustizia della Diocesi di Roma, chiamato impropriamente “i mali di Roma”, con oltre 4000 partecipanti e 700 interventi, in tre giorni di lavoro, in quattro sedi di quadrante. Fra i partecipanti anche l’allora segretario del Pci di Roma, Petroselli, e le indicazioni, le analisi, i progetti, che si erano confrontati nel dibattito diocesano, avevano lasciato il segno. Il pensiero sui processi di trasformazione della capitale erano rivolti alle problematiche attinenti alla riforma dello stato, al decentramento, al potenziamento dell’articolazione comunale, scuola e università, sviluppo economico programmato nell’ambito regionale, attraverso le attività produttive e del terziario. Inoltre il ruolo del pubblico e del privato nell’idea di area metropolitana.

In questo laboratorio di idee e di proposte ha operato Petroselli, con dedizione, con competenza e con grande passione.
“Il sindaco di tutti“, al di là del suo credo politico, non aveva perso l’impronta dei suoi studi giovanili. Sono stati sempre numerosi i riferimenti alla fede e alla speranza in chiave laica.

Ecco perché è stato un sindaco considerato e amato dai romani, come un grande amministratore, ma soprattutto come uomo. 


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