L’umanità del GGG

Avventura, magia, effetti speciali e una profonda riflessione sull’infanzia
Vania Garzillo - 19 Gennaio 2017

Uno, Roald Dahl è stato tra i più grandi scrittori di romanzi per ragazzi del Novecento, autore di titoli come “La fabbrica del cioccolato” ; l’altro il regista Steven Spielberg, ha al suo attivo 30 capolavori e ha sempre mostrato una sensibilità per il mondo dei piccoli (Basti pensare a “ET”, e a “Hook Capitano Uncino”.)

Questi due talenti sono venuti a contatto: il risultato è “ Il GGG – Il Grande Gigante Gentile” una spettacolare avventura che Spielberg ha tratto da una delle opere più celebri del romanziere, pubblicata nel 1982, curiosamente lo stesso anno in cui usciva al cinema “ET”.

Ne è protagonista Sophie (Ruby Barnhill), una bambina che vive in un orfanotrofio di Londra. Qui viene rapita da un gigante, la cretaura digitale modellata sui tratti di Mark Rylance, fresco di Premio Oscar per il precedente film di Spielberg “Il ponte delle spie”. Sophie viene così condotta nel mondo dei giganti. Il “rapitore” si rivela contro ogni aspettativa un tipo gentile e amichevole il che spinge Sophie a dargli il soprannome del titolo, ma gli altri giganti sono violenti e quel che peggio, cannibali: quanto è “appetitosa” ai loro occhi una tenera bambina!

Dar Ciriola asporto

Il film s’incentra tutto sulla relazione, calda e tenera, tra la piccola Sophia e il timido GGG, sul legame che si forma fra di loro, sulla loro capacità d’imparare l’una dall’altro. Più di ogni oltre altra cosa, su un’amicizia che li farà attraversare mondi, catturare sogni, rischiare la vita e finire a colazione con la Regina d’Inghilterra.

Favola calorosa ed edificante, nella quale Spielberg inserisce, magari un po’ meccanicamente e automaticamente, tutti i suoi segni distintivi, Il GGG – Il grande gigante gentile è un film sincero e smaliziato assieme, nel quale lo spirito più artigianale di Spielberg trova una perfetta sintesi con le possibilità offerte dal digitale.

La violenza e l’ignoranza restano appannaggio di quelli che sono solo capaci di annusare prede e non di vedere esseri viventi ma anche per loro l’esito finale non sarà la morte. Se poi a tutto ciò si aggiunge che la parte del film riguardante Buckingham Palace è pervasa dalla benevola ironia che solo un americano può esercitare nei confronti della monarchia britannica, si può comprendere come Steven abbia provato un grande piacere a raccontarci la storia di Sophie e del GGG.

Avventura, magia, effetti speciali e una profonda riflessione sull’infanzia, la crescita, le paure : il “GGG” ripropone Spielberg al suo meglio e regala uno spettacolo perfetto per tutta la famiglia.

Il trailer


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