La minaccia nascosta sotto la pizza e nei cartoni d’asporto

Una puntata di Report mette sotto inchiesta "il nero" della pizza

Pizza, è questo l’alimento saltato agli onori della cronaca grazie alla puntata di Report andata in onda domenica 5 ottobre su Rai3. Il problema che viene evidenziato è relativo a quello strato “bruciacchiato”, che molte volte possiamo trovare sotto le nostre pizze, o più frequentemente sulla crosta. Il parallelismo “bruciacchiata è cotta bene”  è, dunque, da sfatare. Quelle macchiette nere sono frutto della farina che si deposita sul piano di cottura e brucia. Partendo dal presupposto che tutto ciò che brucia subisce la reazione chimica della combustione, essa comporta l’ossidazione del combustibile, con conseguente sviluppo di sostanze cancerogene.

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E’ Guido Perin, ecotossicologo dell’università di Venezia, a spiegare nel servizio che alcune sostanze come benzopirene, benzofluorantene e benzoantracene si possono trovare tranquillamente in autostrada stando dietro ad un tubo di scappamento e proprio queste sostanze le ritroviamo in quella base di pizza “maculata”, frutto di un forno non pulito.

Nel servizio vengono mostrati molti ristoranti, si parte da Napoli, ovviamente, patria della pizza per eccellenza, passando per Roma, Milano e Firenze. In tutte le città la pulizia dei forni a legna è molto scarsa. Ad aggravare la situazione spesso vi è la presenza di una nube di fumo nero all’interno dei forni. Quel fumo viene rilasciato dalla legna che arde al primo stadio della combustione, ecco perchè un bravo pizzaiolo dovrebbe accendere il forno diverse ore prima della cottura. Non pensate che per i forni elettrici sia tutto rose e fiori. Anche qui stesso discorso, dopo sole cinque pizze cotte, il panno mostrato nel video fuoriesce nero. Un rimedio semplice e pratico per ovviare a questi problemi di combustione della farina in eccesso è quello di utilizzare una pala forata in modo tale da far cadere l’eccedenza con un colpo secco prima di infornare.

In conclusione di questa inchiesta culinaria c’è il capitolo cartoni da asporto. Ne esistono di tre tipi: pura cellulosa, semi chimico e riciclato. Per legge solo i primi due sono ammessi sul mercato, ma costano di più. Ecco perché non sarà impossibile che vi venga consegnata una pizza in un cartone non conforme per legge, ovvero riciclato. Questo è bandito perché assorbe inchiostri di stampa relativi ad utilizzi precedenti che potrebbero essere assorbiti senza problemi dalla pizza bollente. Diventa maggiore il danno quando si utilizza il cartone come piatto, perché affondando il coltello si assorbono questi residui chimici.

Come distinguere un cartone idoneo da quello non idoneo? Semplice. Separando lo strato superficiale del cartone da suo interno. Si possono trovare tre colorazioni della trama ondulata: bianca (cellulosa), marrone chiara (semi chimico), grigio (riciclato).

L'interno di un cartone riciclato
L’interno di un cartone riciclato

Va precisato che un consumatore ha il diritto di denunciare il venditore qualora gli fosse venduta una pizza in un cartone riciclato.

Questa è l’amara conclusione di un ennesimo autogol italico, ennesimo esempio di come un prodotto di vanto diventa uno squallido pianto.

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