Muore suicida Mario Monicelli

Si è ucciso a Roma la sera del 29 novembre 2010, lanciandosi giù da una stanza dell'ospedale S.Giovanni
di Marco Piervenanzi e Marco Rollero - 30 Novembre 2010

Il padre della commedia all’italiana aveva detto "bisogna smettere quando la vita non merita di essere vissuta" e così Mario Monicelli ha preso la decisione più estrema, quella di morire ponendo fine ad uno stadio terminale di un tumore che lo stava irrimediabilmente aggredendo.

Monicelli  ha lasciato al cinema oltre sessanta film come regista e altrettanti come sceneggiatore. Una lunga attività la sua, cominciata da " I Ragazzi della via Paal" del 1935 fino a "Le Rose del Deserto" del 2006. In mezzo una quantità infinita di opere di livello: I Soliti ignoti, La Grande Guerra, Romanzo Popolare, La ragazza con la pistola, Vogliamo i colonnelli, L’Armata Brancaleone, Amici miei, "Un Borghese piccolo piccolo","Il Marchese del Grillo","Speriamo che sia femmina","Parenti Serpenti" e tanti altri film di scuccesso.

Monicelli ha collaborato con quasi tutti gli attori italiani più noti: tra i tanti Totò, Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Ugo Tognazzi, Monica Vitti, Nino Manfredi, Stefania Sandrelli, Alessandro Haber, Michele Placido, Adolfo Celi, Giorgio Pasotti.

Ha raccontato l’Italia con molti difetti e pochi pregi. Ultimamente aveva suscitato l’attenzione per le sue dichiarazioni contro la deriva del nostro paese e le parole di sostegno per i giovani. Celebre una sua frase monito di pochi mesi fa: "Gli italiani hanno perso l’orgoglio e la spinta personale – disse con amarezza – La speranza è una trappola inventata da chi comanda,
ci vorrebbe la rivoluzione". Aveva 95 anni il Maestro e ha deciso di andarsene come suo padre, nelle stesse modalità. Al momento non si hanno notizie sulle sue ultime volontà e sulle decisioni dei familiari in merito ai funerali.

La notizia della morte di Monicelli si è diffusa mentre era in onda l’ultima puntata di Vieniviaconme, su RaiTre. E molti telespettatori l’hanno appresa da Fabio Fazio: "Non posso andare avanti – ha detto il conduttore – devo dirvi che è morto Mario Monicelli. Lo avremmo tanto voluto qui, ma era malato e adesso non c’è più". Immediati i messaggi di cordoglio dal mondo della cultura e delle istituzioni. Un gesto, dice il regista Carlo Lizzani, che "nasce anche dal fatto che era un super laico, uno che voleva gestire la sua vita fino in fondo, un gesto da lucidità giovane". E aggiunge: "Quello che fa capire quale sia stata la sua statura è la sua durata nel tempo nella storia del cinema italiano, prima con Steno, poi durante il periodo di Fellini e Antonioni ha continuato la sua opera intervenendo anche sul tessuto sociale con film come Compagni. E’ riuscito sempre a stare a passo con il tempo". "Sono attonito – ha detto Carlo Verdone – era probabilmente una persona stanca di vivere, che non sosteneva più la vecchiaia. L’ho apprezzato molto come grande osservatore e narratore anche se a volte non condividevo il suo cinismo. Un anno fa – conclude Verdone – mi capitò di fargli gli auguri a Natale. Rimase sorpreso: ‘Gli auguri – mi disse – non li fa più nessuno". Per il regista Giovanni Veronesi, "una cosa va detta: non ho mai sentito nessuno che si suicida a novantacinque anni. Era davvero speciale". E aggiunge: "Sono davvero scombussolato, l’avevo sentito poco tempo fa e pur sapendo che era all’ospedale, non lo sono mai andato a trovare. Peccato".

Una decisione tragica "che va rispettata, aveva insegnato a tutti il rispetto delle regole e della tolleranza e così se qualcuno gli avesse chiesto perché il suicidio, avrebbe risposto: saranno pure i fatti miei": così Michele Placido, che con Monicelli aveva lavorato in Le rose del deserto. "Me la ricordo bene quell’esperienza, era una persona di grande energia e nessuno riusciva a stargli dietro. Cinque giorni fa lo avevo chiamato e mi aveva invitato a fare uno spettacolo per i terremotati de L’Aquila. Era così, anche molto generoso".

"La notizia ci riempie di sgomento e di profondo dolore – scrive in un comunicato il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro – scompare un maestro del cinema italiano, un narratore aspro e vero della nostra Italia. Forse Monicelli non la pensava come me, ma io da lui ho appreso ad essere migliore e a vivere la vita". Fra i primi a giungere all’ospedale San Giovanni, Renata Polverini. "La tragica morte di Monicelli ci lascia sgomenti e ci addolora profondamente – ha detto il presidente della Regione Lazio – lascia un grande vuoto, perdiamo uno straordinario regista, autore di indimenticabili film della commedia all’italiana. Il suo suicidio ci lascia tutti attoniti, alla sua famiglia va il profondo cordoglio mio e della Regione". "Grande dolore" è stato espresso anche dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti: "Non conosco i motivi che lo hanno portato a compiere questo gesto, ma con Monicelli perdiamo non solo uno dei più grandi registi, ma anche un grande italiano che con la sua arte ha portato lustro al nostro Paese. Addio maestro". Walter Veltroni parla di "un uomo straordinario, 95 anni portati con aspra ironia, con la voglia di dire ancora qualcosa con rabbia e autorevolezza. Solo pochi giorni fa la sua voce si era levata in difesa del nostro cinema, senza retorica, con la coscienza di un maestro. Non rinunciava mai a farci pensare. Per lui, ridere e riflettere erano quasi un sinonimo".


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