Categorie: Incontri e Convegni
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Nasce il Centro d’iniziativa per il Partito Democratico

Il “battesimo” l’11 luglio davanti ad oltre 600 persone all’hotel Sheraton

La nascita del Partito Democratico, come ogni parto, non sarà indolore. I continui travagli (stop and go) che provengono dai “piani alti” della politica nazionale (e non), lo stanno a dimostrare. Anche dai “piani bassi” della società arrivano, però, le prime doglie. Le resistenze e gli ostacoli di questi giorni al decreto Bersani sulle liberalizzazioni, da parte d’alcune categorie di lavoro autonomo e professionistico, lo stanno a dimostrare.


Tra i convenuti al primo appuntamento, promosso dall’Ulivo per Roma, per la costituzione del centro d’iniziativa per il Partito Democratico, tenutosi l’11 luglio presso l’hotel Sheraton Roma alla presenza d’oltre 600 cittadini, prevale però  la fiducia e la razionale volontà di raggiungere in breve tempo l’obiettivo.
Quale?
L’ha affermato nella relazione introduttiva, Roberto Gualtieri, davanti a Piero Fassino (segretario nazionale dei DS) e ai coordinatori romani di DS (Montino) e della Margherita (Giacchetti).
“Quello della formazione di un nuovo soggetto politico che sia un valore aggiunto per il Paese, nella realizzazione di contenuti e nell’elaborazione ideale di un moderno riformismo. Partendo dalle esperienze significative delle primarie (per decidere dal basso il leader della coalizione al governo), della lista elettorale vincente dell’Ulivo, della costituzione dei gruppi unici tra Ds e Margherita, fino al sostegno alle recenti decisioni del governo Prodi in materia di liberalizzazioni delle professioni”.


Moltissime le presenze alla manifestazione di facce nuove di giovani, donne, uomini. Pochissimi i volti noti dei professionisti della politica.
Che sia un buon inizio anche di rinnovamento di classe dirigente? Lo vedremo presto. I dubbi (i trasformismi) sono sempre dietro l’angolo nel nostro bel paese.


Qual è l’identikit culturale del Partito che verrà, secondo i promotori?


Sicuramente una forza nazionale aperta al dialogo e alla partecipazione sociale (non un riformismo dall’alto), attenta alle culture riformiste, popolari, laiche e cattoliche democratiche che vadano oltre l’esperienze attuali dei DS e della Margherita.


Che promuova, inoltre, l’unità tra queste (non è un caso che il sito del Centro d’iniziativa si chiami: www.maipiudivisi.it), lasciandosi alle spalle gli steccati ideologici del passato.


Soprattutto, però, che sia una formazione politica che parta dai contenuti e non dal contenitore.


Per esempio, per stare all’attualità, mettendo al centro gli interessi generali del “cittadino-consumatore” e non quelli delle lobbies.


Sarà il lavoro delle undici commissioni proposte (mobilità, ambiente, comunicazione, casa, territorio, scuola, ricerca, welfare, beni culturali, ecc…), su cui s’articolerà il seguito dell’attività del Centro d’iniziativa, a costruire la piattaforma programmatica con cui interloquire poi coi soggetti politici ed istituzionali nazionali e locali.


Programma che sarà approvato peraltro nel corso di un’assemblea generale convocata il 27 settembre 2006.


Un vuoto di discussione e d’elaborazione salta, però, agli occhi del cronista in questa fase d’avvio: non c’è stato alcun accenno ai temi spinosi della bioetica o a quelli della laicità dello Stato (rapporto tra religione e politica).
Si comprende il motivo: evitare le divisioni all’inizio del percorso costitutivo.


Ma, è pur vero, che la politica dello struzzo non è quella che può sicuramente caratterizzare la nascita di un partito riformista e democratico. Soprattutto a Roma, che è il centro mondiale della cristianità.


Roma. Il “modello Roma” (stando alle statistiche del PIL e dell’occupazione in questa città), e un Sindaco di successo, come Walter Veltroni, aiutano evidentemente i costituenti a trovare il clima politico e sociale giusti per superare le divisioni e le resistenze alla formazione del partito riformista.


Il grande scrittore russo Gogol, innamoratissimo visitatore della Città Eterna, amava definirla “patria dell’anima”.


Sarà così anche per l’anima del nuovo Partito?

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