Natale a Beverly Hills contro Io & Marylin: guida ai cinepanettoni

I due film, primi al botteghino natalizio, messi a confronto. Differenze, analogie e… uguaglianze!
di Giovanni Verardi - 26 Dicembre 2009

Trama “Natale a Beverly Hills”

Due storie per così dire “d’amore” parallele. Cristina (Sabrina Ferilli) incontra casualmente all’aeroporto di Los Angeles Carlo (Cristan De Sica), oggi uomo di compagnia di una ricca e anziana signora, ma che sedici anni prima, dopo aver messo incinta Cristina, era fuggito. Nel frattempo Cristina ha conosciuto il marchese Aliprando Della Freghna (Massimo Ghini), che si è anche occupato di crescere il figlio Lele, al quale è stato detto che il suo padre naturale era morto.
Serena (Michelle Hunziker) e Marcello (Alessandro Gassman) hanno deciso di sposarsi e organizzano le loro rispettive sere di addio al nubilato/celibato. Marcello, gestore di un ristorante, incontra dopo anni Rocco, classico compagno di liceo “sfigato”, ora esperto internazionale di chirurgia estetica. Serena, intanto, è in un altro locale e si ubriaca. All’uscita trova Rocco e scambiandolo per l’amica che l’avrebbe accompagnata a casa, gli chiede di portarla a dormire.

Trama “Io & Marilyn”

Gualtiero (Leonardo Pieraccioni) rievoca durante una grottesca seduta spiritica il fantasma di Marilyn Monroe (Suzie Kennedy), la quale compare effettivamente a casa sua, a Firenze, ma può vederla e parlarci solo lui. Credendo di avere le visioni anche a causa del matrimonio fallito con la sua ex moglie Ramona (Barbara Tabita), della quale è ancora innamorato, si affida a uno psicologo (Francesco Guccini) e durante una terapia di gruppo incontra Arnolfo (Rocco Papaleo). Questi gli rivela di aver avuto anche lui in casa un fantasma, quello di Hitler. Gualtiero si rassegna all’idea che il fantasma di Marylin sia vero e decide di cogliere l’occasione per chiederle consigli d’amore al fine di riconquistare la sua ex moglie, attualmente fidanzata con uno spavaldo e presuntuoso domatore circense napoletano, Pasquale (Biagio Izzo), e sua figlia Martina, che vive anche lei nel circo con la madre e il compagno.

I film a confronto

Da un lato tutte le sfumature del trash: a tratti divertente, spesse volte patetico. Dall’altra il consueto tentativo di creare risate attraverso una dimensione favolistica. In poche parole, “Natale a Beverly Hills” di Neri Parenti e “Io & Marilyn” di Leonardo Pieraccioni, i due “cinepanettoni” di questo Natale 2009, ai quali ad oggi gli italiani hanno regalato, rispettivamente, il primo posto negli incassi con 3.472.420 € e il secondo posto con 1.645.951 €.
Quanto a “Natale a Beverly Hills”, le novità sono poche: il solito taglio assai commerciale, risate facili, personaggi sboccati e cast con nomi altisonanti, in questo caso Alessandro Gassman, Michela Quattrociocche, Gianmarco Tognazzi, Paolo Conticini, Sabrina Ferilli, Michelle Hunziker, Massimo Ghini e l’immancabile Christian De Sica. Sullo stesso livello, da questo punto di vista, anche “Io & Marilyn”, nel quale recitano i noti Massimo Ceccherini, Barbara Tabita, Luca Laurenti, Biagio Izzo e ovviamente Leonardo Pieraccioni.
Entrambi i film, dunque, seguendo perfettamente il solco della tradizione dei film di De Laurentis e Giovanni Veronesi, scommettono su chi dovrà interpretare la storia e solleticare lo spettatore. Con una differenza: che, mentre nel film di Pieraccioni si cerca di equilibrare in parte il peso della regia e quello degli attori, in “Natale a Beverly Hills”, paradossalmente, gli interpreti sono sì i padroni assoluti della scena, ma nello stesso tempo ne sono anche vittime, perché ricoprono parti già viste e riviste, secondo canovacci decisamente schematici, prevedibili, scontati: la loro bravura sta proprio in questo, nel compito di cercare di rendere speciale, grazie alla loro indiscussa bravura, qualcosa che speciale proprio non può essere.

Neri Parenti dà allo spettatore proprio quello che si aspetta: è uno scambio alla pari, senza ambizioni da parte di chi gira e senza delusioni da parte di chi vede.
Pieraccioni, invece, cerca di ripercorrere la strada a lui più cara, quella che l’ha reso famoso, quella della comicità gentile, un po’ raffinata, stavolta anche un po’ più romantica e poetica del solito. Forse sta in questi due elementi, la schiettezza del prodotto circa “Natale a Beverly Hills” e il tentativo un po’ “benignano” di far ridere commuovendo, i punti di successo di questi due film.

Che, curiosità (!), a un certo punto incrociano i propri destini. Per uno strano scherzo del fato o per una goffa manovra di spionaggio reciproco, a metà di entrambi i film… c’è la stessa scena! In “Natale a Beverly Hills” così come in “Io & Marylin”, infatti, i personaggi si ritrovano a parlare con voce da bambini, a causa dell’elio… e in entrambi i film si tratta di una scena nella quale si trovano di fronte personaggi che si incontrano quando non si vogliono incontrare e si trovano perciò in imbarazzo. Casualità?

Adotta Abitare A

Entrambe, ad ogni modo, sono opere che vanno giudicate nel loro genere, epurando il giudizio da atteggiamenti di maniera, tipici di quella diffusa parte di critici che ostentano giudizi aprioristici e schizzinosi su film di questo tipo: devono essere semplicemente presi per quello che sono, film pensati per cercare di far ridere, con ironia facile, dai quali non ci si aspetta colpi d’ala alla Kubrick, canovacci surreali alla Bunuel, scene geniali alla Eric Von Stroheim o sequenze trascendentali alla David Lynch. Se si discosta il giudizio da questo concetto, si rischia di decontestualizzare un’analisi che deve invece sempre e necessariamente partire da un presupposto: quello del “cinepanettone” è in qualche modo un “genere”, con i suoi pregi e i suoi tanti limiti, ma che solo in quanto tale può essere valutato. 

“Natale a Beverly Hills”, 2 stelle su cinque

“Io & Marilyn”, 2 stelle e mezzo su cinque

 

“Natale a Beverly Hills”,  il trailer

“Io & Marilyn” il trailer


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