

Un musical, a suon di luoghi comuni, sull’Italia e gli italiani
In cinque stelle: * ½
Trama
Guido Contini (Daniel Day-Lewis) è un ricco e famoso regista italiano quarantenne, alle prese con il suo ultimo lavoro cinematografico (il suo nono film, da cui il titolo), che tuttavia non riesce a creare perché attraversa una crisi esistenziale e di ispirazione. Intorno a lui ruotano tutti i componenti del suo mega cast e in particolare quattro figure femminili, che vivono e soffrono per lui: la moglie (Marion Cotillard), l’amante (Penelope Cruz), la giornalista-fan accattivante, la musa ispiratrice dei suoi film (Nicole Kidman) e la sua produttrice (Judy Dench). Sullo sfondo altre due figure, sempre femminili, legate invece al ricordo: la madre (Sophia Loren) e una prostituta che conobbe nella sua infanzia.
Molti soldi spesi molto male. Questa la prima impressione alla visione di “Nine”, l’ultimo film di Rob Marshall, che vanta un cast di altissimo livello ma si presenta sullo schermo con una sceneggiatura e una trasposizione visiva ampiamente sotto le aspettative. Nell’opera infatti recitano attori di prim’ordine come Daniel Day-Lewis, Marion Cotillard, Penelope Cruz, Judy Dench, Sophia Loren, Nicole Kidman e Ricky Tognazzi, ma non basta mettere in fila grandi nomi per sopperire alle gravi lacune di un film di grandi e incompiute ambizioni.
Ispirato alle vicende del regista Guido Anselmi, il personaggio autobiografico interpretato da Marcello Mastroianni nel capolavoro “Otto e mezzo” di Federico Fellini, il film-musical di Marshall ha come protagonista Guido Contini, regista italiano instabile e donnaiolo, che attraversa una profonda crisi di ispirazione e non riesce a creare l’ultimo attesissimo film della carriera, che avrebbe dovuto segnare una svolta rispetto ai suoi flops più recenti. Intorno a questa figura gravitano irresistibilmente tutti i componenti del suo cast e tante figure di donne, ognuna delle quali incarna un preciso stereotipo. Si alternano così sulla scena la moglie Luisa, fedele e sempre vicina al marito nei momenti di bisogno, Carla, amante passionale e innamorata perdutamente del super-uomo, Claudia, l’amore artistico che fa scaturire l’ispirazione del grande genio e la saggia madre, che accompagna il figlio, in veste di spirito, in tutte le grandi scelte e cruciali dubbi del Re Sole.
Come se ciò non bastasse, anche la contestualizzazione dei personaggi è, a sua volta, anch’essa banalissima! Gli anni del boom economico italiano, dei paparazzi che rincorrono i divi di Cinecittà, la caotica Roma contrapposta alla rilassante Anzio, meta termale amata dal grande genio che cerca di ritrovarsi, un Paese, l’Italia, che naufraga tra ipocrisie insanabili, su tutte il contrasto tra uomini infedeli e donne invece di sentimenti sinceri, e una cultura popolare che contrappone una forte fede cristiana e la voglia di trasgredire, di mentire e di ingannare.
Gli uomini italiani insomma vengono dipinti, con maestria di superficialità, geniali ma inaffidabili, artisti ma infedeli, attraenti ma egoisti: “Be Italian, be lover” insomma, come recita una canzone di una scena musicata e ballata. Un’espressione che ben dà l’idea del racconto, mai profondo, che va avanti fino alla fine, con forza di inerzia, e che prova a ricostruire (non riuscendoci mai) le magie e i contrasti sociali del mondo felliniano, sempre descritti con poesia e a metà tra fantasia e realtà.
Ciò che forse si può salvare del film sono alcuni passaggi drammatici, alcune scene di humour e alcune altre di musical in stile “Moulin Rouge”, studiate con dettaglio per quanto riguarda i costumi, le musiche e le coreografie. Per il resto, questa pellicola pensata per omaggiare Fellini non riesce nel suo compito e non rende onore al grande Maestro. Inspiegabili, alla luce di tutto questo, appaiono allora le quattro nominations che ha ricevuto il film per l’Oscar 2010. Un film che vorrebbe divertire ed emozionare, ma che invece risulta sempre eccessivo e, in ultima analisi, decisamente noioso.
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