No alla chiusura delle fontanelle del IV municipio

Un comitato di cittadini ha indetto una petizione per la riapertura delle fontanelle chiuse mesi fa
di Roberta Diglio - 4 Dicembre 2008

Mesi fa, la giunta di destra del IV Municipio ha chiuso alcune fontanelle del territorio. Ora, un comitato di cittadini appoggia una campagna per il loro ripristino, raccogliendo firme per una petizione, di cui trasmettiamo il testo:

Negare l’accesso all’acqua alle persone che vivono in strada significa negare loro il diritto alla vita.

A Montesacro, il Presidente del IV Municipio ha chiuso alcune fontanelle perché dei Rom che vivono per strada, di quelli cioè che non hanno la possibilità di vivere in campi più o meno attrezzati dal Comune e che non hanno dunque l’accesso – tra l’altro – all’acqua potabile o semplicemente di servizio, infastidivano riempiendo presso di esse i cassoni dei loro camper o si fermavano non troppo lontano per avere la possibilità di accedere all’acqua.

E’  forse utile sapere che, tra i Rom, ve ne sono molti di origine ex-jugoslava che sono privi di documenti perché il loro paese di origine, la Jugoslavia appunto, non esiste più e le anagrafi dei nuovi paesi nati in seguito alle guerre degli anni ’90, che già avevano portato alla distruzione di molti documenti, sono state rifatte su base etnica (la Serbia ai Serbi, la Croazia ai Croati etc.) e i Rom ne sono stati esclusi. Molti di loro, dunque, fuggiti negli anni verso la fine del regime titino e in seguito alla sua caduta, si sono trovati in un nuovo paese mentre quello vecchio gli si disintegrava alle spalle e li lasciava senza radici giuridiche. Essi si sono trovati così esclusi dal sistema delle cittadinanze: senza più una cittadinanza di provenienza riconosciuta, non potevano chiedere quella del paese di accoglienza né per se stessi né per i loro figli nati in questo e giunti in alcuni casi fino alla terza generazione. Per cambiare cittadinanza, infatti, bisogna averne una di provenienza e i figli, in Italia, prendono quella dei genitori. Le anagrafi italiane, dunque, li iscrivono come appartenenti ai paesi della ex-Jugoslavia (per non iscriverli come italiani) ma questi non sanno neanche che esistano e certamente non li riconoscono come propri cittadini né li forniscono di documenti.

In queste condizioni, queste persone, prive di documenti e di identità giuridica, non hanno la possibilità di chiedere un permesso di soggiorno né un cambio di cittadinanza né l’apolidia perché tutti questi presuppongono una cittadinanza di provenienza. Paradossalmente, senza una cittadinanza di provenienza, non si può neanche essere espulsi. Queste persone dunque non hanno sostanzialmente la possibilità di un lavoro regolare né, ad esempio, di affittare o comprare una casa o una macchina né di accendere un’utenza qualsiasi.

Nel caso dell’acqua, dunque, il loro unico accesso a questa fonte primaria di sopravvivenza è fornito dall’erogazione pubblica, negando la quale, si nega sostanzialmente loro il diritto alla vita.

Sulla base di quanto premesso un comitato di cittadini si è rivolto al presidente del IV municipio chiedendo il ripristino immediato dell’erogazione dell’acqua delle fontanelle site in via dei Prati Fiscali vecchia, via Grazia Deledda, via Cecco Angiolieri, chiuse arbitrariamente come misure di contrasto alla presenza nei pressi di alcune famiglie Rom che vi si approvvigionavano di acqua potabile per le più elementari necessità di sopravvivenza.

Il comitato comunica che presto verranno istituiti dei banchetti per la raccolta firme, di cui si darà comunicazione.


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