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Municipi:

Nuovo no, alla compensazione dei Monti della caccia

Dai cittadini di Morena e dal X Municipio

Mercoledì 9 novembre, Sala del Consiglio del X Municipio, va in onda una nuova puntata della partecipazione ai processi urbanistici. Questa volta l’assemblea popolare convocata sulla base della delibera 57/06 dal Municipio riguarda la ‘’compensazione monti della caccia’’. Circa 90 mila mc. di abitazioni, 1.000 nuovi abitanti, da far planare, così chiede il Campidoglio, su circa 10 ha nel quartiere-borgata di Morena.  E’ la quota parte di compensazioni destinata al X Municipio per salvare quel gioiello del Parco del Pineto dalla speculazione edilizia assicurando ai proprietari lo spostamento in altre aree della città dei loro diritti edificatori.


 


La richiesta era già stata presentata nell’ottobre dello scorso anno ed era stata bocciata all’unanimità dal Consiglio municipale. Ciò malgrado l’assessorato all’urbanistica comunale, tramite l’architetto Daniel Modigliani, riespone alla folta assemblea le ragioni di questa insistenza capitolina. E la risposta è sempre la stessa: NO.


 


L’argomenta in primo luogo Claudio Evangelisti, a nome del Comitato di quartiere di Morena, che fa osservare come questa edificazione, in un quartiere al di sotto degli standard dei servizi, uccida sostanzialmente il Programma integrato (Print) già previsto dal NPRG e di gestione municipale volto a colmare quel deficit.
La stessa opinione viene espressa da altri interventi con l’aggiunta, da parte del rappresentante della Comunità Territoriale (coordinamento dei cdq e associazioni del territorio), del generale stress edificatorio a cui è sottoposto il territorio dell’intero X Municipio e zone limitrofe. Oltre tre milioni di mc. previsti dal nuovo PRG che verranno a dislocarsi lungo l’asse Tuscolana-Anagnina, una dimensione a cui non si può e non si deve aggiungere altro, pena la trasformazione del territorio, come qualcuno denuncia, in una bara mortuaria di cemento.
La cosa è stata ripresa anche dalla capogruppo comunale di Rifondazione comunista Adriana Spera che si è chiesta anche dove siano andati a finire i 14 miliardi di vecchie lire di oneri concessori che dovevano servire ad incisive opere di viabilità su Tuscolana e Anagnina.


 


Nell’assemblea si sono levate anche voci favorevoli alla richiesta capitolina. Alcuni cittadini di zone limitrofe a Morena, come Centroni e Colle Tappi, hanno fatto presente che con gli oneri concessori della compensazione potevano essere risolti annosi problemi di servizi primari che questi insediamenti  si portano dietro da decenni, dalla loro vecchia origine di borgate abusive.
Un’esigenza rispettabile ma che non può essere curata con nuovo cemento che andrebbe a gravare su tutta la popolazione.


 


A tutti ha risposto il Presidente Medici. Dapprima ha rappresentato le ragioni non peregrine dell’assessore Morassut nell’insistere sulla richiesta compensatoria per poi anche lui riconfermare l’opinione sua personale di un diniego già esposto lo scorso anno per le ragioni particolari e generali sottolineate dalla maggioranza degli intervenuti. Insomma se il nuovo Consiglio municipale, le cui sofferenze politiche e istituzionali permangono e di cui l’opposizione ha interessato anche il Prefetto Serra, non smentirà quello precedente, il Municipio esprimerà di nuovo parere, perché di un parere si tratta, negativo.


 


Quello che salta agli occhi del cronista che segue il susseguirsi di questi dibattiti urbanistici è la concezione economica che li anima, vecchia e superata. C’è sempre, infatti, chi richiama, anche tra i più avveduti e critici del neoliberismo, l’oggettività del calcolo economico, o meglio la sostenibilità economica di certi interventi urbanistico-edificatori, soprattutto se chiamano in causa l’intervento del privato. Ma nel calcolo economico non entrano mai i costi ambientali. Quanto costa, solo per fare alcuni esempi, in termini di ricadute sanitarie (asme, allergie, tumori ecc.), energetiche (consumo spropositato di carburanti fossili), di ore stressanti passate nel traffico soffocante dentro un’auto per fare poche centinaia di metri, un insediamento sovrabbondante e insostenibile di centri commerciali, uffici,  abitazioni? Nei bilanci di investimenti e profitti, del dare-avere, questi costi non sono mai previsti. Qualcuno, riverniciandolo, lo chiama neoliberismo, nel senso di nuovo, ma è vecchio, è veteroliberismo.

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